Il mese scorso Elisabetta vi ha catapultato nell’universo artistico di Noè Bordignon e se un viaggio è sicuramente da mettere in agenda per visitare le due sedi espositive – Castelfranco Veneto dove l’artista nacque nel 1841 e San Zenone degli Ezzelini, la città in cui decise di ritirarsi, dove le sue spoglie riposano dal 7 dicembre 1920 – impossibile non recarsi negli altri Comuni dove sono conservate pregevoli testimonianze dell’opera del pittore soprattutto in qualità di frescante. Infatti, tra i decenni dell’ultimo Ottocento e i primi del Novecento, nel Veneto, Noè Bordignon fu uno dei maggiori pittori in affresco, per qualità e per quantità di opere realizzate.
Dipinse in almeno trentasette edifici di ventidue località diverse per un totale, a oggi accertate dagli studi, di centoventuno singole opere: di tutti questi edifici ben ventotto sono religiosi e, tolte poche eccezioni, lavorò prevalentemente in piccoli paesi di campagna o della pedemontana collinare.

Si resta sorpresi nel constatare come, gli affreschi di un artista sconosciuto al grande pubblico, siano intrisi di un linguaggio figurativo tanto realistico da sembrare dialettale, rustico e, proprio per questo, facilmente decodificabile dalla sua gente. Parlava la loro lingua, schietta e diretta… veneta.
Realismo basato sulla tradizione, ma, allo stesso tempo, pervaso dalla dimensione sociale della sua epoca, una produzione difficilmente comprensibile in un contesto diverso dal suo entroterra.
Inoltre, tenendo ben presente il suo credo cristiano cattolico sensibile alle condizioni di vita della classe contadina, non può stupire come, le autorità ecclesiastiche locali, abbiano visto in lui l’artista ideale per la divulgazione di molte di quelle che furono le direttive della Rerum Novarum di Papa Leone XIII e del conservatorismo catechistico di Papa Pio X.

Se nelle opere giovanili talvolta prevalgono tratti accademici – come nell’Assunta della parrocchiale di San Zenone – dopo il suo rientro da Roma, nel 1874, Bordignon iniziò a sviluppare quel personalissimo linguaggio declinando forza ed energia, vigore e dramma con il realismo ricco di “un’enfasi della gestualità e delle positure architettate in composizioni spaziali complesse e ritmate“. Ne sono esempi la Resurrezione della carne per i Santi Cosma e Damiano di Pagnano o La gloria del vescovo San Nicolò di Monfumo e il capolavoro, il Giudizio Universale di San Zenone, opera che non trova paragoni per l’epoca e nel territorio.

Va ricordato come, dopo aver lasciato Venezia, allo scadere del secolo, la notorietà di frescante era già ben consolidata e poteva contare su incarichi di lavoro da garantirgli un dignitoso benessere, accettando commissioni anche da privati.
Se i sontuosi affreschi di facciata di villa Michieli a Bassano, purtroppo distrutti dai bombardamenti del 1945, ci avrebbero rivelato un Bordignon sapiente rievocatore d’antichità classica, straordinari sono il complesso ciclo storico e dantesco per villa Barbini Rinaldi a Casella d’Asolo e il soffitto con Le Ore (oggi però non più visibile) commissionatogli dal conte Macola per la sua villa a Castelfranco, dove, soprattutto per il secondo, si può parlare esplicitamente di simbolismo.
Nei soggetti religiosi affrontati nel nuovo secolo, Bordignon ricercava un linguaggio espressivo sempre più rivolto a una dimensione riservata, intima, per dialogare con il fedele nel momento in cui si raccoglie nella preghiera, come negli affreschi per le chiese degli Ognissanti e di San Donato di Bassano, per quelle di Cartigliano o di Santorso, ma anche nei soffitti di Silvelle, San Zeno di Cassola, Altivole.

Grazie alla collaborazione tra le due città promotrici e gli undici Comuni – Altivole, Asolo, Bassano del Grappa, Cartigliano, Cassola, Castello di Godego, Loria, Maser, Monfumo, Riese Pio X e Rosà – la mostra diventa punto di partenza per tre itinerari (ricordate un binocolo da interni sempre a portata di mano), tra antichi borghi e paesaggi resi mozzafiato dalla cromia autunnale nel Trevigiano e Vicentino dove, oltre all’arte è possibile farsi stupire anche stando seduti a tavola.

ITINERARIO 1
(Castelfranco Veneto, Castello di Godego, Loria, Riese Pio X,
San Vito di Altivole, San Zenone degli Ezzelini)
Tra chiese e ville, si parte da Castelfranco dove è possibile ammirare diversi affreschi come la Fanciulla a cavallo con paggio presente in un lunotto di Casa Martini Stecca; La figlia di Jefte nella Casa natale di Noè Bordignon (ora Comacchio) e Angeli che cantano e distribuiscono fiori nella cappella Ruzza nel Cimitero Monumentale.
Inoltre, sono conservati nella chiesa di s. Maria Nascente altri tre importanti affreschi: Ingresso di Gesù in Gerusalemme, Madonna col Bambino, Resurrezione di Lazzaro.
Si prosegue con una tappa a Castello di Godego dove sono conservati presso la chiesa di s. Maria (ora auditorium) due opere che raffigurano la Natività e l’Apparizione di Gesù a sant’Antonio.

Da qui si procede fino a Loria per visitare, nella chiesa del patrono s. Bartolomeo, l’affresco della glorificazione del santo e due opere dedicate a s. Biagio.
A quattro chilometri, poco prima di Riese, che diede i natali al papa Pio X, si incontra il santuario di santa Maria Assunta delle Cendrole costruito sulla pieve che rappresenta il primo nucleo cristiano della zona. In questo luogo, immerso nel verde della campagna, si ammira la grande pala d’altare del Martirio di sant’Eufrosia.
Sulla strada per San Zenone, a San Vito di Altivole, nella chiesa dei Santi Vito e Compagni Martiri si conserva la Pala della Beata Vergine del Rosario.
Infine si giunge a San Zenone degli Ezzelini dove, nella chiesa parrocchiale, si trova l’affresco più significativo della vasta produzione a carattere sacro dell’artista, il Giudizio Universale. Altri diciotto affreschi (tra cui i dodici apostoli) decorano l’interno da osservare con attenzione e capirete perché.
Dove sorgeva la chiesa del Castello degli Ezzelini, nel santuario della Madonna del Monte, si trovano ben nove affreschi dipinti nel 1891.
Poco distante, nel suggestivo antico cimitero sotto la Torre, l’itinerario si chiude presso la tomba dell’artista.

ITINERARIO 2
(San Zenone degli Ezzelini, Pagnano d’Asolo, Casella d’Asolo, Monfumo, Coste di Maser, Altivole)
Il secondo itinerario parte da villa Marini Rubelli a San Zenone degli Ezzelini – oltre ai capolavori della Parrocchiale – anche agli affreschi del santuario della Madonna del Monte, poco distante, e alla Torre sotto la quale si trova, come detto nel precedente itinerario, la tomba dell’artista nel suggestivo antico cimitero da cui lo sguardo spazia sulla Pedemontana.
Da qui si raggiunge Pagnano d’Asolo nella cui chiesa dei ss. Cosma e Damiano il giovane Bordignon fu chiamato nel 1874 a dipingere l’affresco dedicato ai santi medici e la Resurrezione della carne.
Nell’imponenza barocca di villa Barbini Rinaldi a Casella d’Asolo – purtroppo non accessibile ai visitatori – fu dipinto un ciclo di dieci affreschi. Si può invece visitare la Venere trionfante affrescata in Villa Razzolini Loredan Trentinaglia, che oggi ospita un ristorante.
A Monfumo, sempre sui Colli Asolani, nella chiesa di san Nicola Vescovo, si trova un affresco che celebra la Gloria del Patrono.
Da Monfumo, nel paesaggio del valico di Forcella Mostaccin, si giunge a Coste di Maser dove il pittore dipinse il Martirio di s. Tommaso e la Confessione di s. Tommaso nella chiesa dedicata al santo.

Si giunge quindi al termine dell’itinerario ad Altivole, dove è conservato nella chiesa parrocchiale l’affresco dell’Assunzione di Maria, dipinto nel 1910.
ITINERARIO 3
(San Zenone degli Ezzelini, San Zeno di Cassola, Rosà, Cartigliano, Bassano del Grappa)
Partenza ancora da San Zenone degli Ezzelini – dopo aver visitato le opere descritte nelle tappe precedenti – questa volta si giunge a San Zeno di Cassola dove, all’interno della chiesa di San Zeno, si trova l’affresco dell’Assunzione di Maria, del 1910, commissionato dall’allora parroco don Luigi Bressan.
A quattro chilometri si trova Rosà nella cui chiesa parrocchiale di s. Anna, Bordignon dipinse la glorificazione della santa e due angeli con cartiglio.
Lasciata la cittadina ai piedi delle Prealpi vicentine, si viaggia verso ovest fino al fiume Brenta dove si incontra Cartigliano. Nella chiesa dei ss. Simone e Giuda si trovano cinque affreschi dell’artista, di cui quattro raffiguranti gli evangelisti e un quinto con Gesù che scaccia i mercanti dal Tempio.

La chiesa merita un’attenzione particolare perché vi si possono ammirare anche affreschi di Jacopo Bassano e figli (1575) nella cappella del Rosario e nelle vele. Infine, sopra l’altare principale, una pregevole pala di Bartolomeo Montagna.
L’ultima tappa dell’itinerario conduce a Bassano del Grappa dove il frescante castellano ha lasciato numerose testimonianze della sua arte. Nella chiesa di Ognissanti – purtroppo non visitabile – vi sono cinque interessanti affreschi mentre nella chiesa di s. Donato quattro affreschi celebrano la figura di s. Antonio. A Bassano si sono conservate ancora oggi parti di un affresco esterno sull’edificio della antica Manifattura Passarin in via Gamba, poco distante dal Ponte.

Per chi deciderà di allungare la permanenza, oltre ai tre principali itinerari che percorrono la pianura veneta fino alle Prealpi, alle pendici dell’altipiano di Asiago un’ulteriore possibilità di visita si sviluppa da Bassano del Grappa a Santorso, dove è possibile ammirare la Moltiplicazione dei pani e Le nozze di Cana nel presbiterio.
Nel Trevigiano testimonianze della sua opera si trovano a Lovadina di Spresiano, Sarmede e Montaner.
Infine una tappa imperdibile porta fino a Venezia all’Isola degli Armeni, tra le più importanti committenze di Bordignon, ove decorò la chiesa di s. Lazzaro e ritrasse alcuni monaci.