«Gli uni tenevano il capo chino e avevano il volto lavato dalle lacrime; gli altri gemevano con gran dolore, fissando lo sguardo nell’alto dei cieli e gridando ad alta voce, altri facevano lamenti in forma di canto, secondo l’uso della loro terra».
(Gomes Eanes de Zurara, Crónica dos feitos de Guiné, 1453)
Gomes Eanes de Zurara, cronista ufficiale del re del Portogallo, descriveva con queste parole la scena alla quale aveva assistito al mercato degli schiavi di Lagos, città portoghese dell’Algarve, nella Crónica dos feitos de Guiné, dove si narrano le imprese dell’Infante Dom Henrique, terzo figlio di re Giovanni del Portogallo, passato alla storia come “Enrico il Navigatore”. Quando Zurara asssisteva alla partilha degli schiavi africani, non erano trascorsi ancora dieci anni dalla prima asta pubblica in terra europea, tenutasi proprio nella città di Lagos, nel corso della quale circa duecento persone, uomini, donne e bambini provenienti dall’Africa, vennero messe in vendita alla presenza di Dom Henrique.

Il principe, che ad onta del proprio appellativo non si imbarcò mai in nessuna delle spedizioni navali di cui fu il promotore, aveva ricevuto in dono dal padre la città di Lagos, nella quale trascorse la maggior parte della vita. Tra i benefici riservati alla sua posizione era compreso il diritto a riscuotere un quinto del valore di tutte le merci che arrivavano in porto, compresi gli schiavi. Un commercio notevolmente redditizio, al quale venne concesso nel 1452 l’autorevole beneplacito di papa Nicola V, che con un’apposita bolla attribuiva al re del Portogallo il diritto di ridurre in schiavitù qualsiasi “saraceno, pagano o senza fede”.

Proprio da Lagos, situata in posizione riparata sull’estuario del fiume Bensafrim, partirono viaggi che avrebbero ridisegnato la mappa del mondo allora conosciuto: le esplorazioni marittime portoghesi si proponevano di tracciare una rotta per l’India seguendo le coste dell’Africa. A partire dal XV secolo, i portoghesi iniziarono la costruzione di una serie di cosiddette feitorias (fattorie), dislocate lungo la costa africana, empori in cui si vendevano merci di vario genere in cambio di oro, spezie e schiavi. Nelle feitorias i mercanti europei potevano scambiare le loro merci in uno spazio protetto da armi amiche, operando con una certa indipendenza dai governanti locali. La prima feitoria fu fatta costruire a metà del XV secolo proprio da Enrico il Navigatore sull’isola di Arguin, davanti alle coste della Mauritania.

Al principe Enrico si deve anche la costruzione della fortezza di Sagres, non lontana da Lagos, una poderosa struttura affacciata sull’oceano, le cui opere difensive sono costituite da una sola muraglia fortificata eretta sul lato di terra, mentre gli altri tre lati, a strapiombo su scogliere di oltre settanta metri di altezza, sfruttano questa imprendibile posizione difensiva. Sulla spianata battuta dai venti sorge la piccola chiesa di Nossa Senhora da Graça, fatta edificare da Dom Henrique, che fra i suoi numerosi titoli deteneva anche quello di principe di Sagres. In questa località, nei pressi del Cabo de São Vicente, estrema propaggine sudoccidentale del Portogallo, alla sua corte nacque quella che verrà definita la “Scuola di Sagres”, un centro di studio che riunì matematici, astronomi, geografi, cartografi, tecnici navali ed esperti marinai.

Qui si calcolavano le dimensioni dei continenti e le distanze marine, si ideavano e perfezionavano strumenti come i portolani (le prime carte di navigazione), gli astrolabi (per calcolare l’altezza degli astri sull’orizzonte, dato indispensabile per conoscere la propria posizione), i compassi nautici, i timoni, le bussole. Si progettavano navi veloci, leggere ma anche abbastanza robuste da poter affrontare gli oceani: nasceva così una nuova tipologia di veliero, la caravella, dotata di vele triangolari che la rendevano molto manovrabile e in grado di sfruttare il vento da qualsiasi direzione spirasse.

Nella residenza di Sagres si concluse nel 1460 la vita di Dom Henrique. La sua morte segnò il declino della città di Lagos: la famiglia reale perse rapidamente interesse per l’Algarve e le principali compagnie commerciali si trasferirono a Lisbona, che iniziò ad assumere il controllo fiscale del crescente afflusso di schiavi. Agli inizi del XVI secolo questo commercio conobbe una straordinaria espansione con la tratta di africani dai porti portoghesi verso il Brasile e le Americhe, dove cresceva rapidamente la necessità di manodopera, da impiegare soprattutto nelle piantagioni di canna da zucchero. Tra la metà del Quattrocento e la fine del XIX secolo, si stima che oltre undici milioni di uomini, donne e bambini siano stati venduti come schiavi e trasportati nelle Americhe attraverso la rotta atlantica, non solo da navigli portoghesi, ma anche olandesi, inglesi e francesi.

Gli studi condotti a Sagres fornirono le basi per le spedizioni esplorative che alla fine del XV secolo mossero dalle coste portoghesi sulla rotta verso le Indie. Vasco da Gama, il grande navigatore nato a Sines, antica cittadina di fondazione punica situata sulla costa a metà strada tra Lisbona e Lagos, con il suo viaggio in India (1497-99) fu il primo a raggiungere l’Asia dall’Europa attraverso la rotta atlantica, collegando via mare i due continenti e avviando il processo che dette vita a quella che lo storico portoghese Magalhães Godinho ha definito «la vittoria della caravella sulla carovana»: infatti, le rotte commerciali si spostarono progressivamente dalle piste che attraverso il deserto del Sahara collegavano l’Africa occidentale con il Mediterraneo, ai porti lungo la costa africana. Pochi anni prima, Cristoforo Colombo aveva raggiunto le isole caraibiche per conto della Regina Isabella di Spagna. Era iniziata l’epoca delle grandi scoperte.