A Palazzo Mazzetti di Asti prosegue, fino al 7 aprile 2024, la mostra curata da Costantino D’Orazio con protagonista il capolavoro caravaggesco Canestra – della Pinacoteca Ambrosiana di Milano – con una ventina di quadri, provenienti da musei pubblici e collezioni private, tutti volti a illustrare la genesi, e l’evoluzione, della raffigurazione pittorica della natura morta inaugurata, proprio da Merisi, con quella sua opera realizzata tra il 1597 e il 1600.
Ulteriore pregio della mostra è permettere al pubblico di scoprire i significati nascosti negli elementi dipinti di cui è parte integrante il catalogo (Skira) con preziosi saggi, tra cui quello iniziale del Curatore perché, il suo capillare racconto, fornisce elementi preziosi per comprendere come, all’epoca, il successo della Canestra fu così immediato da portare alla nascita del nuovo genere artistico.

Michelangelo Merisi, seppur rinato il 21 aprile 1951 (in occasione dell’inaugurazione della mostra milanese a Palazzo Reale voluta da Roberto Longhi), nel 1983 non era ancora l’artista nazional pololare di oggi e in molti si chiesero il perché, tra le tante opere dei grandissimi maestri italani, venne scelta proprio la sua Canestra per essere posizionata sul retro della nuovissima banconota del valore di centomila lire creata, forse come buon auspicio, per il nuovo corso della politica monetaria italiana reduce dalla pesantissima svalutazione (il potere di acquisto di centomila lire nel 1983 si stima fosse quanto quindicimila nel 1967).
Per il verso, oltre al ritratto più accreditato di Caravaggio – quello dipinto su carta da Ottavio Leoni nel 1621 conservato presso la Biblioteca Marucelliana di Firenze – vi era l’olio su tela Buonaventura​ eseguito tra il 1596 e il 1597 e oggi al Louvre.

Probabilmente, nella diatriba su quale opera utilizzare, la Canestra fu preferita perché ancora entro i confini dello Stato e, quindi, essere considerata valore nazionale.
Sorge logico chiedersi in quanti, nel corso degli anni, siano andati a Milano per osservarla all’interno di quell’incredibile collezione, il luogo dove ancora si coltivano i valori del suo fondatore, il cardinal Federico Borromeo che la costituì all’inizio del Seicento.​ Oltre al​ Codice Atlantico, per citare uno dei capolavori più noti, l’Ambrosiana, nel 1618, venne dotata dal cardinale di quel quadro dalla​ storia complessa, ancora oggi oggetto di dibattito negli studiosi.

La Canestra viene citata per la prima volta in un codicillo del testamento elaborato​ da Borromeo nel 1607 (molto prima della morte avvenuta il 21 settembre 1631), ma come giunse nelle disponibilità del prelato? Opinione prevalente è un’acquisizione avvenuta entro il 1601 cioè l’anno del suo ultimo soggiorno romano. Al riguardo, nel 2010, Maurizio Calvesi sosteneva potesse essere riconosciuta nel dono consegnato dal cardinal Francesco Maria del Monte a Federico Borromeo il 29 febbraio 1596, scusandosi per il ritardo avendo avuto a che fare “con persone che bisogna che io mi armi di pazienza”.

Sempre nel già citato saggio in catalogo, Costantino D’Orazio afferma: «una datazione piuttosto alta, per la verità, se diamo credito alle scoperte archivistiche portate alla luce da Michele Di Sivo l’anno dopo, all’interno della fondamentale mostra prodotta dall’Archivio di Stato di Roma per le celebrazioni del quarto centenario della morte del Merisi, “Caravaggio a Roma. Una vita dal vero”. Per l’occasione viene presentato un documento che rimette in discussione l’intera cronologia fino a quel momento riferita al Merisi: durante uno dei numerosi  processi che coinvolgono il pittore, il barbiere Pietropaolo Pellegrini dichiara che Caravaggio è giunto a Roma nel 1596, momento nel quale non può ancora essere stato in contatto con il cardinal Del Monte.

In quell’anno lavora come assistente presso la bottega del siciliano Lorenzo Carli e muove i primi passi in un mercato minore, nel quale è impegnato a dipingere cosiddette “copie di devozione”, repliche di Raffaello, Tiziano e Barocci che sono molto richieste da piccoli commercianti e pellegrini dalle limitate possibilità economiche. Prende quindi più sostanza l’ipotesi largamente condivisa che la Canestra possa essere stata acquistata dal Borromeo direttamente dal pittore qualche anno dopo, presumibilmente grazie ai buoni uffici di Del Monte, che protegge l’artista almeno fino al 1604, ultimo anno in cui Caravaggio è documentato presso la dimora del prelato».

È proprio in Palazzo Medici che Michele [nasce a Milano, da «assai honorati cittadini» originari di Caravaggio, il 29 settembre 1571, festa dell’Arcangelo Michele da cui prende il nome N.d.R.] avrebbe dipinto questo quadro tanto singolare per l’epoca, il primo soggetto a fare a meno delle figure umane esaltando il potere evocativo e la forza iconografica della sola frutta. Indubbiamente, ove anche non si tratti della prima, per il suo realismo e la sua intensità, è indubbio sia l’opera ispiratrice di una rivoluzione all’interno del genere.

Purtroppo, come se non bastase, a complicarne la ricostruzione esiste un ulteriore documento di Federico Borromeo pubblicato nel 1625. Si tratta del volumetto Musaeum (una descrizione delle opere custodite dalla biblioteca) destinato agli allievi dell’accademia collegata all’Ambrosiana e, sulla Canestra, scrive: «nec abest gloria proximae huic fiscellae, exqua flores micant. Fecit eam Michael Angelus Caravagensis Rome nactus aucroritatem,volueramque ego fiscellam huic aliam haberesimilem, sed cum huius pulchritudinem, incomparabilemque excelletiam assequereturnemo, solitaria relicta est».

Appare il sostantivo fiscella – frequentemente attribuito al soggetto dell’opera – ma, soprattutto, il cardinale afferma come, volentieri, avrebbe desiderato un dipinto simile e della medesima bellezza. Desiderio rimasto insoddisfatto, perché nessuno è riuscito a eguagliare l’eccellenza caravaggesca.
Al riguardo, Costantino D’Orazio, nel saggio rileva: «Questa affermazione a mio parere mette a tacere chi – pochi in realtà – ha ipotizzato che il dipinto possa essere una parte di una composizione più ampia, negando che possa trattarsi quindi di una natura morta autonoma. Borromeo chiarisce che l’opera è tanto compiuta da meritare una compagna di simile impatto. Quello che invece resta ancora incerto è il motivo per cui Borromeo faccia menzione di “flores” nel descrivere il soggetto, fiori che “brillano” per la loro bellezza. Possibile che il cardinale, anche se sono passati più di vent’anni, non si ricordi più cos’ha dipinto Caravaggio? Nell’errore (“flores” invece che “fructus”), Maurizio Calvesi ha letto il riferimento al significato sacrale del fiore, che appare spesso come allusione cristologica alla vigna evangelica.

Per Ferdinando Bologna, invece, questo fraintendimento sarebbe la prova che il cardinale fosse “distratto: o, per meglio dire, non dava prova d’un interesse specifico”. Ma forse la verità va rintracciata nelle parole che concludono l’intervento di Calvesi del 2010: “l’equivoco è stato, recentemente, diradato con il ritrovamento del testo originale, in lingua italiana, del Musaeum, in cui chiaramente si parla di frutti e non di fiori (dunque un errore del traduttore, benché poi, sul piano teologico, flores e fructus possano equivalersi, nella metafora della Redenzione)”».

A questo punto possiamo fare un passo indietro, alla genesi del capolavoro. Caravaggio è a Roma da almeno tre anni (sulla base di una datazione che lo colloca tra il 1596 e il 1600), ben inserito nel giro dei maggiori committenti cittadini quando il cardinal Francesco Maria del Monte scambia consigli, e artisti, con il marchese Vincenzo Giustiniani. Inoltre, il pittore Prospero Orsi (all’epoca noto con il soprannome di Prosperino delle Grottesche) cerca di allargare il numero dei clienti presentando Michele (in virtù di un’amicizia nata qualche anno prima, forse durante la comune permanenza nella bottega di Giuseppe Cesari) alla famiglia Vittrice e, forse, ai Mattei e ai Massimo.

Sulla base del dato certo (la presentazione nella notte di Natale del 1599), Caravaggio sta sicuramente lavorando alle tele per la cappella Contarelli di San Luigi dei Francesi e, per la prima volta, è impegnato nella veicolazione attraverso l’arte dei messaggi della chiesa tridentina. Per Costantino D’Orazio, il ruolo di Orsi è fondamentale nella nascita della Canestra, forse anche più di quello di Del Monte.

Prospero è uno straordinario mediatore per il talentuoso collega e, attraverso la sorella, lo mette in contatto con alcuni tra i clienti più prestigiosi di Roma.
Quando nel 1966 Luigi Salerno pubblica la radiografia della Canestra – realizzata durante un restauro – e sotto l’immagine compare un motivo a grottesca, il cerchio si chiude ritenendo molto plausibile come, la tela su cui ha lavorato Michele, possa essere stata fornita da Orsi, attirando immediatamente questa commissione all’interno del loro rapporto.

Proprio in tale ambito, e non a caso, si inserisce la maturazione dell’interesse e delle competenze di Caravaggio nel genere della natura morta ricordando come fu costretto, dalle necessità economiche, ad andare a “servire” il cavalier Giuseppe d’Arpino e “fu applicato a dipinger fiori e frutti sì bene contraffatti che da lui vennero a frequentarsi a quella maggior vaghezza che tanto oggi diletta“. E’ proprio con queste parole che Giovanni Pietro Bellori ne conferma il primato e, ove anche non volesse affermare come la fiscella sia in assoluto al prima canestra di frutta, pone le basi per considerarla all’origine della natura morta.

Dettagli

La mostra, con il contributo concesso dalla Direzione Generale Educazione, Ricerca e Istituti Culturali del Ministero della Cultura, è realizzata dalla Fondazione Asti Musei, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, dalla Regione Piemonte e dal Comune di Asti, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, in collaborazione con Arthemisia, con il patrocinio della Provincia di Asti e vede come sponsor il Gruppo Cassa di Risparmio di Asti.
Catalogo edito da Skira.

Didascalie immagini

  1. un angolo relax all’interno del percorso espositivo
    La Canestra di Caravaggio. Segreti ed enigmi della Natura Morta
  2. fronte retro della banconota da centomila Lire
  3. Michelangelo Merisi detto Caravaggio
    Canestra di frutta, 1597-1600
    olio su tela, cm 47×61
    Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Pinacoteca – Milano
    © Veneranda Biblioteca Ambrosiana /Mondadori Portfolio
  4. dettaglio opera
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Dove e quando

Evento: La Canestra di Caravaggio. Segreti ed enigmi della Natura Morta

Indirizzo: Palazzo Mazzetti - Corso Vittorio Alfieri, 357 - Asti
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Fino al: 07 Aprile, 2024