Può accadere che nella Firenze del primo Rinascimento, insieme a Masaccio, Lorenzo Monaco o Ghiberti, ci fosse anche un altro pittore dalla bottega prosperosa, importante e riconosciuto, ma che poi, a secoli di distanza, il suo nome venisse sempre più dimenticato fino a perdere tracce delle sue opere e della sua vita. E’ proprio questo che è accaduto a Giovanni di Marco, meglio conosciuto come dal Ponte, ovvero il luogo dove sorgeva la sua bottega, vicino all’oggi famosissimo ponte Vecchio. Eppure, la prima notizia documentata è del 1471, con la Cronaca del Dei che ci ricorda la sua bottega come una delle più importanti di Firenze; per non parlare del Vasari che gli dedica una intera Vita, onore tributato solo a coloro ritenuti davvero importanti e degni di essere ricordati per sempre.
Oggi, dopo anni di oblio, torna sotto i riflettori la sua arte, grazie ad una idea nata nel 2012 allo storico dell’arte Angelo Tartuferi, allora direttore del museo dell’Accademia di Firenze, oggi divenuta realtà in una mostra che può essere ammirata nelle stanze attigue al Davide di Michelangelo. Le pale dal fondo dorato emergono dal buio delle sale, anche eccessivo per la verità, alla ricerca di un effetto di galleggiamento. Ma non c’è bisogno di questa scenografia per apprezzare l’arte elegante e favolistica di questo periodo storico e comprenderne limiti e prospettive. Una lettura attenta delle opere di Giovanni di Marco, dei suoi maestri di riferimento, ci introduce in quel periodo contraddittorio che è stato il passaggio fra Trecento e Quattrocento e i suoi primi quattro decenni.
Giovanni dal Ponte, Incoronazione della Vergine (scomparto centrale); nella cuspide Cristo nel Limbo; scomparto sinistro San Francesco d’Assisi e San Giovanni Battista; nella cuspide Angelo annunziante; scomparto destro Sant’Ivo e San Domenico; nella
Passata la porta, ci accoglie in modo mirabile la pala con l’Incoronazione della Vergine della collezione del Museo dell’Accademia, restaurata per l’occasione. Il risultato della pulitura è eccellente, con i colori tornati ad essere luminosi e tonali, donando effetto plastico ad ogni figura. I quattro angeli musici posti alla base del trono, intenti a suonare strumenti realisticamente rappresentati, sono stati studiati con attenzione attraverso uno dei saggi del catalogo, che ha interessanti punti di riflessione in tutti gli interventi pubblicati.
Questa pala, datata al 1430 circa, ci introduce ad un Giovanni dal Ponte al suo massimo, ed è circondata da opere di artisti affini o ispiratori del nostro. Primo fra tutti Gherardo Starnina, il più importante per la preparazione di Giovanni di Marco. Il polittico di Wurzburg è un esempio perfetto per conoscere questo artista, documentato fra il 1387 e il 1412, che matura esperienze importanti internazionali in un soggiorno fra Valencia e Toledo e che torna a Firenze probabilmente nel 1401.
Gherardo Starnina (Gherardo di Jacopo, detto) Firenze, documentato dal 1387 al 1412, polittico Madonna col Bambino tra angeli, scomparto centrale, tempera su tavola,
Fantasia decorativa, una forte espressività, una squillante cromia, tutti elementi della sua arte che trovano riscontri chiari nell’arte di Giovanni del Ponte, che come molti altri artisti a Firenze, viene coinvolto in queste novità, arrivando addirittura ad usare alcuni espedienti tipici dello Starnina, come la maniera di lumeggiare il setto del naso nei volti fino ad addensarsi nella punta, oppure i denti che si intravedono dalle bocche socchiuse, in modo da rafforzare l’espressione dei volti – elemento messo in evidenza nel saggio del catalogo a firma del co-curatore della mostra Lorenzo Sbaraglio.
In questa stessa sala possiamo ammirare Ghiberti, Paolo Uccello, Masaccio, Beato Angelico con Masolino, che servono da viatico e guida per ritrovare tracce nell’arte di Giovanni del Ponte. Certo, non sono tutte opere di grande levatura, ma sono tutte importanti per comprendere l’andamento altalenante e discontinuo che è, come sottolineato da Tartuferi, una delle caratteristiche della sua carriera. Percorso contraddittorio e qualitativamente altalenante, dove si può distinguere un nucleo di dipinti nel quale è chiara la sua originale e anche precoce compartecipazione ai fermenti innovativi masacceschi dei primi decenni del Quattrocento. Per comprenderlo basta osservare il Polittico di San Pietro, datato probabilmente al 1424 e che faceva forse mostra di sé sull’altare della chiesa di San Pier Scheraggio, purtroppo smembrato in varie sedi museali del mondo, ma che grazie alla mostra si può ammirare quasi completo. Forse la commissione più importante della sua carriera, dove l’artista dipinge negli scomparti della predella episodi della vita di San Pietro, la cui iconografia è derivata probabilmente dal polittico di Jacopo di Cione per la distrutta chiesa di San Pier Maggiore e che oggi sono anch’essi divisi fra varie collezioni. Qui Giovanni dal Ponte decide di ‘fare Masaccio’, ovvero realizza delle scene che sembrano tratte dalla cappella Brancacci, impostate con una prospettiva centrale che dona alle figure imponenza plastica. I personaggi raffigurati sono dei veri ritratti, abbigliati con vesti quattrocentesche, fra architetture rinascimentali che rimandano alla Firenze del tempo.
Giovanni dal Ponte, Polittico di San Pietro, 1430 circa, scomparto di predella con Martirio di san Pietro,
Insieme a questa opera, molte altre tavole sembrano invece voler assolutamente perseguire il linguaggio post-giottesco, arcaico e alla ricerca di composizioni del secolo XIV. Pennellate anche meno fluide, pitture impacciate, brani che declinano verso un provincialismo: eppure è lo stesso artista. Come mai? Quale sarà il motivo? La risposta potrebbe essere legata alla committenza, varia, multiforme e con propensioni diverse all’arte del periodo. Soggetti più arcaici e legati ad una devozione popolare molto forte, come l’Annunciazione, saranno fra i prediletti della committenza di Giovanni del Ponte, che però rinuncia a formule innovative per composizioni che sembrano tutte desumere dall’affresco della SS. Annunziata, opera tanto venerata e ritenuta miracolosa, pur se con qualche variazione.
Giovanni del Ponte durante la sua vita crea quattro trittici con tale soggetto più un affresco in Palazzo Vecchio. In tutte c’è una semplificazione dell’ambientazione della scena, e un raro particolare che diventa quasi una cifra stilistica dell’artista, un piccolo Gesù che abbraccia la croce e galleggia su una nuvola accanto all’arcangelo Gabriele, precedendo la colomba dello Spirito Santo. Anche la Vergine Maria è rappresentata in modo singolare per l’epoca e Firenze, perché arcaicamente con le mani aperte e le palme verso l’alto unisce l’atteggiamento di lode con quello di inerme disponibilità.
Giovanni dal Ponte, Annunciazione fra i santi Giovanni battista e Maria Maddalena, fine del terzo - inizi del quarto decennio del XV secolo,
Sono tutte caratteristiche proveniente dal Nord Europa che potrebbero essere legate alla diffusione del tema nell’ambito francescano, anche grazie a San Bonaventura, dottore alla Sorbona, ma, visto la forte comunicatività di questi dettagli, il legame potrebbe essere con le prediche di San Bernardino, presente a Firenze nel 1425. Un senso di teatralità che sicuramente veniva richiesto dai committenti di questi polittici.
Proprio sui suoi committenti abbiamo tante notizie, che permettono di ricostruire le vicende della sua vita. Grazie alle dichiarazioni del catasto del 1427, sappiamo che intorno al 1424 a causa del mancato pagamento da parte di alcuni suoi clienti, Giovanni finisce in prigione alle Stinche – il carcere di Firenze – per morosità, e ci rimarrà per vari mesi. Eppure, si annoverano fra i suoi committenti nomi di risalto della ricca borghesia mercantile, del ceto politico dirigente e giuridico fiorentino, come il cancelliere della repubblica Piero di ser Lando Fortini, oltre a prelati stimati e istituzioni religiose di peso.
Molti dei suoi creditori sono collegabili ad un’altra importante attività svolta da Giovanni di Marco: la creazione di forzieri e cassoni dipinti, dove i temi trattati erano legati all’amore, ma anche trionfi e battaglie. Bellissime scene di corte, figure eleganti, simbologie e allegorie in uno sfavillìo di oro e colori accesi: in mostra la selezione è favolistica e rende giustizia alla bravura di questo artista che va ripensato criticamente nella giusta posizione. Una posizione che lo vede fra gli importanti artisti dell’Umanesimo tardogotico fiorentino, dove i diversi stimoli culturali e stilistici che si presentavano dovevano tenere in conto anche delle richieste della committenza e della forte spiritualità degli ordini monastici. “Un umanesimo tardogotico tutt’altro che minoritario nel panorama artistico fiorentino sul finire degli anni Trenta del Quattrocento, nel cui alveo sembra riconsegnarsi felicemente il nostro artista prima della sua scomparsa, dopo essere stato uno degli interpreti più precoci e originali della nuova visione del mondo imposta da Masaccio.”

Dettagli

Prorogata al 17 aprile 2017

Giovanni dal Ponte, Pannello frontale di cassone: Allegoria delle sette arti liberali, 1430-1435 circa, Giovanni dal Ponte, Incoronazione della Vergine (scomparto centrale); nella cuspide Cristo nel Limbo; scomparto sinistro San Francesco d’Assisi e San Giovanni Battista; nella cuspide Angelo annunziante; scomparto destro Sant’Ivo e San Domenico; nella Gherardo Starnina (Gherardo di Jacopo, detto) Firenze, documentato dal 1387 al 1412, polittico Madonna col Bambino tra angeli, scomparto centrale, tempera su tavola, Giovanni dal Ponte, Polittico di San Pietro, 1430 circa, scomparto di predella con Martirio di san Pietro, Giovanni dal Ponte, Annunciazione fra i santi Giovanni battista e Maria Maddalena, fine del terzo – inizi del quarto decennio del XV secolo,

Dove e quando

Evento: Giovanni dal Ponte protagonista dell'umanesimo tardogotico fiorentino

Indirizzo:
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Fino al: 17 Aprile, 2017