Dopo l’esperienza dell’incontro ravvicinato salendo sui ponteggi (fruibile da ottobre 2024 fino a luglio 2025 con visite guidate nel cantiere di restauro, un regalo della Fondazione Cassa di Rismarmio Firenze) a conclusione del restaro, le Storie di San Francesco, nella Cappella Bardi in Santa Croce, offrono luce nuova alla lettura della pittura giottesca evidenziando ricchezza vitale, intensità espressiva, rivoluzionaria concezione dello spazio dipinto e del suo rapporto con quello reale. Impossibile non tornare a Firenze per lasciarsi prendere da così tanta bellezza.

Alla conferenza stampa di presentazione (inspiegabilmente iniziata con trentaquattro minuti di ritardo sull’orario previsto), al di là dei ringraziamenti istituzionali, Emanuela Daffra, soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure, ci ha offerto un’eccellente e dettagliata panoramica di quattro anni d’intenso lavoro sulle pitture murali di quel testo capitale del primo quarto del Trecento. Nell’anno in cui si celebra l’ottavo centenario del Transito del Santo, le sei scene della cappella, che fanno riferimento alla Legenda maior di Bonaventura da Bagnoregio dove Francesco viene presentato come l’alter Christus, riportano a momenti cruciali di vita: la rinuncia ai beni paterni, l’approvazione della Regola, l’apparizione al Capitolo di Arles, la prova del fuoco davanti al Sultano, la morte, l’apparizione a frate Agostino e al vescovo Guido.

Sono state centotrentacinque giornate di lavoro e, sul ponteggio con Giotto, sotto il suo coordinamento, è sempre stato noto operassero altri pittori, in particolare in quella fase matura della carriera. Il restauro ha reso più chiare le differenze tecniche e di stile a conferma di come, la Cappella Bardi, sia stata un incubatore per le novità e, sulla base del linguaggio giottesco, avrebbe poi segnato gli sviluppi dei decenni successivi quale punto di riferimento. A conferma, anche la capacità di Giotto di piegare le tecniche alle proprie necessità espressive e operative, lavorando su una base a fresco, ma facendo poi diffusamente uso di tecniche a secco, per poter contare su una più ampia gamma di pigmenti, variando così gli effetti cromatici e spaziali, potendo gestire più agevolmente i tempi del cantiere.

A conclusione del restaauro è, appunto, possibile comprendere meglio la straordinaria invenzione figurativa così da palesare, in tutta la sua potenza, l’invenzione spaziale dove, le singole scene sono unite da una monumentale architettura dipinta che si sovrappone a quella reale della cappella e la trasforma idealmente in una sorta di grande ciborio. Entro questa ossatura illusionistica, che doveva accomunare le altre cappelle del transetto, le scene si svolgono prevalentemente all’interno di ambienti chiusi rappresentati frontalmente, come grandi scatole aperte verso lo spettatore, che governano il disporsi delle figure. Anche negli episodi ambientati all’esterno, come la Rinuncia ai beni paterni, l’architettura, complessa, svolge un ruolo centrale.

Il restauro ha inteso valorizzare questo aspetto, ricostruendo con interventi sempre riconoscibili la continuità del dispositivo spaziale sovrapposto a quello reale, restituendo così immediata leggibilità a un elemento cruciale della rivoluzione pittorica dell’artista, la cui centralità è sottolineata dalla minuzia con cui questi elementi sono stati costruiti sulla parete, utilizzando sull’intonaco incisioni e linee tracciate con corde imbevute di colore battute. Per la prima volta tutti questi elementi sono stati oggetto di una mappatura digitale e quindi possono essere letti nel loro insieme, permettendo di seguire passo dopo passo la progettazione di uno spazio pittorico che stupisce per la sua complessità e precisione.
Quasi come un inedito, infine, si rivela la volta, la parte più trascurata nei precedenti interventi: la pulitura, condotta in questa zona anche con l’ausilio di strumentazione laser, ha restituito la potenza inventiva e la qualità figurativa delle allegorie delle Virtù Francescane, in particolare l’Obbedienza e la Castità, facendo riemergere dettagli prima illeggibili o del tutto fraintesi.