Con duecento tra acqueforti, bulini e puntesecche, stampe acquarellate, litografie e cromolitografie realizzate tra il il Diciottesimo e Diciannovesimo secolo, il m.a.x. museo di Chiasso, ripercorre il fenomeno storico della reinterpretazione e della fortuna critica del classico espresso prima dell’avvento della fotografia. Inserita nel filone della “grafica storica”, uno degli ambiti di approfondimento del museo svizzero, curata da Susanne Bieri e Nicoletta Ossanna Cavadini, la mostra è organizzata in sinergia con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli che ha prestato alcuni reperti come due enormi candelabri in marmo con trampolieri, una testa di Apollo e una testa di giovane uomo.

Nella seconda metà del Settecento, la nascita del Neoclassicismo teorico portò alla riscoperta dello studio dell’Antico e dei monumenti classici. Johan Joachim Winckelmann, considerato il padre della storia dell’arte moderna, pubblicò nel 1767 i Monumenti antichi inediti dove, a corredo della parte scritta, vennero proposte per la prima volta immagini incise delle opere classiche delle collezioni romane, con l’intento di illustrare l’Antico.

La volontà di divulgare, attraverso l’espressione grafica, il “monumento” e il “manufatto artistico” quale esempio da conoscere ed emulare, costituisce la prima fase di valorizzazione dell’Antico nel Diciottesimo secolo. Il disegno e il rilievo del monumento, rappresentato fedelmente attraverso un sistema proporzionale codificato, ne permette lo studio e la conoscenza.

Il passo da Winckelmann a Giovanni Battista Piranesi è breve: il grande artista e incisore veneziano trovò a Roma la fonte dell’Antico che gli permise di dare origine a incredibili e visionarie interpretazioni, con lo scopo dichiarato di stimolare l’immaginazione degli artisti contemporanei. Nella sua vasta produzione – basti citare Le Carceri (1745 e seconda edizione 1761, rielaborata nel 1770) o ancora Della magnificenza ed architettura de’ Romani (1761) – Piranesi fece da apripista a un nuovo sistema di ricerca archeologica, rivolto sia allo studio dei processi tecnici e costruttivi sia alla ricchezza dei repertori ornamentali. Egli dette il via anche a una polemica con il programma rigorista e filoellenico di Winckelmann schierandosi in favore dell’architettura romana, sottolineandone la capacità tecnica e la ricchezza inventiva.

La diffusione delle grandi e affascinanti incisioni “in folio” contribuì molto a creare una documentazione di viaggio del Grand Tour in quanto le immagini che gli incisori restituivano non soltanto erano studi sull’architettura antica, ma anche splendide vedute che ricordavano ai viaggiatori i luoghi attraversati e li aiutavano inoltre a identificare i monumenti descritti nelle guide come nel caso di Luigi Rossini, maestro dell’arte incisoria e riconosciuto dalla critica come l’ultimo grande illustratore delle meraviglie di Roma e Pompei dopo Giuseppe Vasi e Piranesi.

Dall’incisione che riproduce la veduta oggettiva, figlia del vedutismo settecentesco delle Antichità romane, si passa quindi all’apertura verso le prime espressioni del “Panorama” in cui è fondamentale la forma dell’illusionismo visivo, o ad altre in cui l’artista decide di modificare, omettere o aggiungere alcuni elementi per ottenere un effetto di grande suggestione scenografica. La veduta romantica diventa così anche una fantasia di monumenti, assemblati per suscitare emozione, stupore ed effetti che raggiungono il Pittoresco.

Proponendo il confronto tra i due artisti, il percorso espositivo inizia, quindi, con una ventina di incisioni volute da Johan Joachim Winckelmann per illustrare il suo volume, le incisioni della prima edizione de Le Carceri di Gian Battista Piranesi, le Lapides Capitolini con Antichità di Cora e Castello dell’Acqua Giulia (1762) nonché la pianta di Villa Adriana a Tivoli (1760-1778) e le grafiche eseguite dal figlio Francesco, che ritraggono le prime scoperte di Pompei (1789); a queste si affiancano due raccolte di volumi “in folio” delle acqueforti piranesiane.

Si prosegue con le opere di Luigi Rossini come il Frontespizio delle Antichità di Roma divise in 40 vedute, la Raccolta di Cinquanta Principali Vedute di antichità (1818-1819), Le Antichità romane… (1823-1829), nonché diverse vedute di assemblaggio di monumenti in litografia, gli stupendi Panorami che propongono una vista ad ampio orizzonte e alcune vedute – provenienti da una collezione privata – che ritraggono le città europee oggetto del più vasto itinerario di viaggio ottocentesco, che raggiunge anche la terra insubrica dei laghi con le città di Como, Lugano, Locarno e Ascona.

Accompagna la mostra, un catalogo Skira, con saggi di Massimo Lolli, Susanne Bieri, Angela Windholz, Pierluigi Panza, Mauro Reali, Raffaella Bosso e Nicoletta Ossanna Cavadini e un ricco apparato iconografico. Viene proposto anche un “mini-catalogo” con i testi dei pannelli mostra e una selezione di immagini.