La fotografia radicale di Miron Zownir è per la prima volta a Palermo con una retrospettiva di 73 fotografie di medio e grande formato realizzate tra il 1977 e il 2019; l’esposizione, corredata anche da video tratti dai film del fotografo, è sostenuta dal Goethe-Institut e curata da Gaetano La Rosa, presso il Centro internazionale di fotografia di Letizia Battaglia.
Se Caravaggio chiamava prostitute e accattoni a mettersi in posa per realizzare i suoi dipinti, Miron Zownir li fotografa, ma calati nei contesti sociali del ʼ900, spietati e disadorni. Nessuna idealizzazione, ma riscatto e voce all’uomo con la sua fame, le speranze e la miseria.

Le foto di Zownir, definito “poeta della fotografia radicale” dallo scrittore americano Terry Southern, sono scattate principalmente in tre grandi metropoli, New York, Berlino e Mosca, ma anche in Ucraina, suo paese d’origine, e a Londra, San Francisco e Amburgo. Le immagini inscenano il teatro della vita vera, i cui attori sono uomini, donne, transessuali, disabili, tossicodipendenti e outsider scovati tra le banchine di luoghi urbani e suburbani, parchi, campagne. Un mondo sommerso in cui i rapporti sessuali si consumano voracemente come pop-corn, in cui le luci della ribalta sono gli abbaglianti delle auto che immortalano le marchette o le scene punk e post punk delle metropoli; città come Berlino, ad esempio, quando il muro non vien giù neanche cantando[1]. Ecco dunque in scena i reietti che la vita ha fermato ai bordi della strada o in qualche posto dove nessuno passa mai.

Che sia Berlino prima e dopo l’abbattimento del muro o l’East Village in cui Rudolph Giuliani asfaltò la strada, o la New York delle bolle finanziarie, Zownir coglie tutti i soggetti nel momento in cui si offrono alla macchina fotografica in quello che il curatore definisce un “atto sacrale di dono”, un “atto performativo”.
Se gli scatti degli anni 70 mostrano l’esplosione del fenomeno punk nella Berlino Ovest e a Londra, quelli del periodo americano degli anni 80 individuano gay, artisti e performers offbeat in protesta, prostitute e tossicodipendenti, mentre le foto russe di senzatetto e moribondi contestano la degenerazione sociale e morale dell’ex URSS. Tutte sono accomunate, come afferma Gaetano La Rosa, dalla focalizzazione verso “una comunità socialmente disperata, depressa, dolente e malata. Ma possiamo e dobbiamo invece guardare ogni singolo scatto come alla monade di una drammaturgia istantanea, in cui l’occhio dello spettatore è ricondotto a vivere l’esperienza vissuta del soggetto, ancorché del fotografo che l’ha scattato. In ognuno di questi scatti, a colpirci, è sempre la teatralità del gesto, accompagnata dalla potenza della grazia e dalla fragilità di un’umanità residuale, reietta, disturbante e disturbata”.

Miron Zownir, dunque, racconta la condizione umana, senza orpelli, né compromessi, mostrando vite vere che non suscitano raccapriccio ma che posano con eleganza perturbante e teatrale. Teatrale come l’ufficiale di marina che sta sull’attenti con le braghe calate nel manifesto della mostra (NYK 1987), forse in un gesto di gaio e anarchico disconoscimento del potere.
O teatrale come l’individuo dall’aria freak che in NYK 1983 si erge in costume adamitico sul tetto di un veicolo, tenendo sullo spalle un manico di scopa e torcendosi plasticamente come Cristo sulla croce, davanti agli occhi di attoniti passanti. E lascia ugualmente stupefatti, in Berlin 1980, la disperazione di un uomo in giacca e cravatta che sembra aver terminato la sua corsa ripiegato su ginocchia e bastone, con una smorfia sul volto straziato e digrignante, ricordando anche celebri scene della cinematografia tedesca del dopoguerra. Poiché Miron Zownir è anche uomo di cinema e scrittore.
“Orsù, venghino, signori” sembra suggerirci l’ufficialetto newyorkese con le braghe calate. “Venghino” a scoprire quanto il mondo, attraverso gli occhi del fotografo radicale, possa essere derelitto ma vivo, ridanciano ma crudo, reale eppur performativo.


[1] Dal testo di “Lettera da Berlino Est”, canzone dei Pooh.

 


Titolo evento

Zeitwirdknapp – Non c’è più tempo

Data fine:31 July, 2021
Sito web:https://www.goethe.de/ins/it/it/ver.cfm?fuseaction=events.detail&event_id=22002465


Dettagli

Didascalie immagini

  1. Miron Zownir, Berlin 1980
    © Miron Zownir
  2. Miron Zownir, NYC 1987
    © Miron Zownir
  3. Miron Zownir, NYC 1982
    © Miron Zownir
  4. Miron Zownir, Istanbul 2019
    © Miron Zownir

IN COPERTINA
Miron Zownir, Berlin 1980
© Miron Zownir
[particolare]
 

Orari:
da martedì a domenica,
9:30 – 18:30.

Luogo:
Centro internazionale di fotografia,
Cantieri culturali alla Zisa,
Via Paolo Gili 4, Palermo