
Humus, (Neri Pozza, 2024) è un romanzo intrigante e destabilizzante perché parlando di lombrichi e terreno Gaspard Koening mette a nudo tante contraddizioni dei millennials, e della nostra società, persi tra la ricerca di una indeterminata soddisfazione personale e l’angoscia di un futuro inquietante.
Arthur e Kevin si ritrovano a frequentare la stessa prestigiosa accademia agronomica, Agro Paris Tech, dove maturano una passione viscerale per gli esseri forse più bistrattati e sottovalutati del pianeta, i lombrichi, che in realtà si rivelano essere uno dei tasselli fondamentali per la fertilità del suolo e la vita sul pianeta Terra. Grazie al loro instancabile lavoro di decomposizione di materiale organico, rilasciato sotto forma di humus, ed alle loro interminabili gallerie sotterranee, i lombrichi ripopolano il suolo di vita microbica e rilasciano sostanze nutritive alle piante.
Agli occhi dei protagonisti i lombrichi diventano una possibile chiave di volta per contrastare l’apocalisse climatica: degli instancabili lavoratori infallibili congeniati dalla natura stessa per rigenerare la terra che diventano un mezzo concreto dell’essere umano per sviluppare un’agricoltura sostenibile.
Ma come attuare il cambiamento? Come conciliare un progetto di vita con l’enorme potenziale ecologico dei lombrichi? E’ qui che le strade dei due amici si dividono muovendosi specularmente ed in senso opposto. Da una parte Kevin, proveniente dalla classe popolare della campagna francese, si lancia in Veritas, una start-up che promette di risolvere il problema dei rifiuti urbani con il vermicopostaggio; dall’altra parte Arthur che, figlio di borghesi parigini, decide di trasferirsi in campagna per rigenerare con i lombrichi un piccolo terreno di famiglia reso sterile da decenni di agricoltura fatta di pesticidi e fertilizzanti di sintesi chimica.
Partendo dalla stessa passione, mossi da un profondo moto di cambiamento ed indignazione per l’ottusità e l’egoismo del mondo che li circonda, i due intraprendono strade completamente diverse ma entrambe fatte di emozioni fortissime, di vittorie e sconfitte, di amici nuovi, amori e profondi dolori che culminano in un intenso turbinio finale.

Al di là della trama ben costruita questo romanzo può essere interpretato anche come un sintomo dei sentimenti del nostro tempo. E’ infatti un’opera che mette in scena i drammi del presente, primo tra tutti quello climatico e del suo impatto immaginato ma fortemente verosimile che può avere sulla coscienza delle persone. Come reagiamo di fronte alla consapevolezza della crisi climatica? Come immaginiamo possa essere il nostro mondo nei prossimi decenni? Leggere delle vicissitudini dei personaggi di Humus ci fa vivere scenari possibili sondandoli e testandoli, facendoci quindi pensare in modo diverso i problemi del presente.
Allo stesso tempo, la carica di contemporaneità del libro si arricchisce con la messa in scena di una sfida generazionale: la doppia crisi dei Millennials occidentali che nati tra l’ultimo sussulto di benessere incosciente di fine XX secolo si trovano davanti un futuro d’aspettative negate sul quale grava la crisi climatica. L’illusione del benessere infinito si è irrimediabilmente infranta ai piedi della loro età adulta. Non gli resta che scegliere come affrontare il doppio peso del loro tempo. La risposta non è esplicita, tuttavia i due protagonisti sembrano suggerirci di affrontare qualsiasi percorso scelto con forte passione e determinata azione.
Infine, anche se è lungi dall’essere praticata diffusamente, è comunque un sintomo positivo che un romanzo, seppure con alcune imprecisioni, volgarizzi e renda nota la nuova consapevolezza agroecologica che si sta finalmente sviluppando in agricoltura non solo tra gli addetti del settore, ma anche tra il grande pubblico.