All’Aquila, negli spazi di Palazzo Omni ex asilo nido, caratteristico esempio di edilizia pubblica degli anni Trenta del secolo scorso, resterà allestita fino a domenica 18 ottobre Continuità e divergenze. Architetture e paesaggi urbani in Abruzzo 1930-1960 a cura di Mario Centofanti, Raffaele Giannantonio, Andrea Mantovano. Si tratta di un racconto delle trasformazioni nelle città abruzzesi, con le loro architetture fra gli anni Trenta e Sessanta del Novecento, per una attenta rilettura contemporanea.

Mettendo in relazione linguaggi architettonici, trasformazioni urbane e dimensione artistica dello spazio costruito di quegli anni, la mostra ripercorre le trasformazioni che interessarono le città abruzzesi, evidenziando continuità e cambiamenti che coinvolsero tre generazioni di progettisti, nomi di primo piano del panorama internazionale e tecnici locali che declinarono i codici dell’architettura del Novecento in un’ottica diversa, alla ricerca di un equilibrio tra modernità e tradizione locale.

Il percorso si apre con un approfondimento dedicato al dialogo fra arte e architettura, per offrire una lettura comparata delle trasformazioni intervenute evidenziando continuità e divergenze in linguaggi e contesti urbani, attraverso l’intreccio fra materiali eterogenei: progetti, opere d’arte, documenti d’archivio, filmati, fotografie contemporanee e foto d’epoca, provenienti da collezioni private, archivi pubblici e Collezioni del Maxxi Architettura e Design contemporaneo, ma soprattutto dal patrimonio archivistico degli Archivi di Stato dell’Aquila, Pescara, Chieti e Teramo.

Il curatore Raffaele Giannantonio: “In oltre quarant’anni di ricerca universitaria ho studiato le storie dell’architettura e dell’urbanistica abruzzese accanto a quelle che si svolgevano nei medesimi periodi nel resto d’Europa. Nelle varie vicende emergevano due diversi versanti del Novecento, quello precedente e quello successivo la Seconda guerra mondiale, che sembrava ergersi come un deciso spartiacque. Estremamente opportuna è giunta dunque questa mostra, in cui abbiamo potuto analizzare le continuità e le discontinuità presenti nel cruciale periodo che va dall’assestamento del regime sino agli anni del boom.

In quest’arco di tempo, l’Architettura progettata e/o costruita in Abruzzo esprime infatti tipologie che nascono e muoiono negli anni fra le due guerre, che si evolvono nel Dopoguerra mutando finalità e linguaggio o che infine costituiscono una vera e propria invariante dell’intero periodo. Da questa fitta congerie di avvenimenti emerge infine come, anche in Architettura, l’Abruzzo sia una Terra tutt’altro che marginale, capace di accogliere idee e programmi di autori di rilievo nazionale ma anche di professionisti locali che mostravano di essere aggiornati su quanto accadeva in quelli ritenuti i centri propulsori della nuova Architettura.”

Il percorso è accompagnato da una committenza fotografica d’autore affidata ad Andrea Jemolo, il cui sguardo contemporaneo restituisce alcuni dei più significativi episodi architettonici della regione, mettendone in relazione la storia, la condizione attuale e il paesaggio.