Cos’é l’Agricoltura Rigenerativa ed è davvero la soluzione che ci serve?
(“Farming Redefined” di Silvia Lazzaris prodotto da @FoodUnfolded e co-prodotto da Will nella versione italiana)

Il modo in cui produciamo il nostro cibo ha un impatto fondamentale sull’ambiente. Nonostante l’efficienza agricola sia aumentata enormemente la civiltà umana si regge oggi su un sistema che genera enormi sprechi alimentari, un consumo ed un accesso al cibo diseguale, ed una distruzione pervasiva degli ambienti naturali.

Ma un nuovo approccio al modo in cui coltiviamo il nostro cibo promette una soluzione concreta ai danni dell’agricoltura convenzionale garantendo il fabbisogno alimentare, ripristinando le risorse naturali che consumiamo. Si chiama agricoltura rigenerativa e nel nuovo documentario prodotto da @FoodUnfolded e co-prodotto da Will nella versione italiana, Silvia Lazzaris ci racconta esempi concreti e le sfide che l’agricoltura rigenerativa si trova ad affrontare oggi e nel prossimo futuro.

Cos’è l’agricoltura rigenerativa? Non esiste una definizione universale e riconosciuta. Non ci sono regolamenti stabiliti per legge. Definirla può essere un problema ma anche una sua forza intrinseca. È un insieme di pratiche e principi guida (ad esempio non disturbare il suolo, diversità di piante, responsabilizzare la comunità, etc.) che mirano a ripristinare il ciclo di fertilità naturale della terra. È un approccio olistico che tiene conto delle relazioni tra gli esseri viventi di un ecosistema, includendo l’essere umano stesso.

Tutto parte dal suolo: l’obiettivo è di migliorare la salute del suolo e la sua ritenzione di carbonio. Ma ogni agricolture poi, in base al proprio contesto ed ai suoi mezzi decide quali pratiche usare.

Un esempio concreto e forse il più efficace nel mostrare il potenziale dell’agricoltura rigenerativa è la fattoria di Ernst Götsch, Olhos D’Água, a Bahia in Brasile. Figlio di agricoltori svizzeri, Götsch ha sviluppato nel tempo un approccio all’agricoltura diverso, basato sull’idea che la salute di una pianta non dipende dal trattamento che agisce singolarmente, ma dalla sua relazione con gli altri esseri che la circondano.

Dopo diversi esperimenti riusciti in America centrale, Götsch si è trasferito in Brasile negli anni ’80 dove ha preso in gestione circa duecento ettari di suolo degradato e dichiarato ufficialmente non più adatto alla coltivazione del cacao. Nel tempo, Götsch ha applicati i principi della successione ecologica della piante aggiungendo materia organica, coprendo il suolo, piantando specie pioniere, e creando un’agroforesta sempre più complessa e capace di attirare vita, diversità e partecipazione della comunità locale.

Non c’è una specie sul pianeta senza una funzione, e tutte queste funzioni sono in favore della vita, non contro la vita. E questo è ciò che rimprovero a noi stessi d’aver perduto. Siamo apparsi allo stesso modi di qualsiasi altra specie, di tutte le altre specie per favorire la vita, per contribuire ad aumentarla. E se lo capissimo ci chiederemmo, anzitutto qual è il primo diritto umano? È contribuire alla vita.

Götsch è riuscito a ripristinare la Mata Atlantica, caratteristica foresta di quella zona del Brasile, producendo cacao di qualità ed una grande varietà di altri frutti senza usare apporti esterni di acqua, pesticidi e fertilizzanti, guadagnando il rispetto dei suoi vicini.

Resta tuttavia un problema. Chi praticherà questa agricoltura? Il lavoro agricolo è arduo, faticoso. Poi non basta produrre, ma bisogna anche vendere. Vendere in un sistema che non assegna alcuna dignità al lavoro agricolo, che cerca di nasconderlo e non riconoscerlo. SI stima che in EU solo il 4% della popolazione lavora in agricoltura. E l’agricoltura rigenerativa ha un problema di scalabilità perché ha bisogno di manodopera.

Esistono però alcune relata che cercano di invertire questa tendenza. Il progetto Juntos, per esempio mira a ripristinare l’agricoltura ad Ibiza, investendo in infrastrutture e risorse per aiutare piccoli produttori ad essere indipendenti. I fondatori del progetto criticano il sistema attuale: l’ecosistema produttivo agricolo è composto da settori distinti e separati, che cercano di tutelarsi indipendentemente (ad esempio apicoltura, allevamento, olivicoltura, etc). Un piccolo produttore diversificato può difficilmente inserirsi in questo sistema. La soluzione proposta prevede di connettere tutti questi piccoli produttori in modo da renderli competitivi su larga scala.

Ma questi progetti possono esistere in altri contesti dove non c’è una forte domanda e ricchezza generata dal turismo, come ad Ibiza? Andremo avanti con sempre più tecnologia in agricoltura? Il lavoro agricolo è si impegnativo, ma per molti che lo praticano è anche vissuto con passione e motivazione, soprattutto da chi pratica tecniche rigenerative proprio perché questo principio ridona dignità ed un senso più grande al lavoro dell’agricoltore. Ed inoltre oggi la tecnologia è basata su migliorare le tecniche tradizionali, ma nulla vieta che si studino metodi tecnologici applicati però ai principi agroecologici.

L’agricoltura rigenerativa si trova ad affrontare un’altra sfida. Oggi è ormai diventato un trend, una buzz word che genera grande attenzione anche da parte di grandi multinazionali che cercano di sfruttare questo movimento (nonostante funzionino strutturalmente in maniera opposta a contraria). Equità e giustizia oltre alla produzione stessa del cibo sono alla base dell’agricoltura rigenerativa. L’obiettivo non è più quello di riuscire a spremere il costo più basso dalle piante, dagli animali e dagli essere umani. Ciò è quello che abbiamo fatto finora e ci ha portato allo stato in cui siamo.

Anche l’idea di usarla come pretesto per contrastare cambiamento climatico ed immagazzinare carbonio è problematica. Innanzitutto, è di per sé difficile trovare indicatori consistenti ed applicabili in contesti diversi. I claim di stoccaggio di carbonio risultano quindi spesso discutibili o manipolatori. Come, ad esempio, una multinazionale che ha trasformato terreni incolti in vaste monocolture di cacao, usando pesticidi e fertilizzanti di sintesi chimica, affermando di aver migliorato il suolo adottando pratiche “rigenerative”.

Ma alcuni pensano che questo interesse per l’agricoltura rigenerativa non sia del tutto negativo. È un segale che questo discorso ed approccio sta diventando importante e che genera attenzione verso temi cruciali del nostro presente e dell’immediato futuro. Non deve però ridursi a mero green washing.

Ma infine a cosa serve l’agricoltura rigenerativa?
Probamente dovrebbe avere termini più chiari per avere uno standard ed essere più facilmente riconosciuta e ritenuta affidabile, ma allo stesso tempo così rischierebbe di ridursi alla rigidità regolamentare che ha ingabbiato agricoltura convenzionale e biologica, riducendo una sua grande forza, ovvero l’adattabilità ad ogni contesto e l’affidamento sulle scelte singole degli agricoltori.

Per Lazzaris, l’agricoltura rigenerativa resta sicuramente uno strumento potente per piccoli agricoltori, per recuperare terreni degradati, e come risorsa per comunità rurali. Forse non deve per forza risolvere il problema della produzione sostenibile di cibo dall’oggi al domani, ma può sicuramente avere un impatto concreto da subito in tutti quegli angoli di mondo abbandonati, per dare una risposta concreta alle loro comunità.

Concludiamo riprendendo le ultime parole di Lazzaris che racchiudono l’essenza dei temi discussi nel documentario: “L’agricoltura rigenerativa è forse, più di tutto un cambiamento di prospettiva, ci spinge a vedere i nostri habitat non come risorse inanimate da sfruttare, ma come ecosistemi complessi da curare e sostenere… Allo stesso modo l’agricoltura rigenerativa non sembra cercare una soluzione universale. È un tentativo di ripensare completamente il nostro approccio all’agricoltura, abbracciando l’idea che ogni terreno ha esigenze diverse… Potrebbe essere quella tanto attesa rivoluzione agricola capace di farsi ripensare non solo come coltiviamo, ma come viviamo.

Il lavoro di Lazzaris si distingue per la sua volontà di andare a fondo negli argomenti trattati, nell’analizzare sia aspetti positivi che problematici, nello sviscerare vere o apparenti contraddizioni. Riesce a portare un tema complesso da spiegare, come quello dell’agricoltura sintropica di Götsch, ad un pubblico vasto e soprattutto in modo gratuito (il documentario è visibile su youtube). Infine, la giornalista ci spinge a porci ancora più domande, sviluppando lo spirito critico dello spettatore che così non si limita solo a slogan generati per acchiappare clic, ma costringendo gli spettatori a guardare la complessità del reale, alle sfaccettature dei mille problemi del presente ed alle conseguenti problematicità, potenzialità e sfide delle soluzioni proposte.

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la nuova agricoltura (FoodUnfolded)
(fonte)