Il baule delle meraviglie di Händel è davvero inesauribile. Accanto alle opere più celebrate (Alcina, Giulio Cesare e Ariodante, solo per citarne tre) contiene dei gioielli meno conosciuti. Fra questi Amadigi, che l’Opera di Francoforte manda in scena, come prima assoluta della stagione, nello spazio del Bockenheimer Depot. Amadigi, opera da camera di impronta cavalleresca che Händel scrisse durante i primi anni del suo soggiorno a Londra, racconta i patimenti amorosi del paladino Amadigi e del suo amico e rivale Dardano, della maga Melissa e di Oriana, figlia del re delle Isole Fortunate. I quattro sono sballottati avanti e indietro tra passione e rabbia, sconforto e dolcezza amorose. Melissa usa i suoi incantesimi senza successo per conquistare Amadigi, che ama Oriana ricambiato. Ma anche Dardano è invaghito Oriana. Da qui continui rivolgimenti e colpi di scena. Quando Melissa, sopraffatta dal dolore e dalla gelosia, decide di uccidere Amadigi e Oriana intervengono i poteri superiori che li proteggono. La maga, in preda alla disperazione, si uccide in una scena di morte che Händel dipinge con struggenti colori musicali.

Amadigi | Georg Friedrich Händel | Oper Frankfurt
foto © Barbara Aumüller

Dimenticate gli effetti pirotecnici e le scenografie fantasy dell’originale teatro händeliano. Nello spazio ristretto del Depot, il regista bolzanino Andrea Bernard colloca i tormenti sentimentali dei quattro personaggi in una sauna, un wellness center diretto dalla maga Melissa. Un ambiente chiuso e compatto (precise e lineari le scene di Alberto Beltrame). I protagonisti si muovono attorno, e talvolta sguazzano dentro, una piccola piscina dove la fattucchiera si annegherà nel finale. Acqua come simbolo della vita e delle passioni che scorrono? E come in ogni sauna che si rispetti ci si muove piuttosto discinti. In questi spazi bianchi regna tuttavia un’atmosfera di tensione e di repressione. Spesso la sauna assomiglia meno a un luogo di relax e più a uno spazio di costrizione, à la Qualcuno volò Nido del Cuculo, fra sedazioni, docce obbligate e beveroni da trangugiare. Le Furie dell’originale sono un gruppo di infermieri torvi e nerboruti agli ordini di Melissa. In ogni caso uno spettacolo compatto in cui, data l’essenzialità delle scene e la mancanza di effetti multimediali che spesso appesantiscono altre produzioni, ci si concentra senza sforzo sulle voci e sulla partitura, frutto della straordinaria capacità inventiva di Händel nel tratteggiare gli stati dell’animo umano. Il Caro Sassone fa ricorso a una vasta gamma di effetti musicali per dipingere lo sconforto, l’ira e il desiderio dei suoi personaggi. Arie di furore si succedono a passaggi lirici e a momenti gioiosi.  Arie di vendetta si alternano a lamenti. E fra le numerose arie di Amadigi si stagliano dei passaggi eccelsi del teatro händeliano. Amadigi spicca anche per la distribuzione particolare delle voci. Händel scelse infatti solo registri alti per i quattro protagonisti.

Amadigi | Georg Friedrich Händel | Oper Frankfurt
foto © Barbara Aumüller

Nel cast, dove tutti sono al debutto nel ruolo, svetta il soprano Elizabeth Reiter nei panni della maga Melissa. Una vera dark lady che unisce voce potente e agile a una presenza scenica magnetica. Quando è in scena gli occhi si appuntano automaticamente su di lei. L’aria di guerra “Desterò dall’ empia Dite“, già cavallo di battaglia di Joyce Di Donato e Cecilia Bartoli, desta gli applausi convinti della platea. L’ucraina Kateryna Kasper scolpisce con solida voce di soprano gli accenti dolci e accorati della principessa Oriana, il vertice più tenero di questo quadrilatero delle passioni. Intenso e commovente il lamento “S’estinto è l’idol mio” quando crede morto l’amato Amadigi. Il mezzosoprano scozzese Beth Taylor – il registro più basso in palcoscenico! – presta voce e gesto a Dardano, lo sfortunato rivale di Amadigi. Si fa apprezzare per i colori bruniti, soprattutto nel pathos finale quando si deve arrendere all’impossibilità dell’amore. Sottotono invece l’Amadigi di Brennan Hall. Il fisico statuario del controtenore e la recitazione non compensano i flebili mezzi vocali e la dizione spesso incomprensibile.
L’orchestra è collocata sullo sfondo del Depot e per il direttore Roland Böer, con le spalle alla scena, non è sempre facile tenere insieme palcoscenico e orchestra. Ma anche in queste condizioni la Frankfurter Opern – und Museumsorchester rimanda la ricchezza, le vertigini e il colore della partitura di Händel, dove gli strumenti a fiato a tratti fanno già echeggiare i movimenti de La Musica sull’Acqua composta due anni dopo.

Amadigi | Georg Friedrich Händel | Oper Frankfurt
foto © Barbara Aumüller

Alla fine la platea festeggia con trasporto tutti i protagonisti della serata.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Brennan Hall è Amadigi nell’abbraccio con Kateryna Kasper nel ruolo di Oriana
  2. Elizabeth Reiter è Melissa
  3. Beth Taylor è Dardano

    foto © Barbara Aumüller

In copertina

Brennan Hall e Kateryna Kasper sono Amadigi e Oriana
foto © Barbara Aumüller
[particolare]

SCHEDA

AMADIGI

GEORG FRIEDRICH HÄNDEL 1685-1759

  • Opera seria in tre Atti
    Libretto di Nicola Francesco Haym (?)
    Prima rappresentazione 1715, King’s Theatre, Haymarket, Londra
  • Direzione: Roland Böer
  • Regia: Andrea Bernard
  • Scene: Alberto Beltrame
  • Costumi: Elena Beccaro
  • Luci: Jan Hartmann
  • Drammaturgia: Zsolt Horpácsy

Cast

  • Amadigi – Brennan Hall
  • Oriana – Kateryna Kasper
  • Melissa – Elizabeth Reiter
  • Dardano – Beth Taylor

Frankfurter Opern- und Museumsorchester