“Vi ho parlato così tante volte della sua abilità nel fare bene ogni genere di paesaggio
e nel renderli così gradevoli e naturali, che si può dire che, a parte Tiziano,
non esiste nessun altro pittore che ne abbia creati di paragonabili ai suoi”.
(André Félibien, “Entratiens”, 1666-1688)

Così lo scrittore d’arte nella Francia del Re Sole esaltava le qualità paesaggistiche di Tiziano e, qualche decennio più tardi, Roger de Piles – figura centrale del mondo artistico parigino – nel suo “Cours de peinture par principes” (1708), tra le prime trattazioni europee sulla pittura di paesaggio, lo indicava il migliore tra i maestri per la resa dei paesaggi a testimonianza di come, nel Diciottesimo secolo, Vecellio fosse ancora ammirato (soprattutto in Francia) ed esempio da cui imparare.
A Pieve di Cadore, presso il Palazzo della Magnifica Comunità è allestito, fino a domenica 18 ottobre, il secondo appuntamento, dopo quello organizzato in occasione delle Olimpiadi Invernali, del progetto espositivo della città natale che mira ad approfondire il ruolo innovativo svolto dall’artista nello sviluppo della concezione moderna del paesaggio nell’arte veneta ed europea. Ricerca scientifica e fascino espositivo si fondono in questo nuovo percorso, dove si indagano le origini culturali e figurative per la resa dell’ambiente naturale e l’impatto avuto dai suoi paesaggi sugli artisti europei delle generazioni successive.

I curatori, Bernard Aikema e Thomas Dalla Costa, mettono in dialogo tre dipinti – prestati dai Musei Capitolini di Roma (Il Battesimo di Cristo, 1511-1512), dall’Accademia Carrara di Bergamo (Orfeo ed Euridice, 1515 c.) e dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia (San Giovanni Battista, 1540 – 1542) – con oltre trenta tra disegni e xilografie della sua epoca, appartenenti a grandi artisti che gettarono le basi di quella nuova sensibilità paesaggistica o che a lui si ispirarono: da Lucas Cranach e Albrecht Dürer, fino a Rembrandt, Watteau e Marco Ricci. Le tre sezioni espositive rispondono a tre interrogativi fondamentali per esplorare con un diverso “piglio critico” il tema e individuare quali fonti formali possano aver influito in quella sua personalissima interpretazione. In apertura la selezione di opere che rimandano agli esordi in una Venezia dai forti legami culturali e commerciali con le città dell’Europa settentrionale, e centro nevralgico della nascente industria della stampa. Nel Battesimo di Cristo le figure sono armonicamente inserite in un’ambientazione con ruolo importante: un paesaggio costellato di simboli che arricchiscono semanticamente la scena proprio sopra il committente, il mercante Giovanni Ram, un borgo con torre cilindrica e il profilo vagamente dolomitico di alcune montagne sullo sfondo.
Invece, nell’Orfeo ed Euridice, Tiziano pare esplorare altre categorie espressive e di significato, sdoppiando il paesaggio: rassicurante e placido a sinistra, con all’orizzonte una chiesa e il suo campanile, e oscuro e intimidatorio sulla destra, con sullo sfondo la bocca dell’inferno.

Le fonti, e il ruolo della pittura nordica, sono resi evidenti con alcune opere esposte, come la Penitenza di San Giovanni Crisostomo di Lucas Cranach – una delle più note e grandi stampe dell’artista e l’unica, tra le nove a bulino da lui realizzate, che presenti un’ampia scena di paesaggio – e l’incisione, sicuramente nota nella Venezia di inizio Sedicesimo secolo, con Sant’Eustachio di Albrecht Dürer, entrambe con una linea di orizzonte alta come quella del dipinto dell’Accademia Carrara, e quest’ultima grande lezione sulla varietà di effetti pittorici ottenibili utilizzando solamente la linea. D’altra parte, che Tiziano traesse ispirazione dalle stampe, è testimoniato dalla xilografia in quattro blocchi, disposti su due registri, raffigurante Il Sacrificio di Abramo, incisa da Ugo Carpi su disegno di Tiziano nel 1516 circa: una delle immagini (insieme alla Sommersione del Faraone nel Mar Rosso esposta nella precedente mostra) per cui lo stampatore Bernardino Benalio aveva chiesto al Senato di Venezia il privilegio di pubblicazione. 
Nella figura del pastore in alto a destra evidente è la citazione del San Giuseppe de La fuga in Egitto di Dürer (anch’essa parte della celeberrima serie dedicata dall’artista tedesco alla “Vita della Vergine” del 1511), mentre – a dimostrazione che si trattava di una pratica diffusa – si può notare che, l’intero gruppo con Sacra Famiglia della stampa dureriana, ricompare in controparte nella xilografia, in blocco unico, di analogo soggetto eseguita nel 1535 dal monogrammista DN su disegno di Domenico Campagnola. Qui, peraltro, lo sfondo montuoso appare una citazione quasi palmare dal blocco in alto a sinistra del Sacrificio di Abramo. 

Ancora, il diverso peso assegnato al paesaggio all’interno delle opere, quindi il differente apporto semantico alla loro comprensione, risulta chiaro nel confronto tra: Paesaggio con grande cannone, incisione del 1518 di Albrecht Dürer, e Paesaggio con pastori e famiglia in viaggio di Domenico Campagnola. La prima, con veduta sullo sfondo di notevole precisione topografica, la valle del fiume Wiesent e un borgo nei pressi di Norimberga, è un’opera che ebbe enorme importanza (uno dei primi esempi nell’arte occidentale) in cui il paesaggio assunse il ruolo di co-protagonista; nella seconda, invece, il paesaggio è il reale protagonista con le figure, e il gregge sparso, raffigurati su scala ridotta rispetto alla maestosità della natura che li circonda quasi totalizzante e che richiama l’entroterra veneto.

È questa un’epoca di grande fortuna e diffusione dei paesaggi disegnati e incisi grazie a una precisa domanda dei collezionisti che apprezzavano la sperimentazione di nuove tecniche, le capacità di rendere il senso di luce e ombra, di descrivere la realtà circostante senza l’ausilio del colore in opere monocromatiche. Determinante nello sviluppo e nella diffusione di disegni e stampe raffiguranti paesaggi, fu l’incontro e la collaborazione tra Tiziano e Giulio Campagnola, di formazione umanistica, e il suo erede artistico Domenico, figlio in realtà di un calzolaio tedesco. La seconda sezione analizza, anche attraverso questi incontri, l’evoluzione della rappresentazione grafica del paesaggio all’interno dell’entourage tizianesco. Dal precoce disegno del 1510 circa Paesaggio con mulino, Giulio Campagnola ebbe a sperimentare con la penna nuovi linguaggi espressivi, alternando inclinazione e spessore, linee e segni per elementi diversi. Tiziano iniziò a collaborare con Giulio e, a partire dalla metà del secondo decennio, con il figlio adottivo Domenico tanto che, spesso, gli esercizi grafici di Domenico sono stati scambiati per opere di Vecellio come nel caso del Paesaggio con San Giovannino datato 1525 circa. 

In questo periodo Tiziano e Domenico gettano le basi per la cristallizzazione di una nuova tipologia che ritroveremo poi rielaborata nei decenni successivi nelle opere del cadorino, come nello scorcio paesaggistico che si apre a fianco della monumentale figura di Giovanni Battista nella tela delle Gallerie dell’Accademia. Diversi gli esempi di declinazione di questi principi base, in cui l’elemento naturale è componente significativa della composizione. Ne sono esempio due incisioni intagliate probabilmente da Nicolò Boldrini su disegno di Tiziano tra il 1520 e il 1530: San Girolamo in un paesaggio selvaggio e Paesaggio con San Francesco “...ogni elemento naturale, dagli alberi alle rocce, dal cielo alla nuvole – scrivono i due curatori nel saggio introduttivo del catalogo – diviene fattore compositivo imprescindibile che influisce sulla percezione dell’opera da parte dello spettatore”.
In Albero con due capre di Domenico Campagnola, ma anche le stampe eseguite tra il sesto e il settimo decennio in cui l’elemento naturale la fa ancora da padrone, anche se i temi cambiano, scompare il riferimento bucolico o religioso e lascia il posto a soggetti mitologici o fantasiose re-interpretazioni di note iconografie tizianesche, come l’incisione Diana e Callisto assegnata dal bulino dell’olandese Cornelis Cort o Cadmo e il Drago attribuita invece a Battista Del Moro.

La terza sezione rappresenta forse l’aspetto più innovativo del progetto espositivo “certamente foriero di nuove intuizioni e scoperte – ancora i curatori – perché ancora poco investigato”: l’impatto e la fortuna riscosse dalle opere di Tiziano, soprattutto su carta, e della sua cerchia sulle successive generazioni di artisti. Ad accompagnare la mostra un importante catalogo (ZeL edizioni) con saggi e schede dei due curatori e di Irene Brooke, Beverly Brown, Francesco Di Mauro, Juliette Ferdinand, Peter Lüdemann, Camilla Pietrabissa, Jaco Rutgers, Carolina Trupiano e Matthias Wivel. Inoltre, presso la vicina Casa Natale di Tiziano, “Paesaggi cadorini negli acquerelli di Josiah Gilbert” permetterà di rivedere i paesaggi di Tiziano attraverso le opere su carta di un romantico viaggiatore ottocentesco, pittore, scrittore, saggista e fine intellettuale, che in Cadore volle ricercare le fonti d’ispirazione del sommo artista. 
Da non perdere, infine, i tantissimi appuntamenti che rientrano nel programma dell’Estate Tizianesca promossa ormai da ventidue anni dalla Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore in collaborazione con la Magnifica Comunità e il Comune di Pieve di Cadore. Quest’anno il progetto – che propone un nuovo modo di vivere la montagna e i centri minori, valorizzando il dialogo tra arte, paesaggio e comunità nel segno di Tiziano e dei suoi legami con queste aree – conta ben trentacinque eventi diffusi nel territorio, tra conferenze e incontri con prestigiosi storici e studiosi, concerti di musica classica e visite riservate, coinvolgendo venti località e venticinque luoghi d’arte del Cadore, del bellunese e delle province di Treviso, Venezia e Padova.

Dettagli

Punta di diamante delle celebrazioni per i quattrocentocinquant’anni della morte del Maestro, “Titianus Cadorinus 1576 – 2026”, è il progetto promosso dalla Magnifica Comunità di Cadore e dalla Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore, con la collaborazione del Comune di Pieve di Cadore, curato da Bernard Aikema e Thomas Dalla Costa con il supporto del Comitato scientifico della Fondazione, l’organizzazione generale di Villaggio Globale International e allestimento su progetto di FormaUbis. La mostra gode del patrocinio del Ministero della Cultura e della Fondazione Dolomiti Unesco, sostenuta e finanziata da Regione del Veneto, Fondo Comuni Confinanti, Provincia di Belluno, Camera di Commercio Treviso Belluno-Dolomiti, D.M.O. Dolomiti Bellunesi, con il sostegno di Fondazione Cariverona e il supporto di tanti partner.

Didascalie immagini

(courtesy Ufficio stampa Villaggio Globale International)

  1. Tiziano Vecellio, Battesimo di Cristo, 1511-1512
    olio su tavola, 116 x 91,cm. Roma, Musei Capitolini – Pinacoteca Capitolina
  2. Tiziano Vecellio, Orfeo e Euridice, 1510
    olio su tavola, 39,6 x 53 cm. Bergamo, Fondazione Accademia Carrara
  3. Ugo da Carpi, da Tiziano, Il sacrificio di Abramo,1516
    xilografia su quattro blocchi, 798 x 1064 mm.
    Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia, Ca’ Rezzonico
  4. Rembrandt van Rijn, San Girolamo in un paesaggio italiano 1653 circa
    acquaforte e puntasecca, 260 x 213 mm. Firenze, Gallerie degli Uffizi
  5. Tiziano Vecellio, San Giovanni Battista, 1540-1542 circa
    olio su tela, 201 x 119 cm. Venezia, Gallerie dell’Accademia
  6. Domenico Campagnola (?), Fuga in Egitto, XVI sec.
    xilografia, 537 x 760 mm. Bassano del Grappa, MBA Musei Biblioteca Archivio

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore - Pieve di Cadore
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Fino al: 18 Ottobre, 2026