Il primo appuntamento operistico della stagione autunnale al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino – domenica 27 settembre – è stato affidato al capolavoro di Alban Berg Wozzeck, alla quinta programmazione nel corso delle stagioni del Maggio, dopo l’ultima di ventotto anni fa. Ispirato al dramma “Woyzeck” di Georg Büchner, nacque dalla volontà del compositore austriaco di portare sulla scena una vicenda nella quale riconoscere alcuni dei temi più profondi della sensibilità espressionista: l’alienazione, l’incubo, la violenza e la progressiva perdita di sé stessi. La genesi: nel 1914 nell’assistere a una rappresentazione del dramma di Büchner, rimase colpito al punto da decidere di trasformarlo in opera.

Quattro anni dopo, quando ancora il suo nome era conosciuto solo nella ristretta cerchia degli allievi di Schoenberg, Berg, scriveva all’amico e collega Anton Webern: «Ho visto Wozzeck in scena, prima della guerra, e ne ho ricavato una così incredibile impressione che mi sono deciso di metterlo immediatamente in musica». Fama e affermazione internazionale arriveranno proprio grazie a Wozzeck che, in breve tempo, diventerà un’opera simbolo del primo Novecento nonché emblema del teatro espressionista. L’opera, completata nel 1922, debuttò alla Staatsoper di Berlino il 14 dicembre 1925 riscuotendo notevole successo. Berg la concepì come un sistema di forme chiuse, dove ogni scena di ogni atto rimanda a una struttura formale della tradizione strumentale occidentale come la suite, la rapsodia, la marcia, la passacaglia, riviste attraverso una scrittura orchestrale livida e angosciata.

Sul versante della vocalità, spicca il canto quasi parlato in Sprechgesang del protagonista che, rinunciando a ogni artificio melodico, ne sottolinea la dolente umanità. La vicenda mette al centro un uomo schiacciato dalle condizioni sociali, miseria e umiliazione; un soldato semplice sottoposto all’autorità dei superiori e “sfruttato” dal Dottore per i suoi esperimenti, incapace di sottrarsi a una realtà che progressivamente lo conduce verso una terribile spirale di follia e violenza. Accanto a lui Marie – madre di suo figlio – fulcro di un dramma nel quale desiderio, gelosia e disperazione si intrecciano. Dopo la prima, a cui si riferisce questo articolo, replica oggi alle ore 20:00 a cui seguirà quella in programma sabato 3 ottobre alle ore 15:30.

La dimensione umana e sociale sono il fulcro della lettura narrativa, ricca di sfumature, di Deborah Warner, in uno spaccato sociale dove, i rapporti di potere, il militarismo e lo sfruttamento, diventano parte integrante della vita quotidiana. Il mondo la lei rappresentato è quello di una cittadina di provincia tedesca, popolata da soldati e persone comuni, nel quale la brutalità non appare come un elemento eccezionale, ma presenza costante con la capacità di insinuarsi nella normalità. La regista britannica, che proprio con questo titolo ha debuttato nel mondo dell’opera all’Opera North di Leeds nel 1993, ha sottolineato gli aspetti caratterizzanti della sua produzione: «È un’opera che affronta di petto temi come la salute mentale, il bullismo, la povertà e la disperazione delle vite rappresentate. “Wir arme Leut!” lamenta Wozzeck (“Noi povera gente!”) ed è proprio questo il cuore dell’opera, di un’attualità sconvolgente oggi esattamente come quando fu scritta all’indomani della Prima Guerra Mondiale. Al centro del dramma non c’è un re o un grande leader, ma un lavoratore che lotta per guadagnarsi da vivere. L’opera possiede un’intensità viscerale che l’ha resa la mia porta d’accesso al mondo della lirica, nonché la prima opera in assoluto di cui abbia curato la regia. È stata un’esperienza meravigliosa ritornare su quest’opera alla Royal Opera House nel 2023, a trent’anni dalla mia prima produzione, ed è stato un ulteriore privilegio poter scendere ancora più in profondità con questa ripresa nelle ultime settimane qui a Firenze. Come tutti i grandi capolavori, questo testo insegna a chi guarda la compassione, e questo è un insegnamento sempre attuale, soprattutto in un momento della storia mondiale in cui l’attenzione verso gli ultimi è urgente come non mai».

Sul podio dell’Orchestra, del Coro del Maggio Musicale Fiorentino (diretto da Lorenzo Fratini) e del Coro di Voci Bianche dell’Accademia del Maggio (diretto da Sara Matteucci), Thomas Guggeis, di ritorno pochi mesi dopo il concerto tenuto lo scorso aprile nell’ambito dell’88° Festival del Maggio, ha diretto il suo primo titolo lirico a Firenze e, nel programma di sala, tra le sue dichiarazioni, si legge: «Uno spettacolo che mi piace perché riesce a combinare una dimensione realistica, nel rappresentare personaggi e situazioni, a una dalla forza più immaginativa, che risulta molto poetica. Avendo già diretto la sua Lulu due anni fa a Francoforte, quest’opera mi permette di entrare in maniera più profonda nell’universo di Berg. Ci troviamo di fronte a un capolavoro assoluto del teatro musicale del XX secolo: Wozzeck è un’opera densa, con un arco drammatico semplicemente perfetto e un linguaggio musicale che si adatta sempre al contenuto tragico della storia del soldato Wozzeck. Dal punto di vista strettamente musicale mi ha colpito l’enorme varietà di forme, di colori strumentali, di proporzioni perfette nell’architettura generale composta da quindici scene, ognuna con la sua caratteristica: cambia tutto da un momento all’altro, accade sempre qualcosa di nuovo. È musica complessa ma ben strutturata nel ritmo della sua narrazione, grazie al genio di Berg che traduce ogni scena con una forma musicale adatta, come per esempio la passacaglia nella scena del Dottore. Un ritmo rapido, che non dà tregua: in questo, molto adatto ai nostri tempi. Il pubblico di oggi non faticherà a sentire la storia di Wozzeck, anche per come viene raccontata da Berg, molto vicina alla propria realtà. Con le sue strutture così precise e intense, riesce a riempire il cuore di emozioni; è un dramma che ci tocca direttamente». Lettura da manuale con Orchestra, Coro e Coro di Voci Bianche a livelli altissimi.

Con le scene di Hyemi Shin, i costumi di Nicky Gillibrand, le luci di Adam Silverman e la coreografia Kim Brandstrup, spicca il significativo rapporto fra il movimento delle quindici scene e quello della musica. In un flusso continuo, l’allestimento non nasconde le trasformazioni del palcoscenico: schermi e sipari vengono utilizzati per separare gli ambienti, lasciando però intravedere ciò che accade al di là, in un gioco di silhouette, trasparenze e apparizioni. Gli elementi scenici si spostano e ricompongono davanti al pubblico, talvolta sulla piattaforma girevole, dando alla successione dei quadri un movimento continuo, quasi cinematografico. Ne emerge uno spazio instabile, nel quale la realtà sembra poter cambiare forma da un momento all’altro accompagnando la musica, ma senza mai sovrapporsi ad essa, lasciando emergere tutta l’intensità psicologica della vicenda.

Un breve inciso sul Maestro Thomas Guggeis che, sabato 26 settembre, ha eseguito la colossale seconda sinfonia di Gustav Mahler, in una sala Mehta col tutto esaurito da tempo e, al termine di Resurrezione, il pubblico si è alzato tributando una lunga standing ovation a tutti gli artisti.
Tornando a Wozzeck, alle ore 17 la magia musicale ha avuto inizio con il direttore già posizionato nella buca dell’orchestra. Fin da quando la musica inizia, il pubblico viene come calamitato dallo spettacolo in una partecipazione collettiva di un’ora e quaranta minuti senza intervalli. Tutto è crudo, ma estremamente efficace in una rara interconnessione tra musica e drammaturgia. Non riveleremo il finale perché devono svolgersi ancora due recite, ma, sinceramente, tocca il cuore: di certo Deborah Warner, con la sua squadra, ha fatto centro.

Nel cast della compagnia di canto, la parte del protagonista è sostenuta da Wolfgang Kock – considerato uno dei più autorevoli baritono drammatici della scena operistica internazionale – ha offerto parte attoriale e canto perfetti, prova che pone grande attesa di ascoltarlo nei panni di Alberich del Siegfried di Wagner che, diretto da Daniel Harding, inaugurerà il 21 ottobre la stagione sinfonica 2026/2027 dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

Una Marie da ricordare, quella del soprano Anja Kampe per la voce straordinaria e la maestria con cui si è calata nel personaggio.
Molto bene tutti gli altri con un’ulteriore nota di merito per il basso Clive Bayley nella parte del Dottore.
Alla fine, meritatissimi applausi per tutti e standing ovation per il direttore, che potremo riascoltare venerdì 2 ottobre nell’imperdibile Sinfonia n. 103 in mi bemolle maggiore (nota come Col rullo di timpan) di Franz Joseph Hydn.

Dettagli

Wozzeck di Alban Berg

Maestro concertatore e direttore Thomas Guggeis
Regia Deborah Warner

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino

Personaggi e interpreti

  • Wozzeck Wolfgang Koch
  • Tambourmajor Ian Koziara
  • Andres Sam Furnes
  • Hauptmann Wolfgang Ablinger-Sperrhacke
  • Doktor Clive Bayley
  • 1. Handwerksbursch Barnaby Rea
  • 2. Handwerksbursch Alex Otterburn
  • Der Narr Dafydd Jones
  • Marie Anja Kampe
  • Margret Helena Rasker
  • Mariens Knabe Manfredi Attori
  • Ein Soldat Massimiliano Esposito

Figuranti speciali: Elena Barini, Luciano Colzani, Daniele Del Bandecca, Simone Desiato, Filippo Labate, Piero Lanzellotti, Simone Gennaro Maiorano, Moreno Pio Mondì, Francesco Pacelli, Simone Ticci

Bambini: Sophie Abel, Gherardo Attori, Bianca Basile, Nora Lampis, Sofia Lillo Vitali, Alice Maggiaoli, Alice Manni, Viola Meriggi, Violante Ginevra Orso, Giosuè Quadri, Elia Rossi, Gregorie Zaric

Maestro del Coro Lorenzo Fratini
Maestra del Coro di voci bianche Sara Matteucci

Scene Hyemi Shin
Costumi Nicky Gillibrand
Luci Adam Silverman
Coreografia Kim Brandstrup

prossime repliche:
– questa sera, ore 20, sarà trasmessa in diretta su RaiRadio 3
– sabato 3 ottobre, ore 15.30

Didascalia immagini

(courtesy Ufficio stampa Teatro del Maggio Musicale Fiorentino)

alcuni scatti durante la prima Wozzeck di Alban Berg
foto © Michele Monasta