I colori intensi, le pennellate materiche, gli angoli prospettici insoliti. I dipinti del livornese Mario Puccini sono una rivelazione felice e terapeutica in questi mesi che stiamo vivendo. Del resto, proprio l’arte è stata la salvezza di questo artista che, ancora giovane, con un futuro di successo davanti a lui, soffrì di disturbi mentali tanto da finire in un ospedale psichiatrico per quattro anni.
Una passeggiata a Livorno e possiamo questa splendida mostra, che rimarrà aperta fino al 19 settembre, dove le nuove indagini e le scoperte fatte dai curatori hanno permesso di rendere più chiaro il percorso di questo artista, che è stato accostato a Van Gogh per vari motivi, e non solo per i noti problemi psichici. Fu il collezionista Emilio Cecchi che lo definì così in una lettera a sua moglie scritta nel 1913: “È un Van Gogh involontario: fortissimo; tu vedessi che colori, tu vedessi che fiere, che paesi, che mari, che barche in porto, ammassate, catramose…” 

I colti e appassionati collezionisti italiani sono stati la salvezza dell’arte di Puccini, e senza di loro anche questa mostra non sarebbe stata possibile.
Le parole della curatrice Nadia Marchioni – che è stata affiancata da Vincenzo Farinella, Gianni Schiavon e Carlo Sisi –  ci raccontano la genesi dell’esposizione e puntualizzano questo aspetto:

Sei anni fa s’inaugurava un’esposizione che voleva riaccendere l’interesse su Puccini, proponendo verifiche, precisazioni, puntualizzazioni riguardo alla biografia e all’opera dell’artista livornese; nella complicata ricerca dei suoi dipinti, ad oggi quasi tutti in collezioni private, mancavano all’appello alcuni lavori apicali della sua attività, raggiunti, infine, solo oggi, grazie alla generosità e sensibilità degli eredi dell’appassionato collezionista Ugo Rangoni. Queste rare qualità (davvero non comuni in un universo collezionistico – e mercantile – in cui rivalità e segreti professionali sembrano, negli anni, divenire sempre più profondi e senz’altro, almeno nel nostro Paese, lontani dal favorire lo scambio di idee) hanno permesso oggi di presentare nella sua città natale, ad un anno dal centenario della morte del pittore e a oltre sessant’anni dall’ultima mostra dedicatagli dalla municipalità, opere lontane dagli occhi del pubblico da oltre mezzo secolo, in alcuni casi mai esposte e addirittura inedite, illuminandone i momenti salienti o i più oscuri, offrendo l’occasione di ripercorrere il filo delle sue ricerche e della sua biografia, aggiungendo nuovi tasselli alla conoscenza di un artista di insondabile profondità.” 

La mostra permette di seguire lo sviluppo della carriera artistica di Puccini dal suo esordio, a partire dai rari ritratti della fine degli anni Ottanta dell’Ottocento, in cui si evidenzia il legame con l’ambiente artistico fiorentino di fine secolo e con i maestri Fattori e Lega, fino alla maturità dell’istintivo colorista, così come si manifestò dopo i cinque anni trascorsi negli ospedali di Livorno e Siena, dove, ricoverato per “demenza primitiva”, fu dimesso dagli psichiatri nel 1898 e affidato, “non guarito”, alla custodia del padre, permettendogli di riacquistare la libertà.

Nato nel 1869, Mario Puccini è stato un ragazzo prodigio, visto che a soli quattordici anni era già abilitato all’insegnamento di materie tecniche e nel 1885 lo troviamo iscritto all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel 1890 gli verrà conferita la medaglia d’Argento al concorso di emulazione nella scuola di proiezioni ortogonali dell’Accademia, ottenendo, dopo aver superato gli esami di luglio, anche l’abilitazione per l’insegnamento del disegno nelle scuole tecniche. L’anno precedente aveva esposto alla Promotrice fiorentina due dipinti di successo che ci indicano in Fattori e Lega i suoi maestri. Proprio al maestro livornese e ai suoi insegnamenti rimarrà sempre legato, con l’osservazione dal vero come principio cardine della sua arte. Dopo la malattia, “già dal 1910, grazie al confronto diretto con i dipinti di Van Gogh, Cézanne, Gauguin osservati, fra gli altri, alla celebre Prima Mostra fiorentina dell’Impressionismo e stimolato dagli esempi di Alfredo Müller e Plinio Nomellini, come lui cresciuti nell’orbita di Fattori.
Da questo momento la carriera artistica di Puccini fiorì grazie allo stesso Sforni, a Mario Galli ed altri raffinati collezionisti che commissionarono e acquistarono le sue opere. L’esposizione dell’opera di Puccini, assecondando la cronologia, segue anche un criterio tematico, con i dipinti più rappresentativi fra tutti i generi prediletti dall’artista: ritratti, nature morte, vedute del porto di Livorno e, soprattutto, paesaggi, nei quali il lirismo cromatico raggiunge vertici di altissima sensibilità
”. 

La mostra, composta di circa centocinquanta opere, si divide in otto sezioni che permettono di “illustrare il percorso dell’artista nella sua completezza e attraverso i lavori di più alta qualità formale”.  Sono presenti opere rare o mai esposte, che chiariscono nuove pagine della storia di questo artista enigmatico, le cui vicende sono ancora appannate a causa di falle documentaristiche, ma che le ultime ricerche hanno cercato di colmare.
Dalla sezione iniziale della mostra dedicata agli esordi del pittore come ritrattista si passa al momento dell’interruzione forzata a causa della malattia psichica.  Questa sezione documentaria è arricchita dal prezioso e inedito confronto di tre autoritratti dell’artista eseguiti fra il 1912 e il 1914, proiezioni di un’anima sensibilissima, desiderosa di affermare un’immagine pubblica serena e rispettabile, che cela al suo interno una prorompente e anticonvenzionale urgenza espressiva. 

La terza sezione è dedicata al forte legame con Fattori e al superamento del suo insegnamento, favorito dai viaggi in Francia e dal confronto con artisti d’Oltralpe. Accompagnano la sezione una serie di raffronti fra opere di Puccini e di artisti cresciuti, come lui, sotto il modello fattoriano e particolarmente vicini all’artista per vicende personali ed artistiche, fra cui Bartolena, Benvenuti, Ghiglia, Ulvi Liegi, Micheli.
La successiva sezione fa luce sul ritorno di Puccini al mondo dell’arte dopo il buio della crisi mentale. L’attenzione dell’artista non è più rivolta alla figura umana ma si volge al paesaggio, al mondo che lo circonda, spesso la Livorno meno conosciuta ma più pittoresca: scorci solitari e silenziose marine dai colori accesi, che in mostra sono messi in relazione con le fotografie d’epoca, sottolineando l’interpretazione al contempo realistica e visionaria dell’artista.


Con la quinta sezione prosegue l’indagine di Livorno e del suo artistico panorama fertile e dinamico, con una sala dedicata all’arte grafica dell’artista: intensi ed espressivi disegni a carboncino e matita lo confermano fra i grandi disegnatori del Novecento, sulle orme del suo maestro Fattori.
La successiva è dedicata ai paesaggi, con le rare opere eseguite in Francia, dove si reca fra il 1910 e il 1912, quelle della Versilia e a Seravezza, e i dipinti della campagna fra Livorno e Pisa, Castiglioncello e la Maremma. 

La settima sezione analizza l’umanità prediletta del Puccini maturo: il mondo quotidiano del popolo e dei lavoratori. Le opere ci raccontano più di mille parole il suo essere “interprete fiero e dimesso di un universo umile: contempla donne, uomini e anche bambini, molto spesso, intenti al lavoro nei campi o in momenti di ozio che equivale, nell’età felice, alla noia, e sembra di vederlo, osservare con sguardo rapido per cogliere l’attimo e far risuonare attraverso il proprio appassionato temperamento il soggetto, restituendolo in pittura con gesto tanto potente da creare nuovi autonomi frammenti di realtà.

L’ultima sezione dell’esposizione presenta una scelta di ritratti e di nature morte, eseguite in gran numero da Puccini, che dal 1911, grazie anche ad una società per la commercializzazione delle sue opere, comincia ad ottenere un certo successo nelle vendite. L’artista, bisognoso costantemente del confronto col vero, si dedica verosimilmente a questi generi pittorici nei giorni di cattivo tempo, lontano dalla luce naturale, ma la potenza emotiva della sua pittura appare quasi esaltata dal tema intimo e denso di significati della natura morta, affrontata con una intensità cromatica inarrivabile, così come avviene in uno dei suoi più straordinari ritratti, quello dell’ingegnere e collezionista Emanuele Rosselli. Quest’ultimo volle essere ritratto a Viareggio, dove l’artista dovette raggiungerlo: luminose pennellate azzurre e verdi fanno da sfondo al volto arguto, che ci guarda con un leggero sorrisetto, sotto uno stupendo cappello tratteggiato da sapienti ombre colorate, donando profondità a questo straordinario dipinto.

Per completare il tutto, in una speciale sezione della mostra, è esposto, quale antefatto all’opera matura di Puccini, Il giardiniere di Van Gogh, oggi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Prima opera dell’artista olandese esposta in Italia, a Firenze, alla Prima Mostra italiana dell’Impressionismo nel 1910, fu acquistata a Parigi da Gustavo Sforni per la sua collezione, dove Puccini poté ammirarla durante una documentata visita. “Quest’immagine – conclude la curatrice – rappresenta il più significativo commento alle parole dei molti critici che hanno evocato il nome dell’artista olandese a proposito dell’opera di Puccini, definito un “van Gogh involontario” da Emilio Cecchi, mentre Mario Tinti espresse la nota equazione: “Puccini sta a Fattori, come Van Gogh sta a Cézanne…”, parallelo da cui metteva in guardia Llewelyn Lloyd nel suo volume Tempi andati, rivendicando l’orgoglio cittadino di un “van Gogh livornese”. 

Dettagli

Didascalie immagini opere di Mario Puccini

  1. Strada nel bosco,
    olio su tavola, 35,5×24,2 cm.,
    collezione privata
  2. Bambina che prega, (Ave Maria), 1887 circa,
    olio su tela, 69×42 cm.,
    Istituto Matteucci, Viareggio
  3. Il Lazzaretto di Livorno,1911 circa,
    olio su tela, 205×95 cm., collezione privata
  4. Paesaggio con barche,
    olio su tavola, 38×48,5 cm.,
    Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna
  5. Autoritratto, 1914,
    olio su tela, 47×33 cm.,
    collezione privata
  6. Il ponte alla sassaia,
    olio su tavola, 34×41 cm.,
    collezione privata
  7. Case coloniche presso Orbetello,
    olio su tela, 80×122 cm,
    collezione privata
  8. Oliveto con contadinella e bufali,
    34×66 cm.,
    Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma
  9. Ritratto dell’ingegnere Emanuele Rosselli,
    olio su tela, 55×41 cm.,
    collezione privata
  10. Mercato dei montoni a Digne, 1910 circa,
    olio su cartone, 32×53 cm.,
    collezione privata

In copertina un particolare di
Guardiana di porci, olio su tavola, 37×67 cm.,
collezione privata

Orari museo:
da martedì a venerdì 10.00-20.00
sabato e domenica 10.00-22.00
lunedì chiuso

Visite guidate (su prenotazione)

Dove e quando

Evento: Mario Puccini, van Gogh involontario

Indirizzo: Museo della Città - Polo Culturale Bottini dell’Olio, Piazza del Luogo Pio, 57 - Livorno
[Guarda su Google Maps]

Fino al: 19 Settembre, 2021