“Polivalente, mondano e transnazionale, il Barocco della Superba è dunque come nessun’altra arte di quell’epoca, e alcuni fra i suoi protagonisti vanno assolutamente annoverati tra i più originali, seducenti e innovativi artisti dell’Europa del loro tempo.”
Eppure, il periodo d’oro dell’arte genovese e i suoi protagonisti sono ancora poco conosciuti al grande pubblico: da questa considerazione nasce la scelta di puntare i riflettori su questo incredibile e scenografico momento della storia dell’arte genovese. Una scelta che ci regala finalmente una mostra capace di soddisfare addetti ai lavori e semplici amanti dell’arte, di raccontarci aspetti politico-sociali e finanziari del nostro Paese attraverso opere di primo livello, di far conoscere abilissimi artisti che meritano di essere ricordati.

La mostra “Superbarocco. Arte a Genova da Rubens a Magnasco” – la prima con questo taglio in trent’anni, e la prima in assoluto programmata negli Stati Uniti – è intesa per “far conoscere il Barocco genovese e le sue straordinarie peculiarità ad un pubblico internazionale. Nel farlo, mette in luce notevoli paralleli con il nostro tempo: dal mecenatismo oligarchico all’arte intesa come risorsa finanziaria, fino a quello che merita di essere chiamato “stile multiculturale”.
La mostra infatti svela la forza della città di Genova fra Seicento e Settecento, in un momento che la vide protagonista dell’economia mondiale, e mette in evidenza la politica liberale del suo governo, dalle idee moderne e così attuali, che le permisero di generare un barocco sfavillante di stile e materie.

Il Barocco a Genova ha rappresentato un periodo di produzione artistica di altissima qualità e particolarmente lungo, considerando che si estende per circa un secolo e mezzo, ovvero dalle prime visite alla Superba di Pieter Paul Rubens, nei primi anni del Seicento, alla morte di Alessandro Magnasco (1749) e alla fondazione della prima ufficiale accademia d’arte cittadina (1751).

L’esposizione, che oggi possiamo ammirare alle Scuderie del Quirinale fino al 3 luglio 2022, è una mostra nata in modo scientifico e ragionato, secondo i giusti criteri per realizzare una rassegna che sappia lasciare il segno nel mondo storico-artistico, ma non è sempre così nel panorama che ultimamente ci circonda.
Alle spalle vi è stata una lunga e, causa pandemia, tormentata gestazione. Il suo concepimento risale infatti al 2015 e parte da due progetti separati, uno a Washington e l’altro a Roma.

“All’inizio del 2015, Jonathan Bober ha proposto la sua idea alla National Gallery of Art. La scelta era perfettamente logica, infatti l’istituzione riserva ai primi ritratti di Van Dyck una delle sale più grandiose mai dedicate alla pittura genovese. Inoltre, uno dei fondatori del museo, Samuel H. Kress, ha donato alla National Gallery e ad altre istituzioni il più notevole insieme di dipinti genovesi presenti negli Stati Uniti. Negli ultimi anni poi, il museo ha riunito un eccezionale numero di opere di arte grafica genovese, organizzando numerose mostre importanti e di ampio respiro focalizzate su singole scuole italiane.”

In parallelo, le Scuderie del Quirinale hanno contattato Piero Boccardo, allora direttore dei Musei Civici di Genova e qualificato studioso dell’arte genovese, per organizzare un evento espositivo di uguale tema.
È stato a questo punto che i due curatori Bober e Boccardo, colleghi sempre in stretto contatto, hanno deciso di unire le energie coinvolgendo nel progetto Franco Boggero, funzionario della Soprintendenza per i Beni Storici e Artistici della Liguria e dare alla luce una mostra congiunta, che si sarebbe dovuta aprire prima a Washington e poi in Italia.
“Nonostante il forzato annullamento della tappa negli USA, dovuto all’aggravarsi della pandemia nell’autunno scorso, la National Gallery of Art ha mantenuto a tutti gli effetti il suo ruolo di co-organizzatore della mostra che ora si svolge alle Scuderie del Quirinale e che si conferma quale straordinaria occasione di collaborazione fra due grandi istituzioni delle due Capitali.” Del progetto di mostra nella capitale USA rimane comunque un prezioso catalogo, a dimostrazione della scientificità degli studi che avrebbero dovuto vedere compimento nell’esposizione statunitense fra 2020 e 2021.

Alle Scuderie del Quirinale il progetto di mostra trova finalmente piena e concreta realizzazione. Il fasto e il lusso, declinati con grande determinazione dalle nobili famiglie genovesi, si ritrovano nell’eccezionale complesso di oltre centoventi opere d’arte in mostra a Roma, oggi conservate in grandi musei del mondo, ma anche provenienti da numerose, esclusive collezioni private che eccezionalmente hanno acconsentito a prestare i loro capolavori. La partecipazione della Città di Genova al cosiddetto progetto Superbarocco è contraddistinta, oltre che dai numerosi e prestigiosi prestiti per Roma, dalla mostra di Palazzo Ducale, dal 27 marzo al 10 luglio, intitolata “La Forma della Meraviglia. Capolavori a Genova tra il 1600 e 1750” e da una serie di iniziative che, unite sotto il titolo “I Protagonisti” e allestite contemporaneamente alla mostra di Palazzo Ducale in diversi musei e palazzi cittadini, focalizzano con un taglio monografico l’attenzione su singole personalità artistiche.

I principi che hanno guidato i curatori hanno creato una esposizione di altissima qualità estetica e scientifica.
“Anche per questa edizione il primo criterio è stato quello della rappresentatività, ovvero si sono selezionati gli artisti – genovesi o meno – che hanno costituito un effettivo punto di riferimento e uno stimolo per i loro contemporanei, e non solo per quelli. Il canone successivo è stato d’ordine qualitativo: si sono preferite opere d’arte eccezionali e, in molti casi, il capolavoro di un singolo maestro.” Possiamo ammirare una delle pale di Rubens dalla chiesa genovese del Gesù, due eccezionali argenti da parata (uno dal Museo Catedralicio di Toledo, l’altro di collezione privata), un ulteriore Castiglione da uno storico palazzo del capoluogo ligure, una monumentale tela di Giulio Benso da Pieve di Teco e, ancora da Genova, il Ratto di Elena di Puget del Museo di Sant’Agostino.

Le tecniche e le materie prese in esame compongono una gamma decisamente ampia e variegata della produzione artistica della Superba tra Sei e Settecento, e ne rappresentano con efficacia la raffinata qualità e la ricercata produzione delle fiorenti botteghe che si succedevano di padre in figlio.

In una delle prime guide turistiche d’Italia, l’Itinerario di Andrea Scoto, pubblicato a Vicenza nel 1615, la peculiarità non solo culturale di Genova fu spiegata in modo chiaro: «Gode il tesoro di libertà e si governa à Repubblica. Di tale forma di governo tutto lo stato suo è contento, stante che chi gli ubidisce hà la vita, l’honore et la robba in sicuro». Le parole di Scoto esprimono un giudizio di grande modernità, dove il sottinteso confronto con il prevalente assolutismo dei monarchi dell’epoca esalta il ruolo singolare a quei tempi giocato dal capoluogo ligure in Europa. “Con la «robba», per altro, si allude chiaramente al denaro che da secoli affluiva in uno dei centri mercantili del Mediterraneo, e che soprattutto dalla seconda metà del Cinquecento aveva trasformato la Superba in una capitale finanziaria internazionale.”

Grazie a quell’enorme quantità di denaro, l’arte divenne una forma di investimento per la nobiltà genovese: palazzi, chiese, ville, affreschi, marmi, arazzi, dipinti, argenti. Gli artisti si trovarono a dover esaudire le richieste di questa ricca committenza che non aveva un unico gusto di riferimento, grazie all’internazionalità delle sue frequentazioni. Superato di certo solo da quello di Roma, il Barocco genovese è per questa ragione altrettanto cosmopolita e composito, ma rispetto a quello, sostanzialmente privato.

Il catalogo è un altro incredibile tesoro che i curatori hanno realizzato. Ci offre, attraverso i suoi tre livelli – i saggi volti a inquadrare e interpretare l’intera vicenda, le introduzioni alle sezioni dedicate ai temi principali e ad alcuni protagonisti, e le singole schede – una consistente sintesi degli studi sul Barocco genovese, con il fine dichiarato di stimolare approfondimenti e ricerche a livello internazionale. “Ma un obiettivo non meno ambizioso è quello di far apprezzare al più vasto pubblico dei visitatori della mostra il grande fascino e le sorprendenti peculiarità della produzione artistica della Superba.”