Un evento espositivo di altro valore culturale è quello congiunto tra il Museo Diocesano di Susa – dove è allestita fino al 10 ottobre la prima sezione – e Palazzo Madama Museo Civico d’Arte Antica con la seconda in programma dal 23 settembre 2021 al 9 gennaio 2022 (di cui vi parleremo in autunno) e renderà disponibile ai visitatori l’intero percorso de “Il Rinascimento europeo di Antoine de Lonhy“.
Pressoché sconosciuto al grande pubblico, un artista documentato dal 1446 in Borgogna e morto verso il 1490 nel ducato di Savoia, la cui identità è stata rivelata solo in anni relativamente recenti per i lunghi studi e lavori di ricerca condotti in parallelo da molti studiosi. Precedentemente veniva indicato con i nomi convenzionali “Maestro della Trinità di Torino” (da uno dei suoi principali dipinti nel Museo civico d’arte antica del capoluogo piemontese) o “Maestro delle Ore di Saluzzo” (da un manoscritto miniato conservato alla British Library).

Venuto a contatto con la cultura fiamminga, mediterranea e savoiarda, fu portatore di una concezione europea del Rinascimento caratterizzata dalla capacità di sintesi di diversi linguaggi figurativi. Figura poliedrica: pittore, miniatore, maestro di vetrate, scultore e autore di disegni per ricami, le sue opere rilevano la sua complessità artistica e sono oggi sparse nelle maggiori istiuzioni europee e statunitensi.
La scelta della sede valsusina è motivata dal legame particolarmente stretto che l’artista ebbe con la Valle e, l’unico documento savoiardo attualmente noto del pittore riferisce fosse abitante nel 1462 ad Avigliana.

Alla Valle di Susa si legano inoltre diverse testimonianze dell’attività del pittore – come un frammentario polittico della Galleria Sabauda di Torino proveniente dalla frazione Battagliotti (presente in mostra a Susa) e gli affreschi dell’abbazia della Novalesa – o della sua bottega e di suoi stretti seguaci, tra cui il polittico oggi presso la Parrocchiale di Novalesa (proveniente dall’abbazia) e un ciclo di affreschi che orna la cappella della Madonna delle Grazie a Foresto (Bussoleno).

Al Museo Diocesano l’esposizione, curata da Vittorio Natale, è incentrata su una quarantina di opere, alcune delle quali mai esposte, provenienti da diverse collezioni pubbliche e private. Da una parte, la mostra focalizza lo stretto legame di de Lonhy con il territorio e con la Valle d’Aosta – dove nella collegiata di Sant’Orso del capoluogo si conservava un grandioso polittico scolpito, progettato e dipinto da Antoine per il priore Georges de Challant – dall’altra, viene evidenziata l’influenza esercitata da Antoine de Lonhy su altri artisti, fra cui pittori suoi seguaci o collaboratori e, soprattutto, scultori e plasticatori.

Durante il periodo di apertura della mostra verranno organizzati, in collaborazione con alcuni Comuni della Valle di Susa e con la Regione Valle d’Aosta, itinerari a tema, aperture straordinarie di monumenti e visite guidate.
Il catalogo, a corredo delle due mostre, è stato curato da Simone Baiocco e Vittorio Natale. Edito da Sagep, il volume attualizza gli studi e ricompone la produzione e la biografia – dalla Borgogna al Piemonte, passando per Tolosa, Barcellona e forse Avignone e Lione – di un artista che ebbe un impatto dirompente portando il cosiddetto Rinascimento nordico o fiammingo.