Matteo 25,31-46: un Dio che si è fatto povero chiede di amare i poveri
Il 19 novembre sarà la prima Giornata mondiale dei poveri iniziativa di Papa Francesco che, rispetto a tutte le giornate mondiali istituite da altri Pontefici a soggetto sociale, non tratta una tematica, ma focalizza sulle persone. L’invito a incontrare il povero, ad ascoltarlo cercando di comprenderne i bisogni e Papa Francesco pranzerà con millecinquecento di loro in Vaticano, nella sala Paolo VI.
Se autorevoli commentatori leggono una “teologia della povertà” del Santo Padre, domenica prossima sembra invece voler ribadire la “teologia del povero”, comunque sia, una riflessione profonda per ciascuno di noi.
Questa mattina sono stata fortemente tentata di riportare il tesserino di giornalista all’Ordine per le prime pagine dedicate ai quaranta milioni che la ex moglie deve restituire a un ex primo ministro dopo che, nei giorni precedenti, i titoli cubitali avevano riguardato il futuro della squadra nazionale di calcio di un Paese con oltre dodici milioni di cittadini impossibilitati a curarsi per mancanza di mezzi economici propri non riuscendo ad accedere a quelli del servizio pubblico (un milione e duecentomila in più rispetto all’anno precedente). Per completezza di informazione altri tredici milioni di italiani hanno pagato con estrema difficoltà le prestazioni sanitarie: di questi otto milioni hanno azzerato i risparmi di una vita o si sono indebitati con le banche e altri due milioni sono entrati nell’area di povertà a causa delle spese sanitarie private. La fonte non è un’indagine a campione, ma il Rapporto di Censis e Rbm Assicurazione Salute, intitolato “La sanità italiana al tempo dell’universalismo selettivo”.
L’obiettivo statutario della nostra Associazione (divulgazione senza scopo di lucro di ogni forma culturale) è stato sempre svolto con libertà intellettuale e professionalità deontologica di un giornalismo che sembra si sia smarrito in mezzo alla comunicazione formato social.