Certamente una mostra per i giovani e giovanissima, ma bella e interessante per tutti e che ha ricevuto la medaglia del Presidente della Repubblica. “Rivoluzione Galileo. L’arte incontra la scienza”, in corso al Palazzo del Monte di Pietà di Padova fino al prossimo 18 marzo, è stata curata da Giovanni Carlo Federico Villa e Stefan Weppelmann. Promossa da Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova il cui  Rettore, prof. Rosario Rizzuto, afferma: “Il 26 settembre 1592 il Senato della Repubblica di Venezia deliberava la nomina di D. Galileo Galilei (Pisa, 15 febbraio 1564 – Arcetri, 8 gennaio 1642) che già insegnava a Pisa “con sua grandissima laude” a docente dell’Università di Padova per un periodo, prorogabile, di quattro anni. Il 7 dicembre di quell’anno Galileo tenne a Padova la propria lezione inaugurale, subito lodata dai contemporanei; qualche giorno dopo, iniziarono le letture di un corso destinato ad avere grande seguito presso gli studenti. A Padova Galileo resterà per diciotto anni, definiti in una lettera «li diciotto anni migliori di tutta la mia età».”

Il percoso espositivo offre un modo nuovo di focalizzare su Galileo mettendo in dialogo capolavori assoluti dell’arte occidentale con testimonianze e reperti diversi così da leggere a tutto tondo uno dei massimi protagonisti del mito italiano ed europeo e molto meno conosciuto di quanto si pensi e il Curatore, spiega: “Il 6 aprile 1854 viene rappresentato, al teatro dei Concordi di Padova, il dramma in cinque atti Gli ultimi anni di Galileo Galilei. Una pièce in cui Ippolito Nievo racconta la vita di Galileo dal processo del 1633 a Roma alla morte ad Arcetri. Il dramma restituisce l’immagine di un uomo votato alla ricerca scientifica, esaltando la fede nella ragione e nella conoscenza, strumento di liberazione per l’umanità. 

Pur nel suo insuccesso, la rappresentazione è indicativa di un momento essenziale nella creazione del mito: Galileo scelto, con Dante, a incarnare i valori fondanti e l’identità culturale della nascente nazione italiana. Poiché in Galileo si compiono due secoli di umanesimo – incarnando pienamente lo spirito del mito italiano e del Grand Tour – celebrandosi in lui l’unità tra arte, scienza e filosofia, radice di ogni conoscenza, al massimo livello. Tanto da essere ricordato da Giacomo Leopardi nello Zibaldone quale “forse il più gran fisico e matematico del mondo” (20 agosto 1821), “il primo riformatore della filosofia e dello spirito umano” (1 dicembre 1828) e, per la “precisa efficacia e scolpitezza evidente” (1818) e per la “magnanimità e di pensare e di scrivere” (1827), il più grande letterato italiano insieme al poeta Dante.

Dal percorso esce chiaramente l’uomo Galileo: lo scienziato padre del metodo sperimentale; il letterato esaltato da Foscolo e Leopardi, Pirandello, Ungaretti, De Sanctis e Calvino; il virtuoso musicista ed esecutore; l’artista considerato da Erwin Panofsky uno dei maggiori critici d’arte del Seicento; l’imprenditore non solo del cannocchiale, ma anche del microscopio e il compasso. Il Galileo della quotidianità. eccezionale per potenza d’intuizione e genio scientifico. Lo era anche nei piccoli vizi e debolezze, quali gli studi di viticoltura e la passione per il vino dei Colli Euganei –  rifiutando la “vil moneta” baratta i suoi strumenti di precisione con vino “del migliore” – o la produzione e vendita di pillole medicinali.

Dopo di lui nulla sarà come prima e la mostra sottolinea quel passaggio epico e millenario: il transito dal cielo degli astrologi al cielo degli astronomi. Ancora il Curatore: “In una narrazione visiva i cui albori saranno capolavori romani e dell’Umanesimo quattrocentesco per giungere alla piena contemporaneità, esponendo oltre sette secoli d’arte occidentale. Dal rassicurante cosmo di Aristotele e Tolomeo, celebrato fino alla metà del Cinquecento dagli astrologi, si procede verso il cielo di un canonico polacco, Nicolò Copernico: poiché è con lui che i matematici incominciano a invadere lo spazio.Le più celebri rappresentazioni cartografiche del Cinquecento – su tutte la Mappa celeste boreale e la Mappa celeste australe compiute da Albrecht Dürer e i disegni di Leonardo da Vinci – sono accompagnate dalle tele con le raffigurazioni dei Quattro elementi di Abraham Govaerts e dei Bruegel, la Via Lattea di Rubens del Prado e quella di Tintoretto ad introdurre la luna raccontata da Van der Neer nel dipinto al Kunsthistorisches Museum di Vienna arrivando all’opera capace di visualizzare mirabilmente l’“ammasso di innumerevoli stelle”, nelle parole di Galilei: il capolavoro di Adam Elsheimer raffigurante una notte di plenilunio con il cielo solcato dalla Via Lattea, prima eco pittorica del Sidereus Nuncius.

Sancendo quella mania dell’astronomia che contagerà i gentiluomini del Seicento e porterà alla serie completa delle Osservazioni astronomiche commissionate nel 1711 a Donato Creti dal conte Luigi Marsili per convincere papa Clemente XI a far erigere un Osservatorio astronomico a Bologna – tele raffiguranti Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno e una cometa e oggi ai Musei Vaticani – ma anche ai grandi capolavori di Guercino e Luca Giordano. Giungendo infine alla contemporaneità della lezione di Galileo, con una riflessione sull’arte contemporanea di altissimo ed eccezionale profilo, in un’apertura significativamente mai fatta a questo livello in una esposizione italiana: da Previati e Giacomo Balla giungendo alle interpretazioni di Najjar, Tujmans e infine di Anish Kapoor.”


In “Rivoluzione Galileo” sono state riunite un enorme numero impressionante di opere partendo dagli splendidi acquerelli e schizzi dello stesso Galileo, che palesano l’altissima qualità del disegno, un attento osservatore dell’arte, come confermano certi commenti su delle tarsie lignee “prive di morbidezza e fatte di legnetti” oppure Arcimboldo, autore di “capricci che hanno una confusa ed inordinata mescolanza di linee e colori”.
Anche le nature morte sviluppano nuove formule compositive sostituendo i simboli della vanitas con raffigurazioni documentaristiche derivanti dallo sviluppo delle scienze naturali come pure il racconto iconografico per capolavori, tra le quali spicca il dipinto del Guercino dedicato al mito di Endimione, con una delle prime raffigurazioni del cannocchiale perfezionato dallo scienziato pisano.

Tra gli anni Venti e Trenta del secolo prende vita una sorta di “bottega” galileiana, ovvero una generazione di artisti (Artemisia Gentileschi, l’Empoli, Stefano Della Bella, ecc.) in grado di condividere le suggestioni offerte dalla lezione dello scienziato. Il Curatore Giovanni documenta anche la “costruzione” del mito galileiano in epoca ottocentesca. E’ il 1841 quando il Granduca Leopoldo II di Lorena fa costruire, in Palazzo Torrigiani, la Tribuna di Galileo uno straordinario ambiente immaginato quale sintesi iconografica della scienza sperimentale.

Dopo la tormentata vicenda della sepoltura in Santa Croce, eternata da Ugo Foscolo, l’Ottocento diviene il secolo dei monumenti dedicati a Galileo: dalla Loggia degli Uffizi alla trentaseiesima statua dei grandi padovani in Prato della Valle e, ovviamente, a Pisa come a Roma il mito di Galileo quello scienziato-umanista capace di una rivoluzione riverberata nell’arte. Per questo la mostra sviluppa un’ampia sezione d’arte contemporanea che da Previati, Pelizza da Volpedo e Balla giunge fino ad Anish Kapoor. Sette secoli di arte occidentale contaminati con la scienza, la tecnologia e l’agiografia galileiana.

Accompagna l’evento espositivo il catalogo di Silvana editoriale. Vastissimo il programma di iniziative, incontri, approfondimenti affiancati dall’Università agli Studi sulla figura di colui che è stato uno dei  più illustri docenti e Maestri padovani. Segnaliamo anche i laboratori per bambini e ragazzi dai 6 ai 13 anni ogni seconda e quarta domenica del mese.
Infine, uno spettacolo-evento prodotto da Corvino Produzioni, in programma il 3 febbraio 2018 al Teatro Ristori di Verona e il  23 febbraio 2018 alla Multisala Pio X di Padova, Corrado Augias e Giovanni C.F. Villa saranno i protagonisti di due serate dedicate a “Rivoluzione Galileo. Il cielo stellato sopra di me” che li vede in veste di protagonisti e di autori.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Donato Creti: Giove, Pinacoteca Vaticana
  2. Donato Creti: Venere, Pinacoteca Vaticana
  3. Cristiano Banti: Galileo davanti all’Inquisizione, 1857. Palazzo Foresti
  4. Santi di Tito, Ritratto di Galileo Galilei olio su tela Grassina (Firenze), Collezione Alberto Bruschi
  5. Luca Giordano: autoritratto in veste di astronomo. Collezione privata
  6. Gaetano Previati: La danza delle Ore, 1899 circa
  7. Guercino: Atlante, museo Bardini
  8. Galileo Galilei: Osservazioni della Luna, novembre - dicembre 1609, acquerello. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, ms. Gal. 48, c. 28r
  9. Cesare della Chiesa: Galileo in carcere. Musei Civici Pavia

IN COPERTINA
Particolare di una sala della mostra

Dove e quando

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Fino al: 20180318