Una grandissima mostra al Museum of Modern Art di New York, non certo per il numero di opere – una trentina – ma per l’idea di approfondire un momento determinante nel percorso evolutivo di Henri Matisse focalizzando sulla genesi, e la storia, di The Red Studio (1911).
Per molti anni dalla creazione, il dipinto – che raffigura lo spazio di lavoro dell’artista nel sobborgo parigino dove Matisse ha incluso piccole versioni di opere quasi a illustrare se stesso al di là dei giochi di colore, prospettiva, spazio e tempo – venne accolto con sconcerto o, nel migliore dei casi, con indifferenza. Oggi è considerato un’opera fondamentale dell’arte moderna e un punto di riferimento nella tradizione secolare della pittura in studio. 

La mostra Matisse: The Red Studio ha riunito per la prima volta con i dipinti sopravvissuti, due sculture, un pezzo di terracotta e un piatto di ceramica tutti realizzati dal 1898 quando erano insieme nello studio di Issy-les-Moulineaux al momento della realizzazione di The Red Studio. Al riguardo, la curatrice Ann Temkin ha sottolineato “Alcuni dei dipinti erano molto recenti e li aveva realizzati un mese o due prima”.
Si va dalle tele rivoluzionarie, come Le Luxe II (1907–08), a quelle meno note, come Corsica, The Old Mill (1898). Esposte anche fotografie e lettere d’archivio inedite insieme a disegni e dipinti correlati. 
Nel marzo 1909 Matisse ricevette una commissione per due grandi opere (Danza e Musica ora al Museo dell’Ermitage, San Pietroburgo), dal collezionista Sergei Shchukin il primo leale e coraggioso mecenate dell’artista che realizzò rapidamente Atelier Rouge come studio compositivo per Dance destinato al pianerottolo di una scala della casa del magnate russo che, pur acquistando il precedente “The Pink Studio“, rifiutò il dipinto “rosso” che rimase all’autore per sedici anni viaggiando da Londra a New York, da Chicago a Boston fino a quando, nel 1927 venne acquistato dal fondatore del Gargoyle Club di Londra, David Tennant. Agli inizi degli Anni Quaranta del secolo scorso venne venduto a Georges Keller, direttore della Bignou Gallery di New York. Infine, nel 1949, acquisito definitivamente per la collezione permanente del MoMA.

Durante la sua decennale carriera di pittore, scultore, disegnatore e incisore, ha cercato continuamente, “le stesse cose, che forse ho realizzato con mezzi diversi“¹. Celebrato sia come orchestratore di armonie tonali che come disegnatore in grado di distillare una forma nei suoi elementi essenziali, nel suo lavoro ha sperimentato per lungo tempo le modalità per unire colore e linea. La relazione tra i due elementi formali può essere fatta risalire ai primi lavori come Dance (I) in cui, il lato del corpo del ballerino di spalle, posto su campi di intenso blu e verde, è descritto in un unico contorno ad arco. Da notare anche come ciascuna delle figure sembri viva con il movimento e la figura femminile al centro cerchi la mano alla sua sinistra. Appare quasi che l’uomo balli troppo velocemente perché lei possa recuperare il ritardo.

La semplificazione del corpo umano, l’eliminazione radicale della prospettiva vennero giudicate inette o volutamente rozze e, nonostante Matisse sostenesse evocassero “vita e ritmo”, l’opera fu rifiutata da Shchukin.
Questo approccio audace venne influenzato dalla crescente sofisticatezza della tecnologia fotografica. Già nel 1909, l’artista osservava: “Il pittore non deve più preoccuparsi dei dettagli. La fotografia è lì per rendere la moltitudine di dettagli cento volte migliori e più rapidamente. La forma plastica presenterà le emozioni nel modo più diretto possibile e con i mezzi più semplici“. In questa tela monumentale Matisse ha utilizzato solo quattro colori naturalistici: blu per il cielo, verde per la terra con nero e rosa pallido per rendere le cinque figure. Sebbene abbia apportato modifiche alla composizione, l’opera trasmette una notevole fluidità e senso di movimento dinamico.

Una mattina, nell’estate del 1952, Matisse espresse a Lydia Delectorskaya – sua assistente di studio e segretaria – il desiderio di voler vedere dei subacquei e si recarono alla piscina preferita di Cannes pur soffrendo sotto il “sole cocente”. Tornato a casa l’artista dichiarò che avrebbe realizzato personalmente una sua piscina e chiese alla Delectorskaya di rivestire le pareti della sala da pranzo dell’Hôtel Régina di Nizza con una fascia di carta bianca, posizionata appena sopra il livello della testa. SI sarebbe dovuta interrompere soltanto alle finestre e alle porte della stanza rivestita di tela marrone chiaro, tonalità di moda all’epoca. 
Matisse ritagliò i suoi subacquei, nuotatori e creature marine di carta dipinta in un blu oltremare e fissando le forme su carta bianca per contribuire alla definizione del balletto acquatico dei corpi, gli schizzi e la luce. Fu così, con The Swimming Pool, che Matisse scoprì il modo per “cut directly into vivid color.”²

Sebbene gran parte del suo lavoro – che si tratti di un disegno a inchiostro con una linea arabescata fluida o di un dipinto con distese piatte di colore non modulato – sembri come se potesse essere stato eseguito con facilità senza sforzo, per l’artista, tale effetto, era solo un “apparente semplicità” e lavorò alacremente per realizzare “l’arte dell’equilibrio, della purezza e della serenità” che sognava.³ 

Una sezione della mostra è dedicata alla scienza della conservazione e alle recenti scoperte sul processo di realizzazione del dipinto. 

Uno spazio creativo all’interno della mostra invita i visitatori di tutte le età a disegnare, scrivere e riflettere sugli spazi e sui colori che li ispirano.
Dopo la sua presentazione al MoMA, la mostra sarà esposta alla SMK – The National Gallery of Denmark di Copenaghen dal 13 ottobre 2022 al 26 febbraio 2023.

Dettagli

Didascalie immagini opere di Henri Matisse

courtesy MoMA

  1. uno scatto all’ingresso della mostra newyorchese
  2. Lo Studio Rosso, Issy-les-Moulineaux, autunno 1911
    olio su tela, 160×130 cm.
    Museum of Modern Art, New York
  3. Dance (I)
    Paris, Boulevard des Invalides, inizio 1909
    olio su tela, 259.7×390.1 cm.
    Museum of Modern Art, New York
  4. La Piscina nella sala da pranzo Matisse all’Hotel Regina, Nizza, 1952
    Foto: Lydia Delectorskaya. © 2014 Successione H. Mati
  5. la sala espositiva di The Swimming Pool
    Maquette for ceramic (realized 1999 and 2005)
    Nice-Cimiez, Hôtel Régina, late summer 1952

In copertina
un particolare de Lo Studio Rosso

  • La mostra è stata organizzata da Ann Temkin, The Marie-Josée e Henry Kravis Chief Curator of Painting and Sculpture, The Museum of Modern Art, e Dorthe Aagesen, Chief Curator e Senior Researcher, SMK – National Gallery of Denmark; con l’assistenza di Charlotte Barat, Madeleine Haddon e Dana Liljegren; e con la collaborazione di Georges Matisse e Anne Théry, Archives Henri Matisse, Issy-les-Moulineaux, Francia.

Note

  1. “Testimonial,” 1951, in Jack Flam, ed. Matisse on Art (Berkeley and Los Angeles: University of California Press, 1995), p. 207.
  2. Jazz, 1947, in Flam, ibid., p. 172.
  3. “Notes of a Painter,” 1908, in Flam, ibid., p. 42.

 

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Museum of Modern Art -11 W 53rd St. - New York
[Guarda su Google Maps]

Fino al: 10 Settembre, 2022