Il celebre allestimento de Le Nozze di Figaro di Claus Guth compie vent’anni: creato nel 2006 in occasione del 250° anniversario della nascita di Mozart, la produzione è stata ripresa a Salisburgo nel 2007, nel 2009 e nel 2011; nel 2016 è stata acquisita dalla Canadian Opera Company, che l’ha presentata a Toronto nello stesso anno e nel 2022 è stata quindi ospitata dal Teatro Real di Madrid, per tornare a Toronto nel 2023 e arrivare al suo debutto italiano al Teatro dell’Opera di Roma. «Per me, la cosa meravigliosa di quest’opera è l’enorme libertà, quasi selvaggia, dell’immaginazione di Mozart e la sua capacità di prendere continuamente direzioni imprevedibili. Le nozze di Figaro mette in scena tutte le possibili emozioni umane. Parla dell’essere umano che pensa una cosa e poi ne fa un’altra. È quindi un’opera sul contrasto tra la mente razionale e il comportamento irrazionale».

Così ha raccontato le “sue​ Nozze​” il noto regista tedesco tornato a Roma – dopo il successo della Jenůfa del 2024, produzione già vincitrice a Londra di un Olivier Award – proponendo una lettura profondamente psicologica del capolavoro mozartiano, spostando il baricentro dalla tradizionale dimensione di commedia degli equivoci​, all’indagine dei rapporti umani e delle dinamiche di coppia. Ambientata agli inizi del Novecento in un unico spazio scenico ideato da Christian Schmidt – l’androne di una dimora borghese dominato da un’imponente scalinata – la vicenda si ​declina in una sorta di intenso dramma da camera​ dove emergono con forza desideri, frustrazioni​ e tensioni emotive​. Schmidt ha firmato anche i costumi moderni ed eleganti, le luci usate magistramente da Olaf Winter, i movimenti coreografici da Ramses Sigl, i video da Andi A. Müller, mentre la drammaturgia è di Ronny Dietrich. «Le scalinate che mutano verso e direzione danno l’idea di un labirinto attraverso cui correre per perdersi e ritrovarsi – prosegue Guth – Labirintico è, appunto, l’intrico di vite ed emozioni raccontate dalla musica, comandate dall’eros che fa perdere l’orientamento in un posto in cui apparentemente non sembrerebbe tanto complicato muoversi». Al Costanzi ha debuttando martedì 15 per un totale di otto recite fino a mercoledì 23 settembre a cui è aggiunta l’anteprima per i giovani di domenica (questo articolo si riferisce alla replica di domenica 20)

A dirigere Le nozze di Figaro, scritte tra il 1785 e il 1786 su libretto di Lorenzo Da Ponte, è stato chiamato Emmanuel Tjeknavorian​ al ​debutto capitolino. Lo ricordiamo bene, lo scorso maggio in Un ballo in maschera al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino; di origine armena, nato a Vienna, nel 2025 il maestro è stato insignito del Premio Abbiati come miglior direttore d’orchestra, ha così spiegato il suo approccio all’opera: «Ciò che più mi affascina nelle Nozze di Figaro è la straordinaria tensione tra precisione e libertà: la partitura di Mozart è quasi architettonica nella sua perfezione, eppure, all’interno di questa architettura, i suoi personaggi sembrano respirare, perdonare e reinventarsi in tempo reale. Il nostro lavoro è stato quello di affidarci completamente a questa precisione: non imporre un’emozione alla musica, ma lasciare che dalla partitura stessa emerga lo stupefacente teatro umano di Mozart, con tutta la sua tenerezza, la sua crudeltà, la sua arguzia e, in ultima analisi, la sua generosità». 

Accolto alla sua  entrata in teatro con grandissimi applausi, sin dall’overture e in un crescendo, si è appropriato della partitura con precisione, attacchi perfetti e l’Orchestra del teatro lo ha seguito perfettamente come il Coro capitolino diretto dal maestro Ciro Visco. Quindi, dopo la pausa estiva alle Terme di Caracalla, il Costanzi continua con gli spettacoli della stagione operistica e alla prima, in un teatro affollatissimo, lo spettacolo è stato accolto con grande successo, stessa cosa alla replica a cui abbiamo assisitito.

All’apertura del sipario, un impianto fisso per tutti e quattro gli atti senza mutare molto, in quanto è tutto minimalista senza alcun oggetto in scena. All’interno di un palazzo settecentesco, con una grande scalinata e una grande finestra laterale, primeggiano i colori bianco, grigio e nero.

Nel quarto atto – dove il libretto prevede ambientazione notturna nei giardini, con scambi di personaggi fra siepi e alberi – vengono proiettate delle immagini all’interno del palazzo, ma senza cambi scena. Geniale l’idea di creare un Cherubin/Eros (oltre al personaggio di Cherubino) interpretato dal mimo, attore e ballerino Uli Kirschche, all’inizio dell’opera vestito da marinaretto con le ali, entra in scena dalla finestra aperta e inizia a muovere i vari personaggi come dei burattini creando scompiglio fra le coppie (alla fine tutto tornerà alla normalità e lui verrà scacciato, uscendo da dove era entrato). Uli Kirsch, tra l’altro, aveva interpretato Cherubino nella prima messa in scena del 2006.

Benissimo il cast dei cantanti solisti iniziando con il baritono Vito Priante nella parte del Conte di Almaviva. La Contessa del soprano Federica Guida ha subito convinto, notevolissima in “Porgi, amor qualche ristoro…” del secondo atto, per poi proseguire nel terzo in “Dove sono i bei momenti“.
Susanna, del soprano Benedetta Torre, ha iaffascinato nel duetto con la Contessa del terzo atto “Sull’aria… che soave zeffiretto” poi, da definire perfetta, nel quarto atto in “Deh vieni, non tardar…“.

Gradita sorpresa il baritono Alessio Arduini nella parte di Figaro.
Ormai conosciuta a livello internazionale nelle interpretazioni di ruoli belcantistici barocchi, il mezzosoprano Cecilia Molinari incanta dall’inizio alla fine nei panni di Cherubino raggiungendo l’apice nel secondo atto in “Voi, che sapete che cosa è amor“.

Menzioni particolari per Marcellina del mezzosoprano Monica Bacelli e Bartolo del basso Roberto Scandiuzzi. Bravi anche gli altri.
Alla fine, grandissimi applausi per tutti e standing ovation per il maestro Emmanuel Tjeknavorian.

Dettagli

*Dal progetto “Fabbrica” – Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma

Maestro del Coro  Ciro Visco
Scene e costumi  Christian Schmidt
Luci  Olaf Winter
Movimenti coreografici   Ramses Sigl
Video  Andi A. Müller
Drammaturgia  Ronny Dietrich

Allestimento Canadian Opera Company
in scena al Teatro Costanzi dal 15 al 23 settembre 2026
(anteprima giovani domenica 13 settembre)

Didascalia immagini

(courtesy Ufficio stampa Fondazione Teatro dell’Opera di Roma)

alcuni scatti durante Le nozze di Figaro 2026
foto © Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma