Fino a domenica 27 settembre 2026, Como ospita – al Palazzo del Broletto e alla Pinacoteca civica – un appuntamento che ruota attorno alla figura di William Turner (1775-1851), l’esponente di maggior rilievo del Romanticismo inglese. Si tratta del progetto espositivo, curato da Elizabeth Brooke, ideato e organizzato dal Comune di Como e dalla Tate di Londra, da cui provengono tutte le opere. Turner: l’incanto del lago di Como e del paesaggio italiano documenta quanto il viaggio sia stato di fondamentale importanza per definire la cifra espressiva dell’artista e si concentra su come il paesaggio italiano, in particolare quello di Como e del suo territorio, abbia contribuito a svilupparne il talento.

La Curatrice: “Il programma espositivo sottolinea il costante interesse degli artisti per la luce, il colore, l’esperienza dei luoghi. Unendo la prospettiva storica a quella contemporanea, le mostre illustrano il modo in cui queste tematiche vengono interpretate nelle diverse epoche, trovando risonanze sempre nuove nel luminoso paesaggio del Lago di Como”. La mostra ha altresì fornito l’occasione di approfondire gli studi sulle opere di Turner, specificatamente su quelle realizzate nel territorio lariano, contribuendo, attraverso l’analisi dei suoi spostamenti, svolta da Pietro Berra e Federico Crimi, a ridefinire le date di realizzazione, ma anche a cogliere gli elementi che suscitarono il suo interesse, notando alcune importanti differenze tra i paesaggi di allora e quelli di oggi.

Il percorso si apre idealmente al Broletto, il palazzo sede medievale del governo cittadino comasco, con una serie di sette acquerelli, che hanno come soggetto proprio Como e il suo lago. Turner rimase fortemente affascinato dal paesaggio lariano, così ricco di contrasti, caratterizzato da ripidi rilievi montuosi, ampie superfici d’acqua e rapide variazioni atmosferiche, che gli offrì l’opportunità di esplorare la morfologia, il clima, i riflessi e la luce come soggetti pittorici a sé stanti.

I lavori offrono una panoramica cronologica e stilistica dell’evoluzione pittorica: dagli schizzi realizzati nell’area di Como durante il primo viaggio in Italia nel 1819, che rivelano una grande attenzione ai punti di osservazione costieri e alla struttura topografica, ma lasciano già intravedere una precoce tensione interpretativa orientata verso l’atmosfera, piuttosto che alla registrazione puramente descrittiva del luogo, alle piccole composizioni per l’edizione illustrata del 1830 del poema Italy di Samuel Rogers, fino agli studi cromatici dedicati a Como eseguiti durante i soggiorni del 1842 e 1843. Questi ultimi pongono in primo piano la luce, il colore e la resa degli elementi naturali. Il paesaggio viene sempre più concepito non come una geografia fissa, ma come un terreno mutevole, in cui architettura e natura tendono a dissolversi nell’ambiente.

L’allestimento è arricchito dalla proiezione di JMW Turner On the Wing, un film immersivo, prodotto da Tate Digital, con il supporto di Tate International Partnership, che ripercorre la vita e la carriera di William Turner (Londra, 23 aprile 1775 – Chelsea, 19 dicembre 1851) attraverso la lente della sua passione per i viaggi. La proiezione, corredata da interviste a curatori, conservatori, scrittori e storici, analizza alcune opere chiave e conduce lo spettatore nei luoghi che le hanno ispirate, dalle montagne del Galles alle Alpi svizzere, dalla nebbiosa campagna italiana alla costa inglese di Margate. On the Wing ricrea le immagini e le sonorità che hanno segnato l’esperienza dell’artista, influenzandone un approccio alla pittura profondamente innovativo e sperimentale.

La Pinacoteca civica, l’altra sede della rassegna, accoglie una selezione mirata di quattro dipinti a olio che esemplificano il dialogo di Turner con i temi italiani e la progressiva trasformazione del paesaggio in visione poetica e simbolica. Le opere sono inserite in un percorso tematico che mette in primo piano il ricorso a riferimenti classici e letterari, l’indagine della luce come elemento insieme strutturale e metafisico e la progressiva tendenza, nella produzione della maturità, verso l’astrazione e la dissoluzione della forma nell’atmosfera. In Pinacoteca, inoltre, nello spazio Campo quadro, una selezione di dipinti, stampe e mappe dell’Ottocento conservata nella collezione dei Musei civici di Como, permette di immergersi nella Como visitata da Turner. Ad esempio, nella Pianta guida della Città e Borghi del 1871, è citato nell’elenco degli alberghi il Volta (già Dell’Angelo) dove aveva alloggiato lo stesso Turner, dalle cui finestre aveva dipinto l’attuale piazza Cavour, che allora ospitava il vecchio porto.
Accompagna l’iniziativa il catalogo bilingue, italiano e inglese, edito da Moebius, e un ricco palinsesto di iniziative collaterali, tra queste, si segnalano le Passeggiate Creative – dopo Il porto sepolto: la Como di William Turner, domenica 13 settembre è programmata Il Duomo e la regina: la Como di William Turner – visite guidate e laboratori didattici per adulti e bambini.

Inoltre, la collaborazione tra il Comune di Como e la Tate si è arricchita di un ulteriore appuntamento con una dedicata a due figure di primaria importanza del panorama creativo britannico quali Jim Lambie e David Batchelor, ospitata a San Pietro in Atrio sempre fino al 27 settembre. La mostra Feeling Colour. Jim Lambie e David Batchelor. Opere contemporanee dalla collezione della Tate, sempre curata da Elizabeth Brooke, esplora le valenze spaziali, percettive e culturali del colore nell’arte contemporanea, attraverso una grande installazione site-specific di Jim Lambie e una composizione scultorea di David Batchelor.
Jim Lambie (Glasgow, 1964) tra i più affermati autori nel panorama dell’installazione e della scultura britannica degli anni Novanta, sviluppando un originale approccio che combina astrazione, cultura popolare e intervento architettonico, porta a Como Zobop, progetto avviato nel 1999 e tuttora in corso. Si tratta di un’opera site-specific costruita mediante l’applicazione manuale di nastro vinilico colorato, partendo dal perimetro di un ambiente e procedendo verso il centro, con bande sovrapposte, un tentativo, come afferma lo stesso Lambie, “di riempire un ambiente di ritmo, lasciandolo fisicamente libero”. La realizzazione ha coinvolto direttamente anche gli studenti dell’Accademia Aldo Galli di Como, che hanno partecipato attivamente alle fasi operative del progetto. Pur seguendo una serie coerente di regole formali – larghezze fisse, sovrapposizioni precise e progressione basata sul perimetro – la sequenza cromatica è determinata da un elemento di casualità. Questo equilibrio fra struttura e fluidità colloca Zobop nella tradizione della process art e della pratica post-minimalista.

Dal canto suo, David Batchelor (Dundee, 1955), artista e teorico del colore, a partire dagli anni Novanta si concentra sempre di più sulle sculture, spesso realizzate utilizzando materiali di scarto e di recupero. Le sue creazioni attingono direttamente al linguaggio visivo della città, alterando lo status dei materiali come insegne di negozi, neon pubblicitari, segnali stradali e illuminazione architettonica, inserendoli in un contesto museale. Nell’ambiente della ex chiesa di San Pietro in Atrio, l’opera di Batchelor – I Love King’s Cross and King’s Cross Loves Me, 8 – è parte della serie Monochromobiles, in cui materiali urbani di uso quotidiano vengono trasformati in vivaci composizioni scultoree. Oggetti industriali di recupero, come carrelli e telai metallici, sono combinati con lastre di acrilico colorate e superfici dipinte, elevando strutture funzionali al rango di audaci composizioni di colore e forma. Il titolo fa riferimento a King’s Cross, nome della storica stazione ferroviaria e del quartiere circostante, nel centro di Londra e suggerisce uno scambio tra individuo e luogo, alludendo al modo in cui la stazione e le sue strade si integrano nei ritmi quotidiani della metropoli.