Ancora fino all’8 gennaio è possibile ammirare una piccola ma preziosa mostra all’interno dei Musei Vaticani dedicata a due opere che non sono solitamente visibili.

I due magnifici dipinti che rappresentano San Pietro e San Paolo, i patroni di Roma, realizzati da Fra’ Bartolomeo e da Raffaello fra il 1513 e il 1518, sono da decenni conservati nell’Appartamento pontificio delle Udienze del Palazzo Apostolico Vaticano e per questo motivo non visibili al grande pubblico.

Nell’autunno del 1513, Fra Bartolomeo, pittore e frate domenicano del convento fiorentino di San Marco, si recò a Roma, dove gli vennero commissionati i due quadri dei Principi degli Apostoli per la Chiesa di San Silvestro al Quirinale. Realizzò i cartoni preparatori e dipinse il San Paolo, ma un’improvvisa crisi artistica gli impedì di terminare il lavoro e, probabilmente dopo la sua morte avvenuta nel 1517, il quadro di San Pietro venne completato da Raffaello, come attestato dal Vasari. La chiesa di San Silvestro al Quirinale era un polo religioso molto importante nei pontificati di Leone X e dei suoi successori, più o meno fino alla fine del Cinquecento. Poi passò in mano ai teatini e in quell’occasione le tavole furono cedute al Papa Benedetto XIV. Sappiamo che esercitarono grande influenza sugli artisti successivi, come ci riportano i testi e le guide di Roma fra Seicento e Settecento.

I due Santi sono rappresentati a figura intera all’interno di semplici nicchie sottolineate da modanatura e sono riconoscibili dai loro attributi.

Acquistati da Papa Clemente XI nel 1707, passarono dalla Pinacoteca dei Papi all’appartamento pontificio di Castel Gandolfo nel 1963 e dal 1974 nell’Appartamento delle Udienze nei Palazzi Vaticani. Sono stati sottoposti a restauro dal 2019, in previsione delle Celebrazioni Raffaellesche del 2020. Durante il restauro, protratto più a lungo del previsto a causa della pandemia, sono stati oggetto di esami e studi specifici e di particolari ricerche nel Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, dove sono conservati i disegni e i cartoni preparatori delle due opere. Da queste ricerche è nata l’idea di questa straordinaria esposizione in collaborazione fra i Musei Vaticani e le Gallerie degli Uffizi, che hanno concesso in prestito i preziosi disegni e i cartoni preparatori, incredibilmente conservati e che facevano parte della collezione del cardinale Leopoldo, grande collezionista della famiglia Medici e principale responsabile della collezione di disegni e stampe della galleria fiorentina.

Il primo intervento di restauro documentato sulle due opere risale al tempo in cui furono vendute dai teatini di San Silvestro al Quirinale: secondo una nota di pagamento, datata 14 luglio 1711, il lavoro fu eseguito in casa di Carlo Maratti dal valente artigiano romano Domenico Michelini, che avrebbe «raccommodati» i quadri poiché «tutti tarmati e scrostati».

In seguito i due dipinti subirono altri interventi conservativi, sempre conseguenti agli spostamenti nelle diverse collocazioni vaticane. Nel 1972, ma sulla sola tavola con il San Pietro, furono rilevate alcune pericolose fenditure che resero necessario un restauro urgente completato nel 1974, quando sul supporto, già assottigliato, fu montata la parchettatura tuttora in opera.

Le due tavole, di identica misura, sono composte da assi in legno di pioppo affiancate in verticale. In entrambe le opere, sulla preparazione bianca di gesso e colla, sono state eseguite le incisioni dirette per impostare prospetticamente le figure. Alcune sottili incisioni visibili sui margini indicano l’uso della tecnica della quadrettatura per la trasposizione del disegno dal cartone, assolutamente tipica del periodo. Il tratto preparatorio, eseguito a pennello con colore nero, omogeneo e regolare, è usato anche per definire le ombreggiature e consente di intravedere alcuni ripensamenti nelle proporzioni dei due Santi, come per la testa del San Paolo, modificata più volte già nella prima fase della composizione.

 “La tecnica esecutiva, fin qui identica, risulta molto diversa nelle fasi successive dell’elaborazione pittorica dei due dipinti”. Differenze sostanziali si notano già a partire dalla stesura cromatica del fondo delle nicchie. Le immagini riflettografiche hanno evidenziato che il ductus pittorico e la consistenza materica delle due tavole appaiono decisamente diversi. Il San Paolo è reso rispettando i contorni del disegno preparatorio e con masse di colore ordinate e ben definite nei volumi, il San Pietro invece presenta una pennellata più libera e vibrante, che spesso modifica significativamente il disegno iniziale. “Nella resa pittorica finale il San Paolo appare composto nei suoi volumi proporzionati all’interno dello spazio della nicchia, mentre il San Pietro risulta più in aggetto, con un movimento di torsione più accentuato, che fa dilatare il panneggio in rapporto allo spazio architettonico.

Le modifiche rispetto al disegno preparatorio nel San Paolo sembrano riflettere un adeguamento delle proporzioni della figura in funzione di un punto di vista ribassato. Nel San Pietro piuttosto portano ad enfatizzare l’espressione e il gesto del santo, con allargamenti sostanziali del viso  e delle mani e un panneggio più morbido e naturalistico. “La resa di luci e ombre nel San Pietro testimonia una ricerca della rappresentazione più avanzata e realistica, come risulta dal chiaroscuro del viso e delle mani del santo, dipinti con vivacissimi colpi di pennello finali.

L’analisi tecnica e stilistica delle due opere compiuta in occasione del restauro induce a ritenere che siano state preparate entrambe da Fra Bartolomeo, il quale avrebbe poi portato a compimento la sola tavola del San Paolo, mentre il San Pietro, rimasto allo stadio di disegno preparatorio ombreggiato e forse con alcuni abbozzi di colore nei panneggi, sarebbe stato totalmente dipinto da Raffaello secondo una conduzione pittorica e uno stile che lo avvicinano alle opere del periodo più tardo della sua attività.

Quello che rende speciale questa mostra è il fatto che per la prima volta dal 1513, quando tuttavia nessuno poté vederli nello studio dell’artista, salvo Fra Bartolomeo stesso e l’amico Raffaello, i dipinti si riuniscono ai cartoni e ai disegni preparatori, permettendo di comprendere l’evoluzione stilistica che si sviluppò con questo passaggio di consegne tra Fra’ Bartolomeo e Raffaello. Sono in mostra anche alcuni momenti di progettazione grafica con dei piccoli disegni provenienti dagli Uffizi, che raffigurano rispettivamente San Pietro e San Paolo, e che a loro volta testimoniano come si arrivava ai cartoni e poi al risultato finale.

Il tutto in un’unica stanza dalle luci ribassate, dove le luci creano un’atmosfera raccolta ed evidenziano in modo mirabile l’energia e la potenza della pittura di due grandi campioni del Rinascimento.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Fra’ Bartolomeo, San Paolo, Musei Vaticani,
    Foto © Governatorato SCV – Direzione dei Musei Vaticani
  2. Fra’ Bartolomeo e Raffaello Sanzio, San Pietro, Musei Vaticani,
    Foto © Governatorato SCV – Direzione dei Musei Vaticani
  3. Fra’ Bartolomeo, Cartone preparatorio per San Pietro,
    Gabinetto Disegni e Stampe delle gallerie degli Uffizi, ©Uffizi
  4. San Paolo, dettaglio della riflettografia IR a 1900 nm che evidenzia la prima versione del disegno preparatorio del volto
  5. San Pietro, dettaglio del cartone preparatorio

In copertina

Un particolare dei dipinti dei due apostoli, affiancati ai cartoni preparatori
(fonte)

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Musei Vaticani - Città del Vaticano
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Fino al: 08 Gennaio, 2022