Chi scrive, pur non potendo vivere al di fuori delle mura Unesco di Firenze, da dopo il liceo, ha sempre dato priorità ai viaggi nei cinque continenti (manca solo il sesto, già programmato, ma rinviato a quando si potrà tornare a volare senza limiti di carburante) così, in questo preciso contesto storico globale, primeggia la voglia di tornare ad apprezzare luoghi noti del Bel Paese, e vale sempre la pena un viaggio in Friuli Venezia Giulia – come tutte le regioni del resto – per immergersi in quel caleidoscopio di visioni, emozioni e sapori.

Fino a domenica 6 settembre la scusa per salire in auto potrebbe essere “Nuda Veritas” di Gustav Klimt è molto più di un manifesto artistico, è una dichiarazione di libertà, di bellezza, ma, soprattutto, di espressione individuale.
Considerata una delle esternazioni più intense della modernità artistica, capace di unire bellezza estetica e riflessione etica, il dipinto intriga e interroga chi osserva, stimolando riflessioni ben oltre l’ammirazione.
Olio su tela (centimetri 252 x 56,2) conservato al Theatermuseum di Vienna, rappresenta una donna nuda, di una nudità volutamente esibita, sfrontata, totalmente diversa dalle rappresentazioni dell’epoca. Una donna sicura di sé, che affronta lo sguardo di chi la giudica, senza temerlo: “con i suoi riccioli selvaggi e la bocca cattiva e fanatica”, seppur datata 1899, venne dipinta nel 1898 e nel marzo del 1899 per poi essere inclusa nella quarta esposizione della Secessione (il gruppo di artisti che a Vienna si era distaccato dalla più conservatrice Künstlerhaus). Come risposta alle critiche ricevute per le sue opere considerate troppo audaci, voleva rompere con le rigide regole accademiche e promuovere un’arte più libera e simbolista. Dopo le polemiche per i dipinti destinati all’Università di Vienna, accusati di eccessivo erotismo, la dipinse per affermare il diritto dell’arte di esprimere la verità senza compromessi. Sfidando anche la morale borghese, la figura femminile nuda con lo specchio simboleggia la verità assoluta, mentre la citazione di Friedrich Schiller – sopra la figura – ne rafforza il messaggio: “Kannst du nicht allen gefallen durch deine that und dein kunstwerk = mach es wenigen recht. vielen gefallen ist schlimm. Schiller” (Se non puoi piacere a tutti con la tua opera e il tuo lavoro artistico = accontenta pochi. Piacere a molti è male. Schiller). Quest’opera divenne un’icona della Secessione Viennese, anticipando lo stile decorativo che caratterizzerà capolavori come “Il Bacio“.
Lo sguardo si allarga a un cielo perlaceo, iridescente, al serpente che le risale la gamba sinistra, ai carnosi fiori di magnolia. Nulla è casuale e sembra di assistere, forse incapaci di decriptarlo fino in fondo, a un vitale messaggio in codice in quanto Klimt non ha dipinto un “nudo” sotto le spoglie di un’allegoria, bensì un’allegoria sotto le spoglie della nudità. La verità è una costruzione precaria, stranamente indecisa e priva di contorni, ambivalente e ambigua, ma anche la notte indistinta ha le sue qualità, perché “l’oscurità non solo vela le cose, ma può anche proteggerle e nasconderle”. La composizione, simile a una colonna che sfiora quasi i piedi e la testa della figura, è incorniciata da due tavolette dorate con iscrizioni. Il serpente risale dalla cornice, vicino allo spettatore e al centro della composizione, scavalcando la tavoletta inferiore recante l’iscrizione “Nuda Veritas”.
Con il corpo blu acciaio delineato in nero e gli occhi penetranti, il rettile si allontana da noi, si avvolge intorno ai polpacci per poi tornare in nostra direzione. Due soffioni di tarassaco fungono da luminosi punti luce.
A oltre un secolo dalla sua realizzazione, conserva la stessa sorprendente attualità sociale avendo, Klimt, messo in scena una figura che sfida il giudizio pubblico e rivendica con forza la libertà di essere vista, ascoltata e riconosciuta senza compromessi. Allestita in modo elegante nel Salone centrale di Villa Manin dove, contesto e approfondimenti, sono riportati sui pannelli informativi a corredo.
La mostra, curata da Cäcilia Bischoff e accompagnata da un catalogo edito da Moebius, nelle due sale prima di arrivare al dipinto, illustra i legami di Klimt con l’Italia e la sua biografia. La sala successiva è dedicata ai molteplici livelli di significato dell’opera, poiché “Nuda Veritas” è più complessa di quanto il titolo lasci supporre, così, dopo aver potuto ammirare con calma il capolavoro, il tema delle “molte verità” viene ripreso in modo creativo. Infine, nell’ultima sala, il visitatore viene condotto nel mondo reale di Villa Manin con un riferimento alle decorazioni murali storiche.

Dettagli

La mostra è stata organizzata dall’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia – ERPAC FVG e MondoMostre, in collaborazione con il Kunsthistorisches Museum e il Theatermuseum di Vienna.

Didascalia immagine

(courtesy Ufficio stampa Studio Esseci Comunicazione)
Gustav Klimt, Nuda Veritas, c. 1899
252 x 56,2 cm – Olio su tela
© KHM-Museumsverband, Theatermuseum

 

Orari visita

da martedì a domenica dalle 10 alle 19
(chiuso lunedì)

Apertura straordinaria: lunedì 1 giugno

 

Dove e quando

Evento: UN CAPOLAVORO A VILLA MANIN. NUDA VERITAS. KLIMT

Indirizzo: Villa Manin - Stradone Manin, 10 - Passariano di Codroipo
[Guarda su Google Maps]

Fino al: 06 Settembre, 2026