Dopo l’ultima edizione veneziana del 2024, è tornata in laguna – e proseguirà fino a domenica 22 novembre – “Glasstress” mostra diffusa tra lo storico Palazzo Ca’ Tron sul Canal Grande e la Fondazione Berengo Art Space di Murano, coinvolgendo sessantacinque artisti e designer internazionali invitati a confrontarsi con l’arte millenaria del vetro, attraverso la collaborazione con i maestri vetrai di Berengo Studio. L’edizione 2026 presenta nuove collaborazioni con oltre venti artisti al loro debutto nella mostra, molti dei quali lavorano con il vetro per la primissima volta, dando vita a sperimentazioni inedite.

Progetto internazionale ideato da Adriano Berengo nel 2009 come evento collaterale della Biennale di Venezia, oggi considerato uno dei principali appuntamenti dedicati alla sperimentazione contemporanea nel vetro, la mostra sviluppata tra Murano e Venezia dà vita a un percorso che attraversa pratiche e linguaggi diversi, dalla scultura alla performance, dal design all’installazione immersiva, con opere tutte inedite che esplorano il potenziale espressivo e trasformativo del vetro come medium artistico contemporaneo.

Nel corso degli anni, il progetto ha dato vita a mostre in collaborazione con importanti musei e istituzioni internazionali, tra cui il Boca Raton Museum of Art, il London College of Fashion, il Millesgården Museum di Stoccolma e il Museum of Arts and Design di New York.

Esiste un rapporto inscindibile tra arte e tecnica e, nel vetro, tale legame è particolarmente evidente: materiale paradigmatico che nasce dal fuoco, dalla trasformazione della sabbia silicea in materia trasparente, e consente un’esperienza specifica di visione, in cui l’opera è percepibile anche attraverso la sua trasparenza. La luce è un elemento costitutivo del materiale che ne determina forma e percezione.

A partire dal secondo Novecento, il vetro si afferma come linguaggio autonomo tra scultura, installazione e ricerca concettuale. Questo sviluppo si inserisce nella tradizione tecnica delle fornaci di Murano, oggi aperte alla sperimentazione contemporanea. Il vetro come metafora della condizione umana: fragilità e resistenza, presenza e perdita, trasparenza e opacità, configurandosi soglia tra dimensioni percettive diverse, la cui lettura varia in funzione della luce, dello spazio e dello sguardo.

In tale prospettiva il vetro può essere inteso come un “ipertesto materiale” in cui, ogni opera, rimanda alla propria costruzione tecnica, al gesto dell’artista e al contesto di produzione. Non è un materiale autonomo, ma si definisce nella relazione. Una mostra da scoprire e farsi sorprendere.