Rinnovato successo al Metropolitan per la storica e monumentale Turandot di Franco Zeffirelli. Difficile dire qualcosa di nuovo su uno spettacolo che debuttò nel 1987 e che a New York continua a mietere applausi stagione dopo stagione.
Nell’allestimento zeffirelliano, curato per questa ripresa da David Kneuss, la Cina leggendaria di Puccini rivive quasi in scala 1-1, fra architetture smisurate e miriadi di personaggi in scena. Un’infinità di ballerini, comparse, acrobati e coristi riempiono il palcoscenico, che sembra davvero soffrire di horror vacui. Stendardi, parasole e baldacchini luccicanti accompagnano i protagonisti. A tratti si può quasi pensare di essere all’Arena. Il palazzo reale di Pechino è impressionante per dimensioni e profusione di dorature; piccoli ponti si dipartono dal fondo della scena e valicano stagni finti. La dimensione della produzione costringe fra l’altro a dilatare gli intervalli per i necessari cambi di scena. I costumi di Dada Saligeri e Anna Anni sono altrettanto lussureggianti.

Ci si può interrogare sulla cifra estetica di questa Turandot (molto spesso trattato dalla critica come una stravaganza kitsch), ma il pubblico newyorkese continua ad essere affascinato dalla sua opulenza e lancia applausi calorosi al solo apparire della reggia di Pechino. Altre platee sarebbero forse meno generose, anche perché il pathos dell’opera risulta soffocato e la recitazione dei protagonisti è necessariamente ridotta al minimo. La trama è ben nota. La principessa Turandot prova un freddo disprezzo per il genere maschile, alimentato anche dal desiderio di vendicare un’antenata. Chiunque ha l’ardire di chiedere la sua mano deve risolvere tre enigmi, se fallisce viene immediatamente giustiziato. Finché non arriva a Pechino Calàf (in incognito), il figlio di Timur, re tartaro in esilio, e decide di tentare la sorte, stregato dalla bellezza di Turandot. E da lì in avanti la storia cambia direzione.
Eccellente il cast della serata.
Il soprano ucraino Oksana Dyka restituisce tutto il disprezzo e il distacco di Turandot. Costretta a frequenti cambi di costume, proietta una voce che è pura energia. “In questa reggia” è uno sfoggio di bravura in cui gli accenti gelidi della principessa ci arrivano come lame ghiacciate. Sempre sicura, anche nei passaggi più alti della partitura. Da notare che Oksana Dyka sarà ancora Turandot in gennaio a Torino. Da non perdere.

Aleksandrs Antonenko (gìa Calaf alla Scala e alla Royal Opera House) sostituisce il malato Marcelo Álvarez e interpreta Calàf con ardore virile e possenti mezzi vocali. Molto applaudita “Nessun dorma”, con gli acuti di rigore. Intensa e commovente Maria Agresta nei panni della piccola schiava Liù. La platea festeggia la sua “Signore, ascolta”, rivestita di colori teneri e ispirati. Caricaturali Ping, Pang e Pong, costretti in costumi da cartolina esotica.
Una nota a parte per James Morris che dà voce e corpo a Timur. La recita cui abbiamo assistito era la millesima (1000esima!) volta che Morris cantava al Metropolitan. L’evento è stato marcato da una semplice cerimonia dopo la fine del primo atto. Il baritono è stato applaudito a lungo dal pubblico e la direzione del teatro lo ha omaggiato di un simpatico “kit da Hans Sachs”, ruolo che Morris ha portato in scena tante volte.
Il coro ricrea con forza e precisione gli umori della folla cinese, dal desiderio di sangue alle invocazioni più spirituali. Il milanese Carlo Rizzi, un veterano del Metropolitan con più di 180 spettacoli alle spalle, dirige con sicurezza facendo risaltare tutto l’incanto dell’ultimo capolavoro pucciniano, impreziosito da motivi orientali. Applausi convinti per tutti i protagonisti della serata.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Oksana Dyka (Turandot). Metropolitan Opera © Marty Sohl / Metropolitan Opera
  2. Turandot. Scena finale. Metropolitan Opera © Marty Sohl / Metropolitan Opera

IN COPERTINA
Turandot. Scena finale. Metropolitan Opera
© Marty Sohl / Metropolitan Opera

SCHEDA

Regia e scene: Franco Zeffirelli
Ripresa da: David Kneuss
Direttore: Carlo Rizzi
Costumi: Dada Saligeri e Anna Anni
Luci: Gil Wechsler
Coreografie: Chiang Ching
Maestro del coro: Donald Palumbo

Turandot: Oksana Dyka
Calàf: Aleksandrs Antonenko
Liù: Maria Agresta
Timur: James Morris
Ping: Alexey Lavrov
Pang: Tony Stevenson
Pong: Eduardo Valdes
Altoum, imperatore della Cina: Ronald Naldi
Un mandarino: Jeongcheol Cha