Con il verdetto espresso dalla giuria presieduta da Alejandro González Iñarritu – composta dai giurati Enki Bilal, Robin Campillo, Elle Fanning, Yorgos Lanthimos, Mainouna N’Diaye, Pawel Pawlikowski, Kelly Raichardt e Alice Rohrwacher – anche la 72ª edizione del Festival di Cannes è consegnata alla memoria, sfumeranno nell’oblio polemiche strumentali e resteranno (per fortuna) solo le opere cinematografiche capaci d’incidere segni indelebili nell’immaginario collettivo, portando interessanti riflessioni sulla realtà che ci circonda.

Come ha detto Michael Moore introducendo il Premio della Giuria, andato ex aequo al francese Les Misérables e al brasiliano Bacurau, in questi tempi oscuri il ruolo degli artisti è ancor di più quello di risvegliare le coscienze illuminando con l’arte i conflitti del presente, considerazione quanto mai calzante con la maggior parte dei titoli compresi nel palmares. Les Misérables dell’esordiente Ladj Ly racconta le tensioni crescenti, che spesso esplodono in violenza, nella periferia parigina, negli stessi luoghi in cui Victor Hugo ambientò il suo capolavoro su diseguaglianze sociali ancora attuali.

Bacurau di Kleber Mendonça Filho e Juliano Dornelles è una storia di resistenza, contro il dominio del potere economico nel villaggio che dà il titolo al film; la morte di un’anziana donna punto di riferimento dell’intera comunità, incrementa la lotta contro chi ha privato il paese dell’acqua con l’obiettivo di cancellarlo letteralmente dalla carta geografica. Anche Atlantique di Mati Diop, che ha conquistato il Gran Premio della giuria, ha valenza sociale e racconta con sfumature magiche l’avventurarsi nell’Atlantico di un gruppo di uomini che lasciano Dakar in cerca di un futuro.

Perfino il coreano Gisaengchung [parassita] di Bong Joon-ho, vincitore della Palma d’Oro nel tripudio generale, utilizza le forme del thriller e dell’horror per porre sotto i riflettori le profonde disparità presenti nella società coreana, come in fondo in tutto il mondo con sempre maggior divario, contrapponendo l’estrema indigenza alla ricchezza sproporzionata; l’incontro scontro tra due nuclei familiari, chiamati a rappresentare i due estremi di chi non ha niente e di chi ha troppo, innesca una serie di eventi imprevedibili e sempre più disturbanti.

Dopo due Palme d’Oro conquistate, con Rosetta nel 1999 e L’enfant – una storia d’amore nel 2005, i fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne è stato assegnato il premio alla regia con Le jeune Ahmed, ritratto scarno ed essenziale di un adolescente mussulmano belga che pianifica un omicidio per esprimere nei fatti la sua radicalizzazione religiosa. Conflitti contemporanei sono al centro anche del dramma guatemalteco Nostras madres di César Diaz, Camera d’Or alla miglior opera prima, che segue le orme di un uomo alla ricerca del padre in mezzo ai processi contro i soldati responsabili della guerra civile.

Antonio Banderas è giustamente incoronato miglior attore per la sua interpretazione in Dolor y gloria di Pedro Almodóvar, nonostante la fama mondiale e le molteplici prove del suo poliedrico talento in film come Evita di Alan Parker o Intervista col vampiro di Neil Jordan per citarne solo due tra i tanti, questo è il primo premio mai assegnato all’attore spagnolo nella sua lunga carriera; nel ritirarlo con sincera umiltà e carisma naturale, ha ringraziato soprattutto l’amico Pedro grazie al quale esordì nel 1982 in Labirinto di passioni, definendolo il suo mentore.

Il premio alla miglior interpretazione femminile è andato a Emily Beecham, attrice inglese attiva fin qui prevalentemente in serie televisive, protagonista del fantascientifico Little Joe di Jessica Hausner in cui interpreta il ruolo di Alice, madre single che lavora nel laboratorio di una multinazionale in cui si creano nuove specie di fiori, modificate geneticamente e capaci di dare la felicità semplicemente con il loro profumo; non tarderanno a manifestarsi inaspettati e pericolosi effetti collaterali, metafora dell’insensato dominio che l’uomo pretenderebbe di avere sulla Natura.

Unanimemente riconosciuto anche il valore di Portrait de la jeune fille en fue di Céline Sciamma, che conquista il premio alla miglior sceneggiatura; dramma romantico in ambientazione storica scritto dalla regista stessa, il film illustra la condizione femminile nella Bretagna del 1770 attraverso il nascere di un’amicizia tra la ragazza di buona famiglia Héloïse, prossima alle nozze imposte dalla madre interpretata da Valeria Golino, e Marianne, pittrice assunta in incognito tra la servitù per realizzare di nascosto un ritratto per cui la futura sposa rifiuta di posare.

72° Festival di Cannes

Lungometraggi:

  • Palma d’oro: Gisaengchung (Corea del Sud) di Bong Joon-ho
  • Gran Premio: Atlantique (Francia / Senegal / Belgio) di Mati Diop
  • Premio della giuria: Les Misérables (Francia) di Ladj Ly ex aequo con Bacurau (Brasile) di Kleber Mendonça Filho e Juliano Dornelles
  • Miglior regia: Jean-Pierre & Luc Dardenne per Le jeune Ahmed (Belgio / Francia)
  • Miglior attore: Antonio Banderas in Dolor y gloria (Spagna) di Pedro Almodóvar
  • Miglior attrice: Emily Beecham in Little Joe (Austria / Gran Bretagna / Germania) di Jessica Hausner
  • Miglior sceneggiatura: Portrait de la jeune fille en feu (Francia) di Céline Sciamma
  • Menzione speciale: It must be heaven (Francia / Canada) di Elia Suleiman
  • Caméra d’or alla Miglior Opera Prima: Nuestras madres (Guatemala / Belgio / Francia) di César Diaz

Cortometraggi:

  • Palma d’Oro Cortometraggio: La distance entre le ciel et nous (Grecia / Francia) di Vasilis Kekatos
  • Cortometraggio – Menzione Speciale: Monstruo Dios (Argentina) di Agustina San Martin

Didascalie immagini

  1. Locandina del Festival omaggio ad Agnès Varda / La giuria guidata da Alejandro González Iñarritu
  2. Il regista esordiente Ladj Ly e la locandina originale del suo film
  3. Kleber Mendonça Filho regista di Bacurau diretto insieme a Juliano Dornelles
  4. Il coreano Bong Joon-ho riceve la Palma d’Oro da Catherine Deneuve per Gisaengchung
  5. Jean-Pierre e Luc Dardenne premio alla regia per Le jeune Ahmed / César Diaz con la Camera d’Or per Nuestras madres
  6. Antonio Banderas miglior attore per Dolor y gloria di Pedro Almodóvar
  7. Emily Beecham miglior attrice per Little Joe di Jessica Hausner
  8. Céline Sciamma riceve da Gael Garcia Bernal il premio per la sceneggiatura del suo Portrait de la jeune fille en fue

IN COPERTINA
Antonio Banderas vincitore nel ruolo dell’alter ego di Pedro Almodóvar in Dolor y gloria