A Palazzo Lanfranchi, sede dei Musei Nazionali di Matera, prosegue fino a domenica 8 novembre la mostra curata da Carlo Sala che getta uno sguardo contemporaneo sull’antico, capace di restituire e rinnovare nel tempo odierno l’aura originaria di opere e monumenti di un Mediterraneo perduto. Un’immersione nella visione del passato attraverso immagini potenti, frutto di un’arte fotografica trasformativa con “Mimmo Jodice. Mediterraneo” che proseguirà, con una seconda tappa in Marocco, al Centre d’Art Moderne di Tétouan dagli inizi del prossimo dicembre 2026 a metà febbraio 2027. Esposte ben ottantatre opere fotografiche – di cui sessantotto sono stampe vintage ai sali d’argento su carta baritata con viraggio al selenio realizzate dall’artista stesso tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, appartenenti alla celebre serie Mediterraneo – provenienti dalla Collezione privata “i Cotroneo, Roma” e concesse in prestito dal collezionista stesso e dalla Collezione Farnesina del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale che le conserva in deposito e ne espone una parte. Completano e integrano la mostra cinque opere di grande formato (140×100 cm.) della serie Danzatrici e un’appendice di dieci opere vintage e moderne dedicata alle ricerche più recenti provenienti dallo Studio Jodice. Insieme costituiscono il corpus della prima grande monografica istituzionale dopo la scomparsa dell’artista, indiscusso protagonista della storia della fotografia europea contemporanea.

Le immagini sono frutto di numerose ricognizioni dedicate alla cultura mediterranea e all’archeologia, a partire dalla terra natale, a cui Mimmo Jodice (Napoli, 29 marzo 1934 – Napoli, 28 ottobre 2025) fu sempre legato, con le visioni di Paestum, Pompei, Cuma, Baia. Lo sguardo poi si allarga a un Mediterraneo più ampio, che va dalla Grecia alla Turchia, dalla Giordania alla Tunisia, dalla Francia alla Libia. Fra le opere più celebri ci sono gli Atleti della Villa dei Papiri di Ercolano e Le Danzatrici, conservate al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, in cui le antiche sculture emergono da ombre che le rendono dinamiche, quasi animate da uno slancio vitale e di indubbio impatto emotivo.
In quelle di monumenti e statuaria appare evidente il sapiente uso tecnico della fotografia sia in fase di ripresa, che in camera oscura, dove l’artista ha accentuato i contrasti e reso i neri profondi e i bianchi abbacinanti e, come scrive il Curatore nel testo introduttivo del volume realizzato in occasione della mostra “Nelle immagini del fotografo sono le statue i soggetti connotati dal maggiore pathos espressivo perché i loro volti si caricano di una umanità palpitante dove il bronzo e il marmo perdono l’algida perfezione formale voluta dai loro anonimi autori e si fanno materia emotiva capace di trasmettere una varietà di sentimenti che dall’uomo antico risuona nelle coscienze di quello contemporaneo.”

La mostra è inoltre l’occasione per la riedizione ampliata e aggiornata del libro Mediterraneo, dato alle stampe dalla casa editrice newyorchese Aperture, che accompagnò una prima rilevante mostra delle immagini al Philadelphia Museum of Art nel 1995 e che ora viene pubblicato da Marsilio con il design grafico di Studio Sonnoli, integrato con ulteriori opere legate alla celebre serie. Il volume, oltre al saggio curatoriale, ripropone il testo di Predrag Matvejević pubblicato nell’edizione del 1995 e include un contributo di Salvatore Settis, già apparso nel catalogo della mostra Attesa (Electa, 2016) e qui presentato nella sua versione definitiva.

Queste fotografie dialogano a loro volta con immagini nate dal percorso dell’artista nell’indagine di un paesaggio mediterraneo quasi metafisico, con visioni di un mare privo di ogni segno antropico del presente, verso cui l’artista – in un’atmosfera silenziosa e sospesa – cerca di assumere lo stesso sguardo degli abitanti dell’antichità. “Il mare è vissuto da Mimmo Jodice come uno sbocco a una specie di saluto – scriveva all’epoca Predrag Matvejević – un’isola al largo, un porto di pace, in grado di accoglierci alla fine di un periplo. La speranza là è ancora ammessa. Là termina il malessere, si dissolve l’angoscia. La luce è a volte intensa, a volte fragile, delicata. Il sole viene osservato con pietà […]. La geometria è figlia del Mediterraneo. Anche le distruzioni continuano a conservarne le tracce. In ciascuna delle sue fotografie Jodice ricerca almeno un frammento di superficie dove sia rimasta una disposizione ordinata o regolare.”

Invece, Salvatore Settis, scriveva: “Il suo sguardo sulle onde dello Ionio e del Tirreno, sulle cadenti murature di Ostia o di Pergamo, sui volti di pietra e di bronzo di Pompei e di Ercolano ha un respiro di ampiezza inconsueta. […] Pochi fotografi hanno saputo mostrare quanto lui che la fotografia non è registrazione, ma interpretazione e ri-creazione della realtà che ci circonda; che l’istante in cui l’obiettivo scatta può essere moltiplicato e scomposto, in una sorta di fissione dell’atomo che è materia dell’esperienza e dell’immaginazione.”

Dettagli

La mostra è promossa dall’Unità di Missione per la Cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato del Ministero della Cultura, in collaborazione con il Comune di Matera, la Fondazione Matera Basilicata 2019, il Museo Nazionale di Fotografia e lo Studio Jodice grazie alla disponibilità dei Musei nazionali di Matera presso Palazzo Lanfranchi, e con la consulenza scientifica della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, l’esposizione rientra nell’ambito di Matera e Tétouan Capitali Mediterranee della Cultura e del Dialogo 2026, in un legame anche simbolico tra le due sponde del Mediterraneo.

 

Didascalie immagini Mimmo Jodice

(courtesy Ufficio stampa PCM Studio di Paola C. Manfredi)

  1. Atleti da Ercolano, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, 1986 © Mimmo Jodice Studio
  2. Peristilio romano, Bulla Regia Tunisia 1993​ © Mimmo Jodice Studio
  3. Isole egee viste dalla costa turca, 1993​ © Mimmo Jodice Studio
  4. Bronzo romano, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, 1993​ © Mimmo Jodice Studio

Orari di visita

dal lunedì alla domenica, dalle 9 alle 20
martedì, dalle 14 alle 20
(ultimo ingresso alle 19)

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Musei Nazionali di Matera – Palazzo Lanfranchi - Piazzetta Pascoli, 1
[Guarda su Google Maps]

Fino al: 08 Novembre, 2026