Il Cinema è tornato a splendere anche sulla croisette dopo l’arresto forzato dello scorso anno causa pandemia che aveva imposto l’annullamento, adesso la 74ª edizione del Festival di Cannes con i suoi centoquarantasette film in cartellone da tutto il mondo ha dato forma alla voglia di rialzarsi.

La Palma d’Onore che il Festival assegna con estrema parsimonia – nel tempo solo a Clint Eastwood, Agnés Varda, Francis Ford Coppola, Bernardo Bertolucci, Manoel de Oliveira e (in questa edizione) Jodie Foster – è stata attribuita nella serata di chiusura a Marco Bellocchio, autore che col suo Marx può aspettare (appena uscito in sala) rievoca un dramma familiare privato in cerca di comprensione dei fatti senza intenti assolutori, dimostrando ancora una volta tutta la sua vitalità autoriale.

Partendo dal dramma della perdita del fratello gemello Camillo, morto suicida il 27 dicembre 1968 a soli ventinove anni, il film porta a galla il senso di colpa coltivato a lungo nel tempo, per una fragilità allora incompresa da tutti che ha reso impossibile ogni tentativo d’impedire il consumarsi della tragedia; ma pur mettendo in luce una profonda ferita personale Marx può aspettare assume valore universale, interrogandoci su questioni che vanno al di là degli specifici eventi familiari indagati.

Il presidente di giuria Spike Lee ha dimostrato il suo essere alieno a ogni cerimoniale, evidente nei modi diretti e in abiti originali poco conformi, rivelando accidentalmente a inizio premiazione il vincitore della Palma d’Oro: Titane di Julia Ducournau. La cineasta francese, emozionata e incredula, al secondo lungometraggio vince con un’opera controversa, che ha diviso in modo netto le opinioni come sanno fare solo i film con il coraggio di osare, oltrepassando i limiti di territori inesplorati.

È solo la seconda volta, dopo Lezioni di piano di Jane Campion, che la Palma d’Oro va a uno sguardo femminile sul mondo. I favoriti della vigilia sono comunque presenti nel palmares, al giapponese Doraibu mai kâ / Drive my car di Ryûsuke Hamaguchi, da molti ritenuto vincente, il premio per la sceneggiatura tratta da un racconto di Haruki Murakami, mentre l’iraniano Ghahreman / A hero di Ashgar Farhadi porta a casa il Gran Premio della giuria, anche se dimezzato in un ex aequo.

Ex aequo che nel verdetto di quest’anno si è verificato due volte: per il Gran Premio che il già citato regista due volte premio Oscar ha diviso col finlandese Hytti nro 6 / Compartment No. 6 di Juho Kousmanen compiendo uno dei gesti più trasgressivi di questo tempo pandemico, abbracciare il collega, e per il Premio della Giuria assegnato insieme a Ha’berech / Ahed’s knee dell’israeliano Navad Lapid e a Memoria del thailandese Apichatpong Weerasethakul, già Palma d’Oro 2010.

Personale soddisfazione mi dà il premio alla regia assegnato a Leos Carax per il suo Annette che è stato anche il film d’apertura del festival, l’opera fantasmagorica di un grande cineasta originale e poco prolifico che non portava un nuovo progetto sullo schermo dal meraviglioso Holy motors di nove anni fa. Con protagonisti Adam Driver e Marion Cotillard, Annette è un musical moderno che affronta temi centrali di questa nostra contemporaneità, dal femminicidio allo strapotere dei social.

In attesa di sapere quali tra i titoli nel concorso di questo Festival di Cannes della ripartenza saranno a nostra disposizione sugli schermi italiani, e quando, segnaliamo che Tre piani di Nanni Moretti, primo tra i suoi film tratto da un romanzo e non da una sceneggiatura originale, uscirà in sala il prossimo 23 settembre. Come di consueto a seguire il palmares completo di questa edizione piena di speranza per un ritorno a quella ‘normalità’ che adesso appare tanto lontana.

74° Festival di Cannes

Lungometraggi:

  • Palma d’oro: Titane (Francia / Belgio) di Julia Ducournau
  • Gran Premio: Ghahreman [Un eroe] (Francia / Iran) di Ashgar Farhadi ex aequo con
    Hytti nro 6 [Scompartimento numero 6] (Finlandia / Russia / Estonia / Germania) di Juho Kousmanen
  • Premio della giuria: Ha’berech [Il ginocchio di Ahed] (Francia / Israele / Germania) di Nadav Lapid ex aequo con
    Memoria (Colombia / Messico / Francia / Gran Bretagna) di Apichatpong Weerasethakul
  • Miglior regia: Leos Carax per Annette (Francia / Messico / USA / Svizzera / Belgio / Germania / Giappone)
  • Miglior attore: Caleb Landry Jones in Nitram (Australia) di Justin Kurzel
  • Miglior attrice: Renate Reinsve in Verdens verste menneske [La persona peggiore del mondo] (Francia / Norvegia / Svezia / Danimarca / USA) di Joachim Trier
  • Miglior sceneggiatura: Ryûsuke Hamaguchi & Oe Takamasa per Doraibu mai kâ [Guida la mia auto] (Giappone) di Ryûsuke Hamaguchi
  • Caméra d’or alla Miglior Opera Prima: Murina (Croazia / USA) di Antoneta Alamat Kusijanović

Cortometraggi:

  • Palma d’Oro Cortometraggio: Tian xia wu ya [Tutti i corvi del mondo] (Hong Kong) di Tang Yi
  • Cortometraggio – Menzione Speciale: Céu de agosto [Cielo d’agosto] (Brasile / Islanda) di Jasmin Tenucci


Dettagli

Didascalie immagini

  1. Il presidente Spike Lee presente anche sul manifesto ufficiale e la sua giuria
  2. Palma d’Onore a Marco Bellocchio, consegna il premio Paolo Sorrentino
  3. Alcune immagini dal toccante documentario Marx può aspettare di Marco Bellocchio
  4. Una commossa Julia Ducournau riceve la Palma d’Oro da Sharon Stone per il suo Titane e ringrazia tra i suoi attori Vincent Lindon e Agathe Rousselle
  5. Oe Takamasa co-sceneggiatore di Doraibu mai kâ riceve il premio da Andrea Arnold / Ashgar Farhadi con Oliver Stone che gli consegna il Gran Premio per Ghahreman
  6. Oliver Stone con i vincitori ex aequo del Gran Premio: Ashgar Farhadi e Juho Kousmanen per Hytti nro 6 / Premio della Giuria ex aequo per Ha’berech di Nadav Lapid e Memoria di Apichatpong Weerasethakul
  7. Valeria Golino consegna il premio alla regia a Leos Carax, in assenza del cineasta lo ritirano gli autori della colonna sonora del suo Annette
  8. Miglior attore l’australiano Caleb Landry Jones per Nitram riceve il premio da ‎Adèle Exarchopoulos / Miglior attrice la norvegese Renate Reinsve per Verdens verste menneske riceve il premio da Lee Byung-hun / Il palco della premiazione

IN COPERTINA
La sala del palazzo del cinema di Cannes gremita per la serata della premiazione finale