Nell’ambito di Genova Outsider Dancer 2017, lo spazio estivo dedicato alla danza, arriverà anche la Carmen di Amedeo Amodio, creata per Aterballetto nel 1995, dal racconto di Prosper Merimée affidato alla produzione di Daniele Cipriani. Sul palco del Teatro Carlo Felice sarnno due ballerini dell’Opera di Vienna – Alice Firenze e Davide Dato – a interpretare la bella sigaraia e Don José.
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Amedeo Amodio, spiega: «In palcoscenico inizia lo smontaggio delle scene. A poco a poco il personale e quanti altri hanno assistito allo spettacolo da dietro le quinte, vengono catturati dai fantasmi del dramma appena trascorso e man mano, un gesto, una frase, uno sguardo li spinge ad immedesimarsi in ognuno dei personaggi, per puro caso. Sarà, dunque, per puro caso che Don José incontra Carmen, che rappresenterà per lui l’unico momento di vita autentica, intensa, ma anche quello della morte. A questo punto è tutto stabilito, meno il percorso o labirinto dei due destini ormai indissolubilmente legati. Così si potranno creare accostamenti scenici imprevedibili e surreali, ma sempre volti verso un’unica fine. Sarà comunque Carmen, profondamente consapevole dell’ineluttabilità del momento finale, a condurre il gioco trasgressivo ed eversivo, in un impossibile tentativo di sfuggire alla sua sorte. La scena, come la musica, si svuota durante lo svolgimento del racconto, fino a rimanere nel momento finale completamente scarna, desolata ad esprimere la “solitudine tragica e selvaggia” di una donna che cerca di affermare il proprio diritto all’incostanza.»
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Giuseppe Calì, prosegue: «Si dice che nell’attimo della morte tutti i momenti importanti della vita riaffiorino per rendere presente ancora una volta ciò che sta per essere irrimediabilmente perduto; soprattutto le grandi emozioni, i momenti d’amore, ritornano a celebrare se stessi in un ultimo anelito di attaccamento alla vita o a ciò che di essa ha rappresentato l’essenza. Carmen vive una tragedia, quella di chi non può sopravvivere alle proprie trasgressioni ed anche la musica, a suo tempo, è stata sentita come trasgressiva e forse quasi blasfema; un flusso incontrollabile di sensualità portato nel luogo più borghese e meno trasgressivo della società tardo ottocentesca : il teatro. In questo lavoro di adattamento ho voluto restare il più fedele possibile all’originale di Bizet, mantenendo i brani delle suites già esistenti ed adattando le parti vocali nel modo più conforme possibile alla partitura dell’opera.Solo alla fine, quando la tragedia diventa nostra, e di qualsiasi epoca, la musica di Bizet ritorna in forma di ricordo, uno sguardo sul passato, ed il dramma della cancellazione si consuma, si racconta e si trasforma nella musica in forma di esalazione progressiva dal suono al silenzio; un abbandono del tempo fino all’immobilità più totale.»
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Così che, una violinista, terminata la rappresentazione di Carmen di Georges Bizet, si trova a vivere nuovamente il dramma quasi in un sogno: la rappresentazione reale termina e inizia quella onirica, “pretesto narrativo” di questa Carmen molto mediterranea, calda, asciutta come i venti del sud, dal tocco deciso, sicuro e lo appare nettamente sia dalla coreografia come dalle scene scarne (due pannelli mobili che ricordano pareti in calcestruzzo sullo sfondo delle quali si muove tutta l’azione danzata).
L’inizio e la fine del balletto sono invece connotate dal calare di un velario dall’alto, quasi a voler accompagnare lo spettatore nell’atmosfera immaginaria mentre la musica (adattata da Giuseppe Calì) resta quella di Bizet e l’adattamento comprende alcune fra le pagine più celebri del melodramma, facilitando così lo svolgimento tipicamente narrativo del balletto.
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Per esempio, allo strumentale dell’aria «Je dis que rien ne m’épouvante») corrisponde un assolo per Micaela e, quasi in contrappunto con la vacuità della scena, si stagliano i costumi di Luisa Spinatelli (che firma anche le scene) fra i quali emergono quelli creati per il comparto femminile; sgargianti, sui toni del rosso, dalla foggia chiaramente spagnoleggiante.

Dettagli

CARMEN
Balletto in due atti di Amedeo Amodio
dal racconto di Prosper Merimée
Coreografia e regia Amedeo Amodio
Direttore d’orchestra Alessandro Ferrari
Musica Georges Bizet
Adattamento e interventi musicali originali Giuseppe Calì
Scene e costumi Luisa Spinatelli
Assistente alla coreografia Stefania di Cosmo
Orchestra del Teatro Carlo Felice
Produzione Daniele Cipriani Entertainment

Personaggi e Intepreti:
Don José, Davide Dato 
Carmen, Alice Firenze
Escamillo, Marco Lo Presti
e con:
l’ufficiale,Valerio Polverari
e
Elisa Aquilani, Emilio Barone, Andrea Caleffi, Sergio Chinnici, Valentina Chiulli, Umberto De Santis, Marco Fagioli, Ilaria Grisanti, Noemi Luna, Giulia Neri, Dennis Vizzini.

Orari
6 luglio (20.30)
7 luglio (20.30)
8 luglio (15.30 e 20.30)
9 luglio (15.30)
 

Una scena di 'Carmen' di Amedeo Amodio (particolare) (foto © Ripari Young Group) Una scena di 'Carmen' di Amedeo Amodio Una scena di 'Carmen' di Amedeo Amodio Una scena di 'Carmen' di Amedeo Amodio Una scena di 'Carmen' di Amedeo Amodio

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Date: 20170706 - 20170709