Da questo autunno la Frick Collection ospita due capolavori di Paolo Veronese: San Girolamo nel deserto e Sant’Agata in prigione visitata da San Pietro. È la prima volta che i due dipinti lasciano l’Italia e resteranno in mostra a New York fino al 25 marzo 2018. L’altra novità è il restauro dei due quadri compiuto da Venetian Heritage, un efficace lavoro che dona maggiore visibilità alla tipica complessità cromatica dell’artista.

Un soggetto frequente nelle opere del Rinascimento, il San Girolamo del Veronese presenta motivi e dettagli della iconografia del santo assieme allo stile naturalista dell’artista. San Girolamo, vissuto tra quarto e quinto secolo d.C., visse come eremita per lunghi periodi nel deserto, probabilmente in Siria, lasciandoci vivide descrizioni della sua esperienza piena di tormento, sofferenza e penitenza. Tale è il soggetto di quest’opera dove, oltre al santo posto al centro in tensione e stremato dallo sforzo fisico, si possono cogliere il leone (tipico elemento legato ad un altro episodio della vita del santo), e la roccia nella mano di San Girolamo che quest’ultimo usava per colpirsi ripetutamente il petto. Sul lato destro dell’opera altri simboli tipici del santo: un crocefisso, dei libri (San Girolamo è principalmente conosciuto per le sue traduzioni della bibbia dal greco ed ebraico in latino) e la clessidra. L’intera scena è incorniciata da elementi naturalistici mentre i dettagli di una capanna affiorano dal lato destro della composizione.

Sant’Agata, una nobildonna Catanese vissuta durante il terzo secolo d.C., dovette resistere alla carcerazione e tortura inflittale dal console romano Quintiliano di quest’ultima infatuato. Prima costretta a vivere in un bordello per un mese, in seguito forzata a venerare idoli pagani, martoriata con l’asportazione dei seni, ed infine rinchiusa in prigione, Sant’Agata riceve in visita San Pietro, premonitore della futura ascesa della donna in paradiso. Questo è il momento rappresentato dal Veronese. Ancora una volta colori e dettagli centrano a pieno i motivi, l’espressività e le emozioni dei personaggi. Sant’Agata è sorpresa dalla visita di due apparenti sconosciuti: un angelo e San Pietro. Costui regge nella mano sinistra le chiavi del paradiso mentre indica il cielo alla santa. Quest’ultima, appoggiata s’una misera panca nella parte sinistra della scena, viene colta nel sofferente atto di portare un panno bianco ma intriso di sangue al suo petto ferito. Il tutto è incorniciato dalle spoglie apparenze d’una fredda cella che oltre al povero letto presenta una flebile candela e pochi oggetti posati s’una mensola di legno.

La storia dei due dipinti è strettamente legata al loro committente ed alle più grandi vicende storiche che travolgono le vite dei singoli individui. Il prete del convento di Santa Maria degli Angeli in Murano, Francesco degli Alberi, commissionò i due lavori al veronese nel 1566. Poco si conosce della vita del committente e gli esperti si domandano ancora come egli abbia fatto a domandare ed ottenere i quadri dal Veronese, uno tra i più stimati e riconosciuti artisti dell’epoca. I quadri furono posti un una cappella privata esterna ma nel 1667 vengono trasferiti nella chiesa dalle suore preoccupate per lo stato di conservazione delle opere e per il rischio di furto. Le guerre napoleoniche ed il successivo dominio francese portano alla chiusura del convento. Infine, nel 1815 i due quadri trovano la loro collocazione finale nella chiesa domenicana di San Pietro martire.

Dettagli

Didascalie immagini

Paolo Veronese
(Paolo Caliari, Verona 1528 - Venezia 1588)

  1. San Gerolamo nel deserto (1566)
    Olio su tela, 231x 147 cm
    Chiesa di San Pietro Martire, Murano 
  2. Sant'Agata in prigione visitata da San Pietro, 1566
    Chiesa di San Pietro Martire,Murano
  3. Un particolare di Sant’Agata 

In copertina
Un particolare di San Girolamo

Dove e quando

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Fino al: 20180325