A Londra, al Victoria and Albert Museum prosegue, fino a lunedì 5 maggio, il racconto di un immenso impero in gran parte sconosciuto, non solo nel Regno Unito. Si tratta della prima grande mostra che celebra la cosiddetta “Età dell’oro” della corte Mughal (c. 1560-1660) e quella produzione creativa che illuminò uno dei palazzi reali più ricchi del mondo.

La dinastia Mughal, fondata nel 1526 da Babur, principe e sovrano timuride dell’Asia centrale, al suo apice fu uno degli imperi più ricchi e progressisti del mondo estendendosi da Kabul ai confini dei sultanati del Deccan nel sud del subcontinente, e dal Gujarat a ovest all’attuale Bangladesh a est.

La curatrice Susan Stronge ha sottolineato: “Questa è la prima mostra a rivelare l’arte e la cultura internazionaliste della corte Mughal. Artisti indostani, maestri iraniani e persino alcuni europei si sono riuniti nei laboratori imperiali per creare una nuova arte ibrida. Siamo lieti di esporre alcune delle loro più grandi creazioni, molte delle quali non sono mai state esposte prima“.

“The Great Mughals : Art , Architecture and Opulence” presenta oltre duecento reperti ed è suddivisa in tre sezioni che abbracciano i regni degli imperatori Akbar (r.1556-1605), Jahangir (r.1605-1627) e Shah Jahan (r.1628-1658) focalizzando l’attenzione proprio su artigianalità e creatività di quei laboratori, dove si crearono ibridi che esploravano l’influenza dell’arte europea portata a corte da missionari cristiani, ambasciatori stranieri e mercanti.

Dipinti raramente visibili e manoscritti illustrati non esposti da una generazione spiccano insieme a tessuti delicati, tappeti dai colori brillanti e oggetti raffinati realizzati in madreperla, cristallo di rocca, giada e metalli preziosi. I prestiti più importanti ne includono uno anche della Collezione al-Sabah in Kuwait, un prezioso spinello rosso scuro inciso di proprietà del nipote di Tamerlano, Ulugh Beg, e in seguito di Jahangir e Shah Jahan.

Dal Museo Nazionale del Bargello di Firenze è arrivato lo scudo di madreperla (c. 1580), realizzato nel Gujarat e giunto nelle collezioni medicee nel 1599. Ancora ​un paio di raffinati oggetti di giada in prestito dalla Collezione Al Thani, tra cui un pugnale di giada nefrite raffigurante struzzi intarsiati con rubini smeraldi e perle insieme alla più antica giada Mughal datata conosciuta, una coppa da vino in giada nefrite screziata realizzata dal maestro Sa’da Gilani, il capo del laboratorio degli orafi sotto Jahangir.

Dettagli

Le tre sezioni espositive

  • La prima
    introduce il regno di Akbar, generalmente considerato uno dei più grandi imperatori della storia indiana. Catapultato al potere a tredici anni nel 1556, Akbar intraprese una campagna di espansione militare di successo e, sebbene il suo regno fosse tumultuoso, con ribellioni in tutti i territori, fu anche un periodo creativo e innovativo. Akbar sostenne nuovi mestieri e fondò laboratori di corte, tra cui il laboratorio degli orafi e la House of Books. In questa sezione sono esposti preziosi oggetti realizzati in queste officine, tra cui due fogli raramente visti dai volumi colorati illustrati dell’Hamza – Nama, o “Libro di Hamza”, commissionati da Akbar negli anni ’70 del Cinquecento, in prestito dal Museum of Applied Arts di Vienna , che saranno riuniti con un foglio del Fitzwilliam Museum. L’Hamza-Nama è uno dei primi esempi di pittura moghul e raccoglie racconti popolari spesso narrati oralmente nel mondo islamico dell’eroe musulmano Hamza e dei suoi seguaci mentre combattono contro demoni, giganti e forze soprannaturali. Questi straordinari dipinti dimostrano il nuovo stile di pittura moghul che combinava le convenzioni iraniane safavide con le tradizioni pittoriche molto diverse degli artisti indù e musulmani dell’Hindustan. Un altro punto forte di questa sezione, che mostra questo stile moghul è un tappeto pittorico (c. 1590-1600), in prestito dal Museum of Fine Arts di Boston . Esposto per la prima volta nel Regno Unito, questo tappeto lungo due metri unisce le convenzioni iraniane con scene pittoriche ispirate alla pittura dei manoscritti Mughal. I disegni sono molto simili ai dettagli dei dipinti del periodo, tra cui il mitico ibrido gajasinha, una bestia alata, con corpo di leone e testa di elefante, attaccata da un fantastico uccello volante, il simurgh. In questa sezione sono presenti anche arti decorative e lavori in metallo di qualità ineguagliabile, tra cui un cucchiaio cerimoniale in oro cesellato e incastonato con rubini, smeraldi e diamanti. Il cucchiaio unisce tecniche di oreficeria tipicamente indiane con disegni iraniani e una forma europea.
    Sono esposti anche dipinti e incisioni di artisti della corte Mughal ispirati all’arte europea portata a corte dai missionari gesuiti di Goa, dal Portogallo. Sono esposti ritratti con modelli europei, così come dipinti raffiguranti angeli e scene religiose in stile europeo. Infine, questa sezione include schizzi di artisti di corte che imitano opere europee, tra cui studi di Albrecht Dürer da “The Engraved Passion” (1511).
  • La seconda
    esplora le arti del regno del figlio di Akbar,
    Jahangir, che ereditò questo impero ben gestito e ricco nel 1605; fu descritto dall’ambasciatore inglese presso il re Carlo I come “il tesoro del mondo”. Lo splendore dei rituali di corte e di palazzo viene esplorato in questa sezione attraverso l’esposizione di dipinti e oggetti preziosi di grande opulenza e rarità. Un pugnale d’oro e un fodero incastonati con oltre duemila rubini, smeraldi e diamanti, in prestito dalla collezione al-Sabah, sono esposti accanto a un pendente di giada finemente lavorato e a una serie di coppe da vino imperiali realizzate in giada cinese importata, tra cui una coppa da vino in prestito dalla collezione Al Thani, che è la più antica giada Mughal datata conosciuta. La coppa da vino è incisa con i titoli di Jahangir e versi persiani in lode del vino, ed è stata creata dal maestro iraniano Sa’ida Gilani, il supervisore iraniano del dipartimento di orafi imperiali. Questi oggetti preziosi venivano spesso mostrati alla corte durante le sontuose celebrazioni che avevano luogo durante il Nowruz, il Capodanno, oppure venivano scambiati tra i membri della corte durante la pesatura del compleanno dell’imperatore.
    In questa sezione è presente anche un esclusivo cappotto da caccia Mughal, realizzato nel 1610. Questo cappotto vivace, un pezzo forte della collezione V&A, è ricamato con animali e piante utilizzando sedici diversi colori di seta tinta su tredici pannelli di pregiato raso bianco. Con una composizione ideata da pittori di manoscritti, il cappotto raffigura una varietà di uccelli, lepri, leopardi maculati e tigri striate pronte a balzare, gru in volo e fiori naturalistici.
  • La terza
    esplora i viaggi di Jahangir attraverso l’impero accompagnato da artisti di corte e artigiani nel vasto accampamento di tende. I suoi artisti principali dipinsero gli animali che videro nei loro viaggi o che erano stati donati all’imperatore da ambasciatori di tutto il mondo. In mostra dall’archivio del V&A ci sono due dipinti vividamente naturalistici – molto raramente visti – dei famosi artisti di Jahangir, raffiguranti animali esotici tra cui un tacchino nordamericano e una zebra africana.
    Questa sezione indaga anche il regno di Shah Jahan, che è forse più famoso a livello internazionale per aver commissionato il Taj Mahal. Shah Jahan, il cui nome significa “re del mondo”, presentava un’immagine imperiale forte e unitaria, che veniva proiettata in tutte le arti della corte. Le immagini floreali rafforzavano l’idea che l’impero fosse un giardino paradisiaco sotto il giusto governo di Shah Jahan, ornando l’architettura, la gioielleria e l’arte del libro. In mostra sono presenti piastrelle e tessuti ricamati raffiguranti piante e fiori, nonché album decorati in oro, con fiori dipinti nei bordi. Una caratteristica fondamentale di questa sezione si concentra sul Taj Mahal, la tomba costruita dall’imperatore per la sua amata moglie Mumtaz Mahal. Sono esposti disegni architettonici del Diciannovesimo secolo che raffigurano i dettagli del marmo intarsiato con pietre semipreziose, nonché una riproduzione in miniatura del cenotafio della regina.
    L’internazionalismo e la ricchezza della vita di corte vengono messi a fuoco in questa sezione, con vivaci dipinti contemporanei che raffigurano assemblee e celebrazioni formali di corte, nonché ritratti raffiguranti membri della famiglia imperiale. Un altro oggetto chiave è la famosa coppa da vino del V&A realizzata in giada nefrite bianca, realizzata per Shah Jahan nel 1657. Modellata con la testa di un ariete e con l’iscrizione del suo titolo, la coppa estremamente raffinata è uno degli oggetti più squisiti sopravvissuti del suo regno.
    Infine, tre pietre preziose provenienti dagli Imperial Workshop e i tagli unici dei diamanti Mughal di Golconda. Qui vengono presentati otto rari tesori della collezione al-Sabah, tra cui l’eccezionale spinello rosso reale inciso con i nomi di sei sovrani, dal maestro della corte imperiale Sa’ida, e un pendente di smeraldo colombiano da centodieci carati, scolpito con un delicato motivo floreale.

Didascalie immagini

(Courtesy Press Office Victoria and Albert Museum)

The Great Mughals: Art, Architecture and Opulence
(installation images)
© Victoria and Albert Museum, London

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Victoria and Albert Museum - Cromwell Rd. - London SW7 2RL
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Fino al: 05 Maggio, 2025