A Palermo e ad Agrigento sono in corso due esposizioni che celebrano Fernando Botero, rispettivamente Il peso dei sogni e L’incanto del mito. Alla Valle dei Templi e a Villa Aurea sono in mostra otto sculture e diciassette opere pittoriche tra acquerelli e disegni su tela, mentre al Museo Riso undici dipinti e una scultura.
Botero ha già esposto a Palermo, nel 1988 e nel 2015, con due mostre che hanno attratto oltre quattrocentomila visitatori; ritorna dunque in Sicilia, fino al 31 ottobre 2026, con un ampio progetto articolato in trentasette opere, a cura di Fernando Botero Quintana, nipote del maestro, e Nicola Barbatelli.

Nella Valle dei Templi l’inconfondibile pienezza volumetrica del linguaggio boteriano si confronta con i valori classici di equilibrio, proporzioni, tradizione; negli spazi esterni infatti sono disposte otto sculture in bronzo, come La donna sdraiata che guarda in alto, presenza plastica e psicologica al contempo per lo sguardo rivolto verso l’alto, aspirante al sogno; la Donna a cavallo, soggetto amato da Botero, è qui un piccolo bronzo simile a un oggetto da tavolo, in cui l’amazzone siede imperiosa su un imponente cavallo, in coerenza con le sue opere pubbliche monumentali; nel Mito di Leda e il Cigno il tema mitologico viene riletto attraverso il distintivo linguaggio del volume, pieno e maestoso anche su scala intima, e l’opera mostra tutta la maestria tecnica acquisita dall’artista durante i lavori a Pietrasanta, centro toscano di eccellenza per la fusione del bronzo.

Negli interni di Villa Aurea l’esposizione ha invece un carattere più intimo: diciassette opere su carta e tela, alcune ultimate da Botero nel 2023, riflettono sui temi del corpo, della famiglia, della musica, della coppia, della vita quotidiana e del circo. Quest’ultimo è un ambito molto esplorato dall’artista e in mostra ammiriamo ad esempio l’acquerello di grande formato Donna del circo, in cui è ritratta con giocosità una burrosa artista circense sospesa al trapezio. L’acquerello Musicisti descrive un momento di coinvolgimento musicale con calore e umorismo, tratti peculiari delle opere su carta degli ultimi anni di Botero, da sempre catturato dal magnetismo espressivo degli strumenti e dalla poesia delle esecuzioni sonore. Troviamo gioia e leggerezza anche nella Coppia che balla, acquerello di piccolo formato in cui una coppia danza e in cui la pesantezza delle figure si scioglie morbidamente nella grazia del movimento e delle parvenze gentili. L’artista ha infatti la capacità di rendere massa e volumi con leggiadria e brio.

La mostra Il peso dei sogni a Palazzo Belmonte Riso di Palermo completa il progetto espositivo diffuso; il titolo rimanda alla capacità di Botero di dar forma alla dimensione interiore attraverso una figura umana monumentale e ieratica al contempo, soprattutto femminile. Pensiamo ad esempio all’olio su tela del Carnevale, uno dei temi a cui Botero è tornato nel corso di diversi decenni perché attratto dallo spettacolo, dai colori e dalla gioia collettiva delle feste popolari dell’America Latina. Egli infatti descriveva spesso i carnevali della sua infanzia come esperienze formative e l’opera immortala appunto una figura mascherata con costume sfarzoso e colori brillanti.
Anche la corrida è uno dei temi ricorrenti nell’opera di Botero, radicato sia nel panorama culturale colombiano che negli anni trascorsi in Spagna. In mostra a Palermo è infatti il picador, il cavaliere a cavallo che indebolisce il toro con una lancia, rivestendo un ruolo controverso all’interno della corrida; Botero lo raffigura senza giudizio, ma con la medesima attenzione formale che dedica a tutti i suoi soggetti.

Completa l’esposizione di opere su carta e su tela il Serpente, che si differenzia dai volumi figurativi arrotondati peculiari della produzione boteriana; la grande scultura in bronzo rappresenta infatti un rettile sinuoso dalle qualità decorative ed emblematiche e mostra come l’artista si interessi anche ai soggetti naturali oltre che alla figura umana.
A Palazzo Riso, dunque, le opere dialogano con la storia e la vita cittadina, stratificando quindi le radici latinoamericane della poetica di Botero alla cultura europea e mediterranea di una città da sempre snodo di memorie, etnie e universi.