«Lorsqu’il travaille à la sauvette, c’est avec un humour fraternel et sans aucun complexe de supériorité qu’il dispose son miroir à alouette, sa piegerie de braconnier. Et c’est toujours à l’imparfait de l’objectif qu’il conjugue le verbe photographier»1
Jacques Prévert

Per raccontare il mondo di Robert Doisneau (1912-1994), che con Henri Cartier-Bresson è considerato uno degli iniziatori della fotografia “umanista” francese e del fotogiornalismo di strada, Palazzo Roverella a Rovigo presenta fino al 30 gennaio 2022 una rassegna curata da Gabriel Bauret. Una selezione di centotrenta stampe ai sali d’argento in bianco e nero, provenienti dalla collezione dell’Atelier Robert Doisneau a Montrouge – dove il fotografo ha stampato e archiviato le sue immagini per oltre cinquant’anni, e dove si è spento nel 1994 – immerge il visitatore nella vita quotidiana della varia umanità che popolava Parigi e la sua banlieue dagli anni Trenta fino al secondo dopoguerra. Le immagini si susseguono lungo il percorso espositivo senza distinzioni cronologiche né criteri di genere o tema, affiancando fabbriche, banconi di bistrot, portinerie, cerimonie, club di jazz, scuole e scene di strada, nella coinvolgente mescolanza che le vie parigine offrivano allo sguardo attento e sensibile del fotografo.

Robert Doisneau, Le baiser de l’Hôtel de Ville, Paris, 1950 © Robert Doisneau

Immancabile, tra le foto esposte, la celebre immagine con Le baiser de l’Hôtel de Ville scattata a Parigi nel 1950, che procurò a Doisneau una straordinaria notorietà, ma anche problemi legali: una coppia di impostori si fece viva dopo oltre quaranta anni dallo scatto, rivendicando il diritto a percepire un lauto compenso; furono smascherati dalla reale protagonista della scena, che era in possesso di una copia della foto autografata da Doisneau.

Robert Doisneau, Les frères, rue du Docteur Lecène, Paris, 1934 © Robert Doisneau

Da ragazzo Doisneau aveva frequentato una scuola di litografia a Chantilly e nel 1929, a sedici anni, era già al lavoro presso lo studio di un fotografo pubblicitario; poco dopo veniva assunto alla Renault come fotografo industriale. La sua formazione nel campo della litografia gli fu utile all’epoca della seconda guerra mondiale, quando si unì alla Resistenza nella Francia occupata, impegnandosi nella falsificazione di documenti e tessere per coloro che avevano bisogno di una nuova identità. Dopo la guerra, nel ’49 vide la luce il libro realizzato in collaborazione con lo scrittore Blaise Cendrars, La Banlieue de Paris, primo dei molti racconti per immagini che Doisneau dedicherà a un mondo nel quale trascorreva gran parte del suo tempo, mentre i protagonisti di una commedia umana sempre uguale e ogni giorno diversa scorrevano davanti al suo tavolo da Fraysse, il bistrot di rue de Seine.

Robert Doisneau, Mademoiselle Anita, cabaret «La Boule Rouge», rue de Lappe, Paris, 1950 © Robert Doisneau

Così spiegava gli intenti del proprio lavoro: “Quello che cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere”. Il suo era un modo poetico di abitare la terra, guardandosi attorno con uno spirito affine a quello dell’amico Jacques Prévert: Doisneau ritrasse il poeta all’aperto, seduto al tavolino di un caffé – Prevért au gueridon – con davanti un bicchiere di rosso, la sigaretta in bocca, il cane pazientemente seduto accanto. Lo scatto di Doisneau con la coppia che si bacia davanti all’Hôtel de Ville e la poesia I ragazzi che si amano di Jacques Prévert appartengono allo stesso anno, e appaiono animati entrambi dallo stesso senso di assoluto e di straniamento che dà l’esperienza del primo amore: “I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno / Loro sono altrove ben più lontano della notte / Ben più in alto del sole / Nell’abbagliante splendore del loro primo amore” (Jacques Prevert: I ragazzi che si amano).

Robert Doisneau, Fox-terrier sur le Pont des Arts avec le peintre Daniel Pipart, Paris,1953.© atelier Robert Doisneau

La poesia di Prévert e gli scatti di Doisneau segnano le tappe d un racconto visivo in cui si mescolano una profonda umanità e una nota di umorismo: nel Fox-terrier sul Pont des Arts con il pittore Daniel Pipart, l’immagine appare tutta giocata sui rimandi e gli scambi fra gli sguardi dei tre protagonisti: il cane che guarda il fotografo, il passante che guarda il quadro, inclinandosi per meglio coglierne la prospettiva, il pittore che guarda il soggetto e la tela su cui lo sta fissando, e il fotografo che guarda tutti, creando una sintesi, quel “minuscolo secondo d’eternità” che Prévert cantò nei versi de Il giardino.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Robert Doisneau, Le baiser de l’Hôtel de Ville, Paris, 1950 © Robert Doisneau
  2. Robert Doisneau, Les frères, rue du Docteur Lecène, Paris, 1934 © Robert Doisneau
  3. Robert Doisneau, Mademoiselle Anita, cabaret «La Boule Rouge», rue de Lappe, Paris, 1950 © Robert Doisneau
  4. Robert Doisneau, Fox-terrier sur le Pont des Arts avec le peintre Daniel Pipart, Paris,1953.© atelier Robert Doisneau

In copertina

  1. Robert Doisneau, Le baiser de l’Hôtel de Ville, Paris, 1950
    © Robert Doisneau

Note

1) Quando lavora di nascosto è con un umorismo fraterno e senza alcun complesso di superiorità che dispone il suo specchietto per le allodole, la sua trappola di bracconiere. Ed è sempre all’imperfetto dell’obiettivo che coniuga il verbo fotografare.

courtesy Ufficio stampa Studio ESSECI

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Palazzo Roverella via Laurenti 8/10, Rovigo
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Fino al: 30 Gennaio, 2022