
Quinto lungometraggio del cineasta messicano David Pablos, En el camino [Sulla strada] dopo il suo esordio all’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica La Biennale di Venezia, dove ha vinto il premio al Miglior Film nella sezione Orizzonti, arriva adesso nelle sale italiane distribuito da Cat People con il supporto di I Wonder.
Stato del Chihuahua nel nord del Messico, il giovane Veneno è un ragazzo in viaggio senza una destinazione definita, apertamente omosessuale offre le sue prestazioni in cambio di passaggi e ospitalità, muovendosi tra i cachimbas, ristoranti sulla strada lungo le rotte di lunga percorrenza di camionisti abituati a vivere sul proprio mezzo per tempi prolungati e lontano dalle loro famiglie.
È un mondo pericoloso, in cui la violenza quotidiana è ormai tollerata come qualcosa di inestirpabile in quei luoghi, spesso sotto il controllo della criminalità, dove lo Stato tollera lo spaccio di droga e gli autisti dei giganti della strada fanno uso quotidiano di cocaina e pillole dimagranti per rimanere svegli giorni interi, o anche settimane. Un ambiente selvaggio plasmato da modelli esasperati di machismo tossico, in cui i rapporti sono consumati nella più assoluta bestialità senza coinvolgere i sentimenti. Abbandonato in una di queste stazioni Veneno incontra Eduardo, per tutti El Muñeco, un camionista con moglie e figli lontani a cui chiede un passaggio; tra i due inaspettatamente si crea una certa intimità, l’incontro di due solitudini che trovano rifugio l’una nell’altra. Ma dal passato di Veneno riemerge un pericolo destinato a diventare minaccia per entrambi.

Scritto dallo stesso regista che ha cullato questa storia dentro di sé per più di dieci anni, il film ha tratto ispirazione dal contatto con il mondo chiuso e impenetrabile dei camionisti, legati da una sorta di codice di fratellanza, in cui il cineasta è riuscito a introdursi per realizzare una serie di documentari. Una vita di sacrifici, con i viaggi incredibilmente lunghi e le numerose difficoltà dovute all’instabilità di certe zone estremamente pericolose, a cui però la maggior parte non saprebbe né vorrebbe rinunciare.

La violenza endemica di quei luoghi aleggia come sinistra presenza durante tutto il percorso narrativo, è un mostro invisibile evocato nei dialoghi tra i personaggi, con le notizie di autisti uccisi per sbaglio dalla polizia o nelle minacce anonime sullo schermo del telefono che fanno temere il peggio, ma senza mai essere mostrata sullo schermo ad eccezione di una deliberata sequenza. Unica eccezione che si stampa indelebile nella memoria e non può essere cancellata facilmente, a restituire la brutalità di quella realtà senza legge.

In questo inferno morale, come il mitico fiore di loto che nasce nel fango, il sentimento profondo che unisce i due personaggi principali risplende e si erge al di sopra della fisicità dei corpi, partendo dal desiderio carnale certo, ma senza esaurirsi lì. Osvaldo Sánchez Valenzuela, unico attore professionista del film, incarna la solitudine di El Muñeco vittima delle sue dipendenze e il giovane esordiente Victor Prieto Simental, scelto dopo una selezione lunga e complessa, è sorprendente nel restituire la dolorosa fragilità di un’anima segnata dal rifiuto e l’abbandono.

En el camino di David Pablos non è una visione consigliabile a tutti, sequenze che rappresentano la sessualità in modo particolarmente esplicito possono risultare indigeste, ma certo è un’opera la cui visione – nel bene o nel male – non può lasciare indifferenti.