A Cremona ci eravamo lasciati con Monteverdi e Caravaggio, sonar stromenti e figurar la musica, uno degli appuntamenti di punta della stagione monteverdiana dedicata al compositore cinquecentesco Claudio Monteverdi che proprio qui, 450 anni, fa ebbe i natali. Ma per la serie “il meglio deve ancora venire”, lo scorso 6 ottobre al Museo Civico di Cremona è stato inaugurato un evento unico per riscoprire uno dei nomi più altisonanti che hanno reso grande il nome della città lombarda.

Questa volta protagonista è il cremonese d’adozione Luigi Miradori, meglio noto con lo pseudonimo del Genovesino (c.1605 –1656), che si distinse tra i suoi colleghi del ‘600 per estro compositivo e originalità, dal linguaggio realistico di eredità caravaggesca ma che valica i confini della tradizione facendo l’occhiolino alla teatralità e all’invenzione. Con un’eterogeneità di stili e temi che testimonia la principale cifra stilistica della sua opera, non solo suggestioni figurative ma anche letterarie, religiose e musicali che mettono in luce un carattere irrequieto che marca l’esistenza di un artista che fino a oggi è stato sconosciuto ai più.
Genovesino. Natura e invenzione nella pittura del Seicento a Cremona è occasione, come dichiarato dal Sindaco Galimberti, per conoscere “un genio che ha portato in città il suo talento e che grazie a questo ha condotto Cremona fuori dai propri confini”.

Fino al 6 gennaio 2018, al Museo Civico Ala Ponzone, sono oltre 50 le opere esposte provenienti non solo dalle chiese del territorio lombardo ma anche dai più importanti musei italiani – tra cui Milano, Roma, Genova, Parma, Piacenza – e da prestigiose collezioni private italiane ed estere.
Tra i capolavori esposti – dei quali alcuni di proprietà ecclesiastica restaurati per l’occasione ritrovando i colori e la qualità pittorica originari, undici mai esposti in Italia e tre inediti – la Nascita della Vergine, li Sacrificio di Isacco e Lot e le figlie, tutte opere commissionate al Miradori dalla grande aristocrazia filospagnola del tempo e locale (tra le varie personalità spiccano quelle del governatore e castellano don Álvaro de Quiñones e la nobile famiglia Ponzone) e da vari ordini e istituzioni religiose.
Una varietà di committenze che giustifica una moltitudine di provenienze delle opere di questa prima monografica – curata da Francesco Frangi, Valierio Guazzoni e Marco Tanzi e supportata da un prestigioso comitato scientifico – dedicata al Genovesino, che si snoda attraverso sei sale del museo seguendo un filo cronologico e tematico. Una mostra che mette in luce lo sperimentalismo del Miradori, sempre in bilico tra scelte apparentemente inconciliabili, dove il tragico e il macabro si fondono al comico e le evasioni nel fantastico entrano nel reale, caratteri che fanno da fil rouge, da tratto distintivo più singolare della sua pittura.

Accanto a opere di argomento religioso – e qui ricordiamo la meravigliosa e inedita Ultima cena (collezione privata) – troviamo la celebre, romantica e imperscrutabile Suonatrice di liuto e magnifici esemplari tra i più significativi della ritrattistica infantile del Seicento. A uniformare questo spigliato passare dall’arguta osservazione della quotidianità ai soggetti tipici della più canonica iconografia religiosa, agisce un uso del chiaroscuro che ammicca alle forti tonalità caravaggesche.

La rassegna continua tra lavori firmati ma non datati; tra citazioni e stili antitetici ma compresenti in opere coeve o addirittura presenti sulla stessa tela. È il caso, ad esempio, delle numerose allegorie della Vanitas, accomunate dalla raffigurazione di un putto addormentato accanto a teschi e altri simboli testimoni del passare del tempo: il tema della caducità umana e della mortalità infantile, alimentato dai ricordi della epidemia di peste e declinato in termini sempre più espliciti e grotteschi.

L’itinerario espositivo è completato da un nucleo di ritratti, capeggiati dal Ritratto di Sigismondo Ponzone con il cane di proprietà del Museo Civico Ala Ponzone di Cremona, dal magnifico Ritratto Trivulzio, proveniente da New York e considerato disperso dal 1932, e – grazie a un accordo tra i Comuni di Cremona e Mantova – dallo splendido Ritratto di gentiluomo, capolavoro della ritrattistica lombarda conservato al Museo del Palazzo D’Arco di Mantova.

A chiudere il percorso di mostra, il capolavoro del Riposo durante la fuga in Egitto che per l’occasione è stato traslato dalla chiesa di Sant’Imerio alla Pinacoteca, vero e proprio manifesto dell’eclettismo miradoriano: rigore tecnico e singolare gusto interpretativo, simbolismo e profondo senso di realtà. Alle spalle della sacra famiglia, la strage degli innocenti: bambini e neonati fatti uccidere per mano di Erode fanno da cornice a uno stuolo di angeli a protezione di Giuseppe, Maria e il Bambino. Così sui diversi piani dell’opera si articolano registri diversi: l’intimità della Sacra Famiglia, il tragico della strage degli innocenti sullo sfondo e la fantasia architettonica dell’intera costruzione.

L’esposizione suggerisce poi un percorso tra chiese e palazzi cremonesi, sulle tracce del  Genovesino: in  Pinacoteca e a Palazzo Comunale, visitando inoltre la Cattedrale e le chiese che l’hanno visto all’opera e che tutt’oggi conservano  suoi  capolavori: tra questi la vasta tela con la Moltiplicazione dei pani e dei pesci, eseguita nel 1647 per il presbiterio della Chiesa di San Francesco e oggi nel Salone dei quadri del Palazzo Comunale, dove l’artista esalta l’attualità del racconto evangelico riversandolo in un contesto familiare con ritratti vivacemente caratterizzati di contemporanei così da favorire l’identificazione del pubblico e alimentarne la fiducia nella provvidenza celeste.

In linea con lo stile composito del Genovesino tra tradizione e innovazione, a rendere la visita della mostra maggiormente fruibile e “a passo coi tempi” è stato introdotto un mezzo semplice e innovativo alla portata ormai di tutti: accanto ai più canonici apparati didascalici, un’intuitiva app fornisce un valore aggiunto alla visita in Pinacoteca fornendo curiosità extra.
Divisa in due sezioni principali, la parte dedicata al “Museo” permette di avere informazioni sulle immagini delle opere con le relative descrizioni e la possibilità di zoomare su dettagli altrimenti inosservati, e la parte dell’”Itinerario” in cui si possono scoprire i luoghi che ospitano opere dell’autore non esposte in Pinacoteca, a cui sono state associate le mappe di Google per illustrare all’utente il percorso più veloce per raggiungere i punti d’interesse.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Luigi Miradori detto Genovesino, Nascita della Vergine. Tela, cm 190x280,5. Cremona, Museo Civico Ala Ponzone

  2. Luigi Miradori detto Genovesino, Sacrificio di Isacco, 1630-1635 circa. Tela, cm 146,8x111. Londra, collezione privata

  3. Luigi Miradori detto Genovesino, Ultima cena. Tavola, cm 27x44,5. Milano, collezione privata (particolare)

  4. Luigi Miradori detto Genovesino, Vanitas con vaso di fiori. Tela, cm 76x61. Cremona, Museo Civico Ala Ponzone

  5. Luigi Miradori detto Genovesino, Suonatrice di liuto. Tela, cm 138x100. Genova, Musei di Strada Nuova - Palazzo Rosso

  6. Luigi Miradori detto Genovesino, Ritratto di Sigismondo Ponzone. Tela, cm 131x100,5. Cremona, Museo Civico Ala Ponzone

  7. Luigi Miradori detto Genovesino, Riposo nella fuga in Egitto. Tela, cm 320x220. Cremona, Chiesa di Sant’Imerio

  8. Luigi Miradori detto Genovesino, Moltiplicazione dei pani e dei pesci, 1647. Cremona, Palazzo Comunale (particolare)

IN COPERTINA
Un particolare di: Luigi Miradori detto Genovesino, Moltiplicazione dei pani e dei pesci, 1647. Cremona, Palazzo Comunale

Dove e quando

Evento: Genovesino. Natura e invenzione nella pittura del Seicento a Cremona

Indirizzo:
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Fino al: 20180106