Pop Art americana e Nouveau Réalisme dialogano in una mostra curata da Alberto Fiz, con la collaborazione di Edoardo Falcioni, presso il Real Albergo dei poveri di Palermo.

A confronto ottantuno opere del 1954-2004, provenienti da collezioni private, di Andy Warhol, Arman e Mimmo Rotella, accomunati dalla focalizzazione su oggetti e icone della cultura visiva novecentesca. Negli anni Cinquanta e Sessanta, infatti, l’artista si ritrova immerso nella società dei consumi, quella in cui i supermercati, con scaffali invasi da merci industriali e seriali, subentrano alle piccole botteghe e ai loro oggetti sfusi e manufatti esclusivi. È il trionfo del cinema e delle sue star, della televisione e dei suoi vip, che pervadono quotidianamente le dimensioni visuali collettive. Anche l’artista non può sfuggire a ciò che accade nel mondo in cui vive e proprio su quel mondo egli riflette, a volte con celebrazione, altre con ironia giocosa o dissacrante, ma sempre riportando nell’arte ciò che avviene nel visibile senza apparente giudizio e senza traccia soggettiva.

Ecco dunque a Palermo la mostra La forma consumata, con trentacinque lavori di Warhol, diciotto accumulazioni e sculture di Arman, ventisette opere di Rotella e anche un’opera realizzata da Arman e Warhol nel 1970, Rejected Flowers (What happened to the flowers). Quest’ultima, accumulazione di serigrafia su carta a pezzi, parte dai celebri fogli serigrafati in Flowers di Warhol, su cui Arman opera con lo strappo, la lacerazione e la “fossilizzazione”, sua peculiare tecnica, all’interno di una teca in plexiglas. Ivi il concetto di ripetizione forma un ossimoro con quello di distruzione della materia.
Nel nucleo tematico Ritratti vige il fil rouge dell’autorappresentazione, come notiamo dalla presenza dell’Autoritratto di Warhol o dall’Autoritratto napoleonico di Rotella, in cui il mascheramento ironizza sulla figura dell’artista odierno, mitizzato come un eroico combattente.

La sezione Riproducibilità affronta il tema della serializzazione dell’opera d’arte, ad esempio con Mao delle Reversal Series di Warhol, serigrafia su carta da giornale in cui il ritratto di Mao è moltiplicato e rielaborato con l’inversione cromatica come in un negativo fotografico. In Favor of admission di Arman sono accumulati spille e tessere di ammissione (soprattutto del Metropolitan Museum of Art) sospese all’interno di resina poliestere e plexiglass, per esplorare i temi del consumo, così come in Assemblage San Pellegrino di Rotella: quest’opera infatti appartiene agli Artypo, serie in cui l’artista interviene con grafica e pittura su manifesti pubblicitari e locandine moltiplicando e riformulando le immagini.
Politica e Marilyn si incentra su nodi controversi di potere, mito e trauma: nel décollage di Dux, ad esempio, Rotella offre una riflessione critica sull’iconografia di Benito Mussolini. Sono messe a confronto, inoltre, le Marilyn di Rotella con quelle di Warhol; di quest’ultimo è in mostra la straniante e allucinata serigrafia Electric Chair, che rappresenta uno dei simboli più crudi dell’America contemporanea.

Celebrities, sovrapposizioni e materie mostrano rielaborazioni di personaggi celebri, da Alessandro Magno e Mick Jagger di Warhol alle Impronte di Arman, in cui l’artista si distacca definitivamente dalla pittura tradizionale utilizzando gli oggetti come timbri o pennelli.
L’esposizione è accompagnata da una serie di ritratti di Arman, Rotella e Warhol realizzati da Fabrizio Garghetti, storico fotografo milanese che con i suoi scatti ha documentato l’arte e alcuni dei suoi maggiori protagonisti dagli anni Settanta a oggi.
In relazione dunque nella mostra di Palermo tre figure “cardine” del secondo Novecento, artisti che svolgono un’indagine concernente il rapporto tra opera, icona, riproducibilità e comunicazione di massa, più che mai attuale nell’era in cui gli sviluppi tecnologici e digitali appaiono inarrestabili e travolgenti.