A Palazzo Reale, aprirà al pubblico martedì 3 febbraio 2026, “I Macchiaioli” porterà a Milano il frutto degli ultimi studi dei tre esperti più autorevoli sull’innovativo movimento. Il progetto espositivo, formato da oltre novanta opere provenienti dai maggiori musei italiani e da numerose collezioni private, è ideato e curato da Francesca Dini, Elisabetta Matteucci e Fernando Mazzocca per offrire riflessione, e valorizzazione, di un fondamentale tassello di storia dell’arte che ha costruito le comuni radici culturali del nostro Paese attraverso una nuova, e più approfondita, lettura di quell’esaltante esperienza. Forse, mai come in questi ultimisimi tempi, ci sarebbe un gran biogno civico di spolverare i libri di storia per ripassare quanto la memoria ha perso più o meno consapevolmente.

La Macchia segnò un periodo artistico d’importanza fondamentale per la maturazione degli ideali fondanti del Risorgimento e la costruzione dell’identità dell’Italia unita proprio con la creazione di un linguaggio pittorico comune e condiviso, in cui si potesse riconoscere un Paese che aspirava a realizzare, insieme a quella politica, un’unità culturale. Pur mantenendo un dialogo con il passato, i Macchiaioli si unirono in una rivolta contro le tradizionali regole accademiche e combatterono con passione per cambiare la società, attraverso la loro arte, in un momento favorevole come fu quello dell’unificazione italiana e, lungo il percorso espositivo, Silvestro Lega, Giovanni Fattori, Vincenzo Cabianca, Odoardo Borrani, Telemaco Signorini, Giuseppe Abbati, Raffaello Sernesi e molti altri, attraverso le loro opere più significative, paleseranno le singole personalità.
Nonostante gli ideali risorgimentali non si realizzarono come sperato e la ‘società nuova’ non nacque, perlomeno non subito, la battaglia dei Macchiaioli fu una magnifica illusione e la loro arte sopravvisse ottenendo, successivamente, il doveroso riconoscimento e la mostra (accompagnata da un catalogo, edito da 24 Ore Cultura, con i saggi dei curatori) intende restituire questa esperienza in un arco cronologico ben determinato che parte nel 1848 e si chiude con il 1873, data della morte di Giuseppe Mazzini, esule e clandestino in patria.

A quel punto i Macchiaioli, nel condividere le idee politiche mazziniane, avevano ormai esaurito la loro carica rivoluzionaria e la rassegna ricostruirà le vicende del Movimento attraverso nove sezioni, in un percorso di grande respiro narrativo che ricorderà l’esperimento “nazionale”, o il progetto risorgimentale, di pittori colti che si riconobbero tanto nelle idee di Mazzini, quanto nelle istanze del Positivismo venute dalla Francia. In loro il culto della ragione si tradusse in quello del vero e, sotto questa insegna, combatterono con determinazione per ricollegare l’arte alla realtà, alla vita.