Fuocoammare è poesia. Così Meryl Streep ha definito l’ultima opera di Gianfranco Rosi poco prima che il film fosse proiettato al Metrograph Lower East Side, Manhattan. Dopo aver vinto l’Orso d’Oro all’ultima edizione del Festival del cinema di Berlino, dal 24 ottobre il documentario è nelle sale americane ed è stato selezionato come film italiano proposto per l’Oscar come miglior film straniero.
Dalle sponde dell’Atlantico, le prime immagini rituffano lo spettatore tra il cielo e le acque del Mediterraneo. Rosi racconta, con delicato rispetto ed immensa forza espressiva, i drammi, le speranze e le gioie di Lampedusa, dei suoi abitanti e dei suoi migranti. Il film alterna scene di vita quotidiana di alcune famiglie dell’isola (soprattutto le avventure del piccolo Samuele) alle vicissitudini dei migranti dopo aver visto la morte in mare.
Fuocoammare 1
Nonostante Rosi faccia incontrare le vite di queste persone, italiani e migranti, in poche occasioni, e soprattutto attraverso alcune figure chiave come il dottore Pietro Bartolo, il regista non sembra voler trasformare il film in una denuncia della mancata comunicazione tra questi due mondi. Al contrario, giustapponendo le esperienze di migranti ed italiani, Rosi mostra la piena quotidianità della vita sull’isola basata sul mare, simbolo di vita e sofferenza per tutte le persone di Lampedusa. Così come i pescatori dell’isola lottano ogni giorno per la loro sopravvivenza  affrontando le criticità della pesca, allo stesso modo i migranti affrontano estenuanti traversate, fuggendo da fame e violenza, pagando una fortuna per un posto su barconi fatiscenti inumanamente colmi di corpi umani. Il mare: tomba e speranza di vita.
Fuocoammare 2
Il ritmo della narrazione è pacato, riflessivo, profondo e toccante. Esso rifugge il mal di testa dei telegiornali e dà senso ai numeri dei naufragi che, ormai ridondanti nei media nazionali, hanno trasformato le vittime in fredde cifre. Rosi invece mostra il lato umano ed intimo dell’immigrazione mostrando immagini e voci mai viste ed udite. Ma la camera del regista cade anche sugli altri dimenticati: gli abitanti dell’isola e le loro preoccupazioni, desideri e rituali quotidiani. Rosi aumenta l’effetto di questa giustapposizione sviluppando una progressiva comicità nelle scene sulla vita di Samuele (un bambino di 12 anni figlio di un pescatore) ed una parallela crescente tragicità per quanto succede ai migranti. Il film possiede momenti di pura, genuina ilarità (un esempio su tutti: il dialogo tra il dottore e Samuele) in cui lo spettatore si perde nella giocosità, passione, e curiosità di un bambino che cresce, un piccolo essere umano in bilico tra infanzia ed età adulta, tra presente ed aspettative future. Parallelamente, le scene di vita dei migranti toccano momenti di tragicità crescente: dal difficoltoso recupero in mare, dalle scene del canto stanziante che ripercorre il viaggio attraverso il mare, dalle lacrime versate sulla barca della guarda costiera, ai corpi di moribondi disidratati, alle centinai di cadaveri recuperati.
Fuocoammare 3
Stilisticamente, il film presenta piani cinematografici che sembrano immensi quadri animati. In numerose scene la camera resta immobile cogliendo gli spostamenti dei personaggi che la dominano. Tale punto di vista enfatizza la quotidianità della vita di tutti giorni, di atti normali di sopravvivenza. È cosi che lo spettatore coglie i metodici gesti di un’anziana casalinga che rifa’ impeccabilmente il letto e bacia le statuette dei suoi santi, i cerchi concentrici del sommozzatore prima di cogliere i ricci di mare, le ispezioni brusche ma non violente di operatori sanitari che controllano i corpi di centinaia di migranti da poco portati sull’isola, il levarsi e l’abbassarsi tra i canti disperati dei sopravvissuti al naufragio, mentre le tonalità del blu, dal grigio chiaro del cielo coperto, al blu profondo del mare, dominano il dizionario pittorico dell’opera.
Fuocoammare 4
Fuocoammare è un film comico e tragico che dà voce a chi è rimasto in silenzio. Offre uno sguardo nuovo e vero su un dramma conosciuto ma senza fine, toccando l’intima umanità dei suoi protagonisti, i loro drammi e speranze, con rispetto e dignità, solo come i versi di una poesia sanno fare.

Dettagli

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Fuocoammare
  • Regia: Gianfranco Rosi
  • Con: Samuele Pucillo, Mattias Cucina, Samuele Caruana, Pietro Bartolo, Giuseppe Fragapane, Maria Signorello, Francesco Paterna, Francesco Mannino, Maria Costa
  • Soggetto: Gianfranco Rosi
  • Fotografia: Gianfranco Rosi
  • Montaggio: Jacopo Quadri
  • Produzione: Gianfranco Rosi, Donatella Palermo, Serge Lalou e Camille Laemlé per 21Uno Film e Stemal Entertainment con Istituto Luce – Cinecittà e Rai Cinema in coproduzione con Les Films d’Ici con Arte France Cinema
  • Genere: Documentario
  • Origine: Italia / Francia, 2016
  • Durata: 108’ minuti

Samuele Pucillo in un’immagine di Fuocoammare (© 2016 21Uno Film / Stemal Entertainment) Soccorso e assistenza, il dottor Pietro Bartolo I migranti: dolore e speranze Il giovane Samuele Pucillo Gianfranco Rosi sul set a Lampedusa e a fianco di Meryl Streep, presidente di giuria, con l’Orso d’Oro a Berlino 2016 (© 2016 21Uno Film / Stemal Entertainment)