Anche l’83ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica La Biennale di Venezia è giunta alla sua conclusione con il Leone d’Oro assegnato a Kvinde Ukendt [Donna sconosciuta], il film della cineasta danese May el-Toukhy sul periodo delirante, subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, segnato dalla violenza contro le donne che per sopravvivenza avevano avuto relazioni con i nazisti, un ritratto amaro e impietoso della condizione femminile dell’epoca; ma al di là dei verdetti espressi dalle giurie nelle sezioni competitive – di cui trovate comunque elenco completo in fondo alla pagina – sono altre le riflessioni che oggi voglio porre.

Hanno ancora senso questi grandi festival, oltre il loro ruolo di vetrina propulsiva al lancio di un film? Troppo spesso negli ultimi anni l’assegnazione del massimo riconoscimento è sembrata indotta, dall’onda ideologica di qualche tema dominante o da legami personali – l’orrido film di Sofia Coppola premiato da Tarantino resta un’oscenità – o dalla mancanza di coraggio dei giurati, come l’anno scorso, con il premio dato all’ennesimo film anonimo di un nome noto anziché a opere presenti in concorso di ben altro spessore.

Quindi, considerando che comunque ogni scelta è opinabile e che a volte il programma della Mostra di Venezia ha accolto titoli impresentabili di eclatante propaganda, anziché soffermarmi sul racconto dei ‘vincitori’ eletti da un manipolo di giurati – qualificatissimi, per carità – trovo preferibile dare spazio a titoli che sembrano essere maggiormente degni di interesse da parte nostra; ancor più dato che – da statuto – questo nostro spazio non può essere distruttivo, demolendo opere che riteniamo aride o malsane.

The echo chamber di Andrea Pallaoro, è l’ultima occasione di ritrovare sullo schermo inediti riverberi dell’opera del compianto Bernardo Bertolucci che ha scritto il soggetto del film, sviluppato poi in sceneggiatura da Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi. Una storia semplice con tre soli personaggi interpretati da Luca Marinelli con Alicia Vikander e Susan Sarandon, che scava però in profondità nelle loro anime su temi come la dipendenza emotiva nelle relazioni, ponendo una domanda di non facile risposta: siamo soltanto noi gli artefici del nostro destino?

La sezione Notti Veneziane della collaterale Giornate degli Autori ha proposto Memoria del lampo del cineasta indipendente Riccardo Giacconi; il racconto dell’indagine su un insensato delitto, causa di deflagrazione di un’intera comunità. Il film dà al suono priorità assoluta, cosa originale per un’opera audiovisiva, incisiva nel costringerci a domande scomode su quella parte di oscurità che ci alberga dentro, senza quella morbosità malata che avvelena altri titoli con temi analoghi, spesso cronaca di fatti realmente accaduti.

Come al solito, via via che i film di Venezia 83 saranno resi disponibili al pubblico italiano, nelle sale come su piattaforma, avremo ancora occasione di dare conto di ciò che di più bello si è visto al Lido e la speranza è sempre la stessa: quella di veder emergere piccole perle nascoste dal clamore di quei titoli, dominanti solo per la presenza di nomi internazionalmente noti.
A seguire ecco l’elenco completo dei premi assegnati alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica La Biennale di Venezia.

- Leone d’Oro: Kvinde Ukendt [Donna sconosciuta] di May el-Toukhy (Danimarca, Svezia, Lettonia)
- Leone d’Argento Gran Premio della Giuria: Ga-Neung-Han Sa-Rang (Possible Love) di Lee Chang-dong (Corea del Sud)
- Leone d’Argento alla miglior regia: Ilya Khrzhanovsky per Dau (Germania, Francia, Svezia)
- Premio Speciale della Giuria: Naza di Yuval Abraham e Rachel Szor (Regno Unito)

- Coppa Volpi interprete femminile: Mathilde Arcel per Kvinde Ukendt [Donna sconosciuta] di May el-Toukhy (Danimarca, Svezia, Lettonia)
- Coppa Volpi interprete maschile: John Malkovich per Wild horse nine di Martin McDonagh (Regno Unito, USA, Cile)
- Premio Marcello Mastroianni attrice emergente: Malou Khebizi per 15/18 di Cédric Kahn (Francia)
- Premio alla miglior sceneggiatura: Stéphane Brizé, Coralie Amédéo, Olivier Gorce per Un bon petit soldat di Stéphane Brizé (Francia)
- Leone del Futuro – Premio Opera Prima (Luigi De Laurentis): La maison du vent di Auguste Bernard Kouemo Yanghu (Camerun, Francia, Belgio, Benin, Arabia Saudita, Qatar)

- Premio Orizzonti al miglior film: Un détour par diane di Ann Sirot e Raphaël Balboni (Belgio, Francia)
- Premio Orizzonti alla miglior regia: Jacqueline Lentzou per Mia Mera Sti Zoi Tis Tzo: Kefalaio Faidra (Grecia, Germania, Francia)
- Premio Orizzonti alla miglior sceneggiatura: Tommaso Landucci e Damiano Femfert per I figli della scimmia di Tommaso Landucci (Italia)
- Premio Speciale della Giuria Orizzonti: La maison du vent di Auguste Bernard Kouemo Yanghu (Camerun, Francia, Belgio, Benin, Arabia Saudita, Qatar)

- Miglior interprete maschile Orizzonti: Riccardo Scamarcio per I figli della scimmia di Tommaso Landucci (Italia)
- Miglior interprete femminile Orizzonti: Laleh Marzban per Moragheb di Mohsen Gharaei (Iran, USA, Germania)
- Premio Orizzonti al miglior cortometraggio: Quelques instants de bonheur di Shaden Safieddine Tazi (Francia, Regno Unito, Libano)
- Premio degli spettatori Venezia spotlight: Eu contez di Alina Șerban (Romania, Germania, Belgio)

- Premio Venezia Classici al miglior restauro: La lunga notte del ‘43 di Florestano Vancini (Italia)
- Leone d’Oro alla carriera: George Clooney
- Leone d’Oro alla carriera: Ellen Burstyn
