La Sala degli Affreschi del complesso di San Micheletto, fino a domenica 16 agosto, ospita “Elisa Bonaparte e Mimì Pecci Blunt a Marlia. Due donne, due secoli, una Villa” dedicata al dialogo ideale tra Elisa Bonaparte Baciocchi e Anna Laetitia, detta Mimì Pecci Blunt, legate alla Villa Reale di Marlia scelta da entrambe come luogo di cultura, arte e mecenatismo. Vissute a oltre un secolo di distanza, Elisa (Ajaccio, 1777 – Villa Vicentina, 1820) e Mimì (Roma, 1885 – Marlia, 1971) condivisero la stessa idea del ruolo da dare a una dimora storica. Con questo filo conduttore, il progetto – nato dalle ricerche che l’associazione Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana porta avanti dal 2022 nell’Archivio “Grönberg Villa Reale di Marlia” – è partito dall’emergere di una scoperta: il ritrovamento di un nucleo di quindici lettere, di cui dieci interamente autografe di Elisa, alcune esposte per la prima volta. In ambito napoleonico è estremamente raro rintracciare lettere scritte di pugno da Elisa.

Datate tra il 1805 e il 1820, sono indirizzate a diversi interlocutori, tra cui il fratello Luciano Bonaparte e l’educatrice Madame Campan, le lettere restituiscono uno spaccato della vita politica, familiare e culturale della principessa e aprono nuove prospettive di ricerca su di lei e sulla Lucca napoleonica, oltre a costituire un nuovo filone di indagine storica su eventi, usi e costumi dell’epoca. Il racconto espositivo, curato da Roberta Martinelli, con ricerche e testi di Simonetta Giurlani Pardini, è, appunto il legame tra le due donne, ricostruito attraverso la vita di Mimì: dalla nascita all’educazione, sotto la tutela diretta del prozio Papa Leone XIII, fino al matrimonio con Cecil Blumenthal (1919), da cui prenderà vita il sodalizio “Pecci Blunt” e, successivamente, l’acquisto della Villa di Elisa.
La prima parte della mostra ripercorre quindi gli anni della formazione di Mimì a Roma, attraverso documenti della sua infanzia: dalla fotografia del primo giorno di scuola alla corrispondenza con i genitori, che vedrà solo saltuariamente a partire dai quattro anni, dal suo ingresso precoce al Collegio romano dell’Assunzione. La vicinanza con Papa Leone XIII segna profondamente la sua crescita, trasmettendole coraggio, visione e spirito innovativo.

La seconda si apre con l’acquisto di Villa Reale di Marlia nel 1923 e, da quel momento e fino al termine della sua vita, la contessa si adoperò per restituire alla villa l’atmosfera dell’epoca di Elisa.
Accanto alla dimensione sociale, emerge quella di ricercatrice, e Mimì, individua, acquisisce e studia oggetti, arredi e lettere appartenuti ad Elisa, muovendosi tra antiquariato, archivi e istituzioni internazionali. Intrattiene rapporti con importanti personalità del mondo napoleonico, dagli eredi Murat a Giuseppe Primoli, la cui collezione ha dato origine al Museo Napoleonico di Roma.
Per documentarsi su due bassorilievi di Elisa e il marito Felice, acquistati in un’asta tenutasi a Villa Mansi, si rivolse addirittura al direttore del Louvre e a Paul Marmottan, storico dell’arte e collezionista francese che alla sua morte donò la propria collezione all’Académie des Beaux-Arts, dando origine al Musée Marmottan Monet e alla Bibliothèque Marmottan.
Si rivolse inoltre al museo di Malmaison, dimostrando una competenza culturale tutt’altro che comune e, il progetto di Villa Reale, divenne un vero e proprio “ritorno all’epoca di Elisa”, attraverso il recupero di arredi, ambienti e atmosfere, come se la principessa non avesse mai lasciato la dimora.
Infatti, Mimì trasformò Villa Reale in un salotto culturale internazionale, frequentato da ospiti come Salvador Dalí, Jean Cocteau, Alberto Moravia, ma anche Jacqueline Kennedy e la principessa Margaret d’Inghilterra.

La moda fu parte integrante del suo linguaggio estetico: dai suoi armadi emergevano abiti, cappotti e cappelli delle più importanti maison dell’epoca e, tra gli oggetti esposti, il suo abito nuziale firmato dall’atelier di Charles Frederick Worth. Il matrimonio segnò l’inizio di un sodalizio fondato sull’arte e sul sostegno alla cultura contemporanea. Alla cerimonia partecipano anche esponenti della nobiltà europea, come i Talleyrand, i de Gramont, i Rohan-Chabot e ancora i Murat. In una fotografia, un paggetto è descritto da Vogue come “abbigliato come il Re di Roma”, indossava infatti un completo che era un omaggio al figlio di Napoleone Bonaparte e Maria Luisa D’Asburgo-Lorena.
Dopo il matrimonio, la coppia sviluppò una intensa attività culturale tra Parigi, Roma e New York, tra gallerie d’arte e collezionismo; le feste nella loro villa di rue de Babylone a Parigi, a pochi passi dalla dimora di Elisa Bonaparte Baciocchi, diventarono oggetto di cronaca internazionale. Nonostante i difficili periodi della guerra e delle leggi raziali, fondarono una galleria d’arte a Roma e un’altra a New York. In Campidoglio a Roma nascerà il teatro “La Cometa”, legato al motto familiare Lumen in coelo, recentemente riattivato da Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa di Fendi, che, per l’inaugurazione, si è ispirata anche all’estetica delle celebri feste, bal blanc, organizzate da Mimì.

La passione per la fotografia accompagnò l’intera esistenza della contessa, così come quella per i cappelli, molti ancora conservati nelle scatole dell’Archivio di Villa Reale di Marlia. L’inclinazione per la fotografia sembra arrivare direttamente dalla figura dello zio Pontefice, attento alle innovazioni tecnologiche e collezionista di strumenti fotografici e cinematografici (conservati nella Palazzina dell’Orologio a Marlia). Mimì documentò costantemente la propria vita partecipando anche a concorsi di fotografia, per questo, all’ingresso del percorso espositivo, il visitatore è accolto da un cappello firmato Cleo Romagnoli e da un suo ritratto realizzato da Milton Gendel.
Nel periodo di apertura della mostra sono previsti tre eventi collaterali con aperture straordinarie, dedicati al dialogo tra le due protagoniste attraverso la musica: dopodomani, lunedì 20, con il repertorio pucciniano eseguito dal soprano Celeste Nardi e Anna Cognetta al pianoforte; venerdì 31 luglio con un omaggio ai compositori napoletani con Sara Guidi ed Eugenio Milazzo grazie alla collaborazione con l’associazione “Mettiamoci all’Opera” di Prato; lunedì 10 agosto con un concerto d’arpa di Letizia Lazzerini. Tutti gli appuntamenti si terranno a Villa Bottini alle ore 18.30 e saranno preceduti da una visita guidata alla mostra alle ore 17.30.