“dove la gioia è gioia e il dolore dolore”
Pier Paolo Pasolini, Le ceneri di Gramsci (1957)
Come abbiamo già scritto, il 5 marzo 1922, a Bologna, nasceva Pier Paolo Pasolini, tra le personalità più rappresentative del Novecento italiano e, probabilmente, tra i più fotografati. Dai primi anni Cinquanta, quando arriva a Roma, fino ai giorni che precedono la sua morte, è stato colto in centinaia di situazioni, sia pubbliche che private, come se l’obiettivo lo avesse inseguito in ogni momento della sua vita e la curiosità, intorno all’uomo e artista, ha scatenato le macchine fotografiche di tutto il mondo.
Il Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia (Pordenone) ha programmato, in occasione del centenario dalla nascita, una mostra curata da Silvia Martín Gutiérrez, promossa da ERPAC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia. Ospitata dal 24 settembre 2022 all’8 gennaio 2023 a Villa Manin di Passariano di Codroipo. In Friuli, dove si è formato come poeta, Pasolini ci guarda ancora e ci sfida dalle pareti delle sale, sempre “in fuga dalla fotografia”.
Con oltre centosettanta ritratti inediti, rari, non visti “Pier Paolo Pasolini. Sotto gli occhi del mondo” riporterà così alla luce interi servizi puntando soprattutto sui grandi fotografi stranieri, anche di grande fama come Richard Avedon, Herbert List, Henri Cartier-Bresson, Jerry Bauer, Jonas Mekas, Lütfi Özkök, Erika Rabau, Duane Michals, Philippe Koudjina, Marli Shamir. Luoghi, momenti e incontri che ne hanno contraddistinto la vita, restituiranno l’immagine di uomo e artista nel mondo, fissata per sempre in decine e decine di pose diverse.

La mostra, che nasce con l’importante contributo di Cinemazero, scaturisce da un progetto di ricerca condotto per molti anni negli archivi di tutto il mondo dalla curatrice, e sviluppato per l’occasione insieme a Marco Bazzocchi e Riccardo Costantini, con un comitato scientifico d’eccezione. Proprio grazie a questa attività di ricerca, il pubblico potrà vedere per la prima volta alcuni servizi fotografici del tutto inediti: l’incontro di Pasolini con Man Ray, per proporgli di disegnare il manifesto di Salò; Pasolini a Stoccolma (pochi giorni prima di essere ucciso), per farsi conoscere nell’ambiente del Premio Nobel; Pasolini nel Sud del mondo, con Alberto Moravia, Dacia Maraini, Maria Callas.
Quando Pasolini va a cercare l’alterità, l’anomalia, che poi ricostruisce sui set dei suoi film. O ancora nei Festival cinematografici e altre occasioni, dove – come non viene mai ricordato – incontra e si confronta con intellettuali e cineasti della sua stessa caratura (Orson Welles, Agnès Varda, Jonas Mekas, Jean-Luc Godard).

Chi ha studiato la sua opera, sa bene come abbia focalizzato sui luoghi dove non dominano le regole del mondo borghese occidentale: il Friuli, le periferie di Roma e del Sud, i continenti inesplorati, le grandi città moderne, da Parigi a New York e i fotografi lo hanno ritratto proprio lì. Così è nata una lotta segreta tra il poeta e la macchina fotografica: quando si trovava in spazi domestici, assumeva il ruolo dell’intellettuale che sta alla scrivania o del figlio adulto che non si vergogna di presentarsi sempre affiancato dalla madre; quando invece si trovava in mondi lontani concentrava su di sé la forza degli obiettivi riempiendo ogni scatto con la sua fisicità. In un certo senso li rende ancora più estranei attraverso se stesso. Ogni fotografo ha sottolineato, in modi diversi, questo rapporto: uno scrittore che si mostra con eleganti vestiti borghesi, ma anche in canottiera e costume da bagno. Un volto che talvolta sembra sorridere, ma anche guardare ferocemente verso il mondo, come per sfidarlo, occhi che catturano l’obiettivo, ma anche che si sottomettono dolcemente allo scatto del diaframma.

L’esposizione ci racconta con fotografie e numerosi materiali multimediali che gli scatti non possono costruire mai un insieme logico, coerente: egli è pronto a mettere in crisi l’idea della fotografia come immagine ricordo, come attimo di tempo fissato una volta per sempre. Questo “sempre” per lui non vale e la mostra, con le sezioni complementari, propone nuclei diversi costituiti da servizi fotografici che solo in apparenza sembrano seguire uno sviluppo, ma in realtà ci mostrano come ogni definizione cronologica di “quel” momento o di “quel” periodo risulti impossibile.
Nuclei che espongono “mondi micro” (una casa, un viaggio, un festival, un’occasione mondana) che diventano “macro” nel testimoniare il suo – sempre personalissimo e originale – attraversare la storia e la società in cui vive. Mondi densi, pieni, vivi, a cui lo spettatore è chiamato a partecipare, dialogando con il suo sguardo.
A Trastevere nel 1953, a Parigi nel 1961, a New York nel 1966 e di nuovo nel 1969, a Berlino durante il festival, a Stoccolma è sempre differente da come ci aspetteremmo di vederlo, “altro” da come anche grandi autori pensavano di fissarlo con l’obiettivo.
Pasolini si è sottoposto, si è esposto, ma anche si è nascosto attraverso la fotografia, l’unica tecnica espressiva di cui non ha mai parlato se non con rapidissimi cenni. Anche per questo il percorso espositivo presenterà, oltre alle fotografie, altri documenti: giornali, dichiarazioni, interviste, video per contestualizzare le occasioni in cui sono nati i servizi fotografici.
Sarà possibile anche ascoltare, con inedite sequenze audio, la sua voce come ulteriore strumento per tentare di rendere presente un autore che è sempre “in fuga”: in fuga da se stesso, in fuga dal mondo, in fuga attraverso le parole e le immagini dei suoi scritti e dei suoi film.

Al Centro Studi Pier Paolo Pasolini sarà presentato il percorso sulle case romane di Pasolini. Dall’aprile 1954 al giugno 1959 il poeta abitò con la madre nella casa di Via Fonteiana 86, nel quartiere di Monteverde. Si trasferì successivamente nell’appartamento di Via Giacinto Carini 45, da cui nel 1963 si mosse per stabilirsi infine nella casa di Via Eufrate, 9 nel quartiere Eur.
Questi cambiamenti sono testimoniati dagli scatti presentati a Casarsa. I fotografi che documentano le case di Via Fonteiana e Via Carlini (Marisa Rastellini, Elio Sorci e Pietro Pascuttini) ci permettono di entrare dello studio del poeta e osservarlo alla macchina da scrivere, circondato da lettere, documenti, copioni cinematografici. Vediamo i quadri alle pareti e, in un caso, le tendine di organza alla finestra che s’affaccia su un terrazzino. Qualche anno dopo, la casa di Via Eufrate arredata con mobili Ottocento su cui si notano soprammobili esotici ricordo di viaggi in Africa o in India, divani di velluto, tappeti, fa da sfondo a un servizio di Jerry Bauer, fra i più interessanti per conoscere l’intimità del poeta, immortalato con la madre e gli amici più stretti.