Come vi aveva promesso la nostra direttrice, torniamo a parlare della bella mostra di Bassano del Grappa su Antonio Canova, che chiude di fatto le celebrazioni del bicentenario della morte del grande artista neoclassico.
Ho avuto il piacere di fare una bella ed interessante chiacchierata con la direttrice dei musei civici di Bassano, la dott.ssa Barbara Guidi, che ci ha raccontato con passione alcuni aspetti dell’esposizione, a cominciare dal marmo della Maddalena giacente …una scultura ritrovata nel 2021, con una storia da romanzo o, se preferite, da film.

Sì, un ritrovamento straordinario, ma il bello è proprio questo, la vita a volte ci presenta delle storie che sembrano esistere solo nei film o nei romanzi, mentre in realtà sono assolutamente reali. La storia della Maddalena è incredibile: ritrovata in un giardino, acquistata come statua da giardino per una cifra irrisoria, 4400 sterline, da due ricchi inconsapevoli che si ritrovano all’improvviso in mano l’ultimo capolavoro di Canova. Opera bellissima della tarda maturità ma di una giovinezza creativa e intellettuale straordinaria, perché il Canova degli ultimi anni, che ormai è entrato nel pieno del romanticismo, sta dando la sua interpretazione di queste nascenti poetiche romantiche. Queste figure distese, giacenti, soprattutto distaccate perché non vivono la nostra dimensione terrena, ma sono in un’altra dimensione, quella del sonno, del sogno, dell’estasi, della trance. È un’opera commovente, bellissima, una delle rare opere a soggetto religioso dell’artista; il suo ritrovamento e soprattutto la mancata vendita all’asta da Christie’s, ha fatto sì che noi, che la rincorrevamo per poterla esporre alla mostra, potessimo farla arrivare qui a Bassano. È quindi la prima volta che il pubblico può vedere questo capolavoro straordinario.

A cosa sarà dovuta la mancata vendita?
Quel genere di aste sono luoghi in cui il protagonista è il collezionismo privato, che è una parte molto importante e particolare del collezionismo, che solitamente cerca opere molto curate. Questa è un’opera che ha vissuto delle vicissitudini anche forti, dal rimanere per decenni esposta all’esterno, alla pioggia, ricoperta di muschio e foglie, con la gente che si sedeva sopra a quella che considerava una mera statua da giardino. Tutto ciò ha rovinato e fatto perdere quella patina e quella levigatezza che sono un po’ la cifra delle sculture in marmo di Canova ed è proprio quel tocco di rifinitura che il collezionismo privato apprezza di più nelle opere del Canova. Secondo me è fondamentalmente questo il tema, in più è anche il tipo di soggetto, religioso come abbiamo detto, quindi non particolarmente adatto al gusto del collezionismo privato. È un’opera che starebbe invece molto bene in un museo …io sarei ovviamente molto felice se lo Stato italiano volesse fare questo passo, anche se non dobbiamo dimenticare che si tratta di un’opera inglese, perché Canova la fa per Lord Liverpool, primo ministro inglese, è un’opera che parte dallo studio di Canova per giungere alla residenza londinese del suo committente e resterà sempre in Inghilterra, quindi… chissà, anche un museo inglese potrebbe ambire. È comunque un’opera che merita di essere al pubblico, per essere ammirata da tante persone.
E pensare che la mancata politezza, levigatura, le infonde ancor più un effetto romantico…
Assolutamente. Però, non ha perso tanti dettagli straordinari, come quella lacrima accennata, che scende dall’occhio ribaltato per l’estasi delle preghiere e delle penitenze; oppure i bellissimi brani delle mani o del manto che avvolge le gambe, le caviglie, il ventre… una bellezza struggente, commovente che rapisce, a tutti gli effetti.

Collocata al centro, in una posizione d’importanza.
Sì, centrale, nel salone in cui si parla del rapporto di Canova con i suoi grandi committenti europei. È il cuore della sezione dedicata alla sua Inghilterra, l’Inghilterra che lo amò così tanto. È il Paese che vantava forse il maggior numero di avidi collezionisti di arte antica e quindi Canova era l’unico artista contemporaneo che poteva essere all’altezza dei Classici, per cui era lo scultore al quale tanti Inglesi chiedevano di poter possedere una sua opera. Lo stesso Lord Liverpool gli chiese un’opera- “Canova fammi una scultura, non importa cosa sia” perché qualunque opera di Canova era il massimo che un collezionista, uomo di grande levatura culturale e di grandi ricchezze, potesse ambire a possedere.

Siamo al termine delle celebrazioni canoviane. Facciamo un bilancio.
È stato secondo me un anno molto bello in cui tanti hanno cercato di celebrare quello che è stato uno dei più grandi artisti che l’Italia abbia mai avuto. Canova è un artista al pari di Raffaello, di Michelangelo, di Bernini, artisti grandissimi ma anche – facendo un parallelo proprio con Raffaello – artisti che sono stati in grado di essere importanti figure politiche per la salvaguardia del patrimonio nazionale. È a Canova che si devono le prime idee di una legislazione che protegge le opere e le lega al luogo per cui sono nate, ed è un’idea modernissima. Quindi è stato un anno molto bello in cui, nonostante la pandemia, nonostante la guerra, comunque tanti enti, tanti luoghi hanno cercato di celebrare questa importante figura a duecento anni dalla morte. Un baricentro è stata proprio la zona fra Possagno e Bassano, che sono i luoghi che conservano le due metà della grande eredità canoviana. Certo non si può dimenticare Venezia, né Asolo o Treviso, perché il Veneto è una sorta di museo canoviano diffuso. Certo è che Possagno e Bassano si dividono questa eredità che viene dall’atelier romano grazie al fratello dell’artista, che ha voluto donare queste opere preziosissime. Ecco perché questi due luoghi hanno un po’ condotto, anche in prima persona, le operazioni delle celebrazioni, coordinate dal Comitato nazionale voluto dal ministero, e le tante iniziative culminano in questa mostra a Bassano del Grappa.

Il Veneto, la terra di Canova, dove anche negli anni di sfortuna critica, l’artista è sempre stato amato.
Assolutamente. È in Veneto che in qualche modo rinasce questa fortuna, dopo il lungo oblio, perché chiaramente anche gli artisti sono soggetti alle mode, e anche i critici d’arte le subiscono. Canova, quindi, che è stato il più importante protagonista della temperie neoclassica, viene spazzato via come viene spezzata via l’epopea napoleonica, con questa ventata di Romanticismo, che è un nuovo sentimento che vuole cancellare l’epoca precedente. La seconda metà dell’Ottocento continua a vivere della fiamma delle poetiche romantiche, mentre il Novecento è una storia completamente nuova, ci si apre con le avanguardie ad un nuovo genere di arte, a nuovi sguardi su nuove manifestazioni della creatività. Bisogna aspettare gli anni ’60-’70 e ’80 perché si riaccenda una luce di attenzione nei confronti di Canova. Alcuni studiosi come Giulio Carlo Argan, Hugh Honour e molti altri in questi ultimi decenni del secolo scorso hanno riacceso l’interesse e si sono moltiplicati gli studi; e proprio nel Veneto, con alcune mostre. A me piace ricordare la memorabile mostra del 1992, che si tenne a Venezia in Palazzo Corner, con un numero di marmi straordinari, che darà il La alla fortuna di canova presso il pubblico. Fa eco subito dopo, nel 2003 un’altra importante mostra qui a Bassano e poi successivamente negli ultimi anni alcune importanti rassegne fra Roma, Napoli e Milano, che hanno affrontato dei temi specifici della carriera di Canova, per giungere oggi a questo racconto che ci dipinge il ritratto dell’artista a tutto tondo: l’uomo, l’artista, il diplomatico, il collezionista…

Genio europeo, legato al territorio… votato ad essere internazionale…
Proprio così. Nelle sue opere, nel suo modo di pensare e anche nel modo di cercare un’armonia tra i popoli, così come nei suoi rapporti internazionali che poi culminano in viaggi a Londra, a Parigi, il recupero dei grandi capolavori italiani sottratti da Napoleone, tutto grazie a queste sottili doti diplomatiche, amatissimo da tutti.

Come avrà fatto, così amato e considerato quasi un essere soprannaturale quando era ancora vivente, a rimanere uomo, a restare con i piedi per terra?
Ci sono dei personaggi che nascono ogni cento anni e sono straordinari. Canova era un uomo dotato di una incredibile umiltà e questa umiltà se l’è portata dietro lungo tutta la sua vita, nonostante l’incredibile successo raggiunto, peraltro da giovanissimo. Poco più che ventenne aveva raffigurato due importanti monumenti papali, diventando l’artista più importante di Roma. Ciononostante, fu un artista sempre umile, sempre pronto ad accogliere tutti, ad aiutare tutti, a restituire molto di ciò che aveva ricevuto perché ha dedicato la sua vita all’arte, l’arte gli ha dato tutto quello che lui desiderava, anche la ricchezza, che lui ha in qualche modo redistribuito. Ha redistribuito anche una grande dose d’affetto, di amore e di concordia, che gli erano assolutamente connaturate.

Lo capiamo guardando le sue opere, i suoi ritratti. Forse per questo l’amore per questo artista è tornato così prepotentemente fra gli amanti dell’arte?
In lui ci sono tanti fattori che esercitano su di noi un fascino, un’attrazione che non si spegne. Le sue opere riescono a parlare a tutti, comunicano a più livelli. Lui è stato un personaggio straordinario che ha avuto una vita straordinaria, si è reso protagonista di storie incredibili, di momenti storici che hanno segnato l’evoluzione della nostra civiltà. Ha vissuto questo tempo travagliato da protagonista e lo ha vissuto tendendo sempre a lasciare qualcosa di buono, di vero, di duraturo. È un artista che ha tante sfaccettature, non lo si deve pensare come l’algido scultore neoclassico della bellezza intoccabile, inarrivabile e distaccata. È un artista che nei disegni, nei bozzetti, trasmette una forza, un fuoco, una passione che però è capace di stemperare trovando quell’equilibrio perfetto, seduttivo, che giunge alla sua massima realizzazione nella levigatezza di questi marmi straordinari i quali, nello stesso tempo, smettono di essere materia fredda e simulano il calore della carne, della pelle, dell’epidermide. In qualche modo, quindi, Canova gioca con i nostri sensi grazie a questo suo straordinario talento tecnico e alle sue doti di scultore. Un genio… un genio europeo.

Una mostra che oltre alla Maddalena regala tanto altro.
Le opere speciali ed importanti sono tante. Abbiamo due teste ideali, una la Clio, realizzata per la Contessa d’Albany, e la Lucrezia d’Este, recentemente ritrovata. C’è uno straordinario San Giovannino, in cui è difficile descrivere la perizia con cui è stato reso il manto dell’agnello su cui siede questo santo bambino. Poi opere della sua collezione privata, perché Canova è stato un collezionista raffinatissimo: un ritratto di Moretto da Brescia, un Tiepolo meraviglioso… E inoltre il grande cavallo colossale, che nasce come commissione per un monumento equestre a Napoleone da collocarsi a Napoli; il Perseo, la Venere Italica, la Danzatrice – sono tante le opere che io spero siano di invito a venire a vedere la mostra.

Molto interessanti i laboratori didattici che avete progettato per varie fasce di età, giocando anche con l’arte contemporanea. Cosa può dare oggi Canova all’arte contemporanea?
L’arte si nutre d’arte da sempre, è un modo di procedere, di proseguire, di rinnovarsi. È un modo per riconoscere i raggiungimenti altrui. Un artista guarda, Canova stesso ha guardato all’antico, non per copiare ma per inventare qualcosa di nuovo, opere contemporanee. Oggigiorno tanti artisti guardano a Canova. Lo si vede anche in tutte le manifestazioni e attenzioni che hanno nei confronti di questo artista che omaggiano con linguaggi diversi, dalla fotografia, alla scultura, alla video arte, e questo dà la cifra di quanto Canova sia ancora un artista che ci parla una lingua viva, nonostante sia temporalmente lontano da noi, ma ancora capace di trasmettere valori e suscitare delle domande che sono fondamentali per l’arte. Un’arte che non si fa domande non riesce ad offrire risposte e questo è un altro dei grandi pregi dei grandi artisti come Canova, che riescono a stimolare ancora e ad accendere queste scintille.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Antonio Canova, Maddalena giacente, 1819-1822, marmo, cm 75x176x84,5, United Kingdom, c/o Francis Outred Ltd, Collezione privata [primo piano]
    2022 Christie’s Images Limited – foto © Luca Marzocchi
  2. Antonio Canova, Maddalena giacente, 1819-1822, marmo, cm 75x176x84,5, United Kingdom, c/o Francis Outred Ltd, Collezione privata [visione di fianco]
    2022 Christie’s Images Limited – foto © Luca Marzocchi
  3. Antonio Canova, Maddalena giacente, 1819-1822, marmo, cm 75x176x84,5, United Kingdom, c/o Francis Outred Ltd, Collezione privata [visione dal fondo]
    2022 Christie’s Images Limited – foto © Luca Marzocchi
  4. Antonio Canova, Testa di Lucrezia d’Este, 1821-1822, marmo, 42x25x14 cm. Londra, Daniel Katz Gallery
  5. Antonio Canova, Busto di Napoleone Bonaparte come Marte pacificatore, gesso, 93x52x41 cm, Bassano del Grappa, Museo Civico
  6. François-Xavier Fabre (1766 – 1837), Ritratto di Antonio Canova, 1812, Olio su tela applicata su tavola, 92×72,8 cm, Montpellier, Musée Fabre
  7. Antonio Canova, San Giovannino, 1821-22, marmo, 65x35x43 cm. Parigi, Trebosc van Lelyveld
    foto © Luca Marzocchi
  8. Allestimento sala – foto ©Luca Marzocchi

IN COPERTINA

Allestimento sala – foto ©Luca Marzocchi