
“Spero si possa trovare speranza in una forma di stabilità, non nelle cose così come sono, ma nell’inevitabilità del loro cambiamento.”
Max Walker-Silverman
‘Ricostruire’ suonerebbe in italiano il titolo del secondo lungometraggio scritto e diretto dal cineasta statunitense Max Walker-Silverman, un verbo che in questo caso specifico non fa riferimento al riedificare fisico, proprio del suo uso più comune nella nostra lingua, quanto a una ricostruzione intima e morale dell’esistenza.
Thomas Jr Fraser, per tutti Dusty, è un allevatore di bestiame del Colorado che ha perso il ranch di famiglia, costruito dal suo trisnonno e quindi ‘casa’ della sua famiglia da generazioni, distrutto da un violento incendio che ha avvolto anche il bosco circostante la proprietà e interessato insieme altre fattorie vicine. Costretto a vendere all’asta il suo bestiame che non ha più una stalla, Dusty si ritrova improvvisamente in una nuova vita che non riconosce, con un lavoro da operaio nel dipartimento stradale e l’alloggio in una roulotte nel deserto forniti dagli assistenti sociali, ma soprattutto con un senso di fallimento che è frutto della contrapposizione col modello di autosufficienza che la società da sempre propone vincente. Il venir meno degli impegni, con la perdita delle attività di allevamento e coltivazione della fattoria, ha liberato il tempo di gran parte delle sue giornate e Dusty riprende contatto con l’ex moglie Ruby e soprattutto con la piccola Callie-Rose, sua figlia, che torna ad avere nella figura paterna un punto di riferimento. È l’inizio di un percorso di rinascita da cui scaturisce un inedito senso di appartenenza alla comunità umana che lo circonda.

Ispirato dai luoghi in cui è cresciuto, dove incendi disastrosi seguiti alla siccità hanno distrutto tra l’altro anche la casa di sua nonna, il regista ha scritto la sceneggiatura con l’intento di approfondire una serie di riflessioni sulla caparbia aspirazione umana al dominio della Natura, di cui il fuoco fa parte come elemento naturale di rinnovamento, sull’incapacità di accettare l’impermanenza di tutte le cose e sulla perdita di valori affettivi – per la sua famiglia, le ricette della nonna – perduti nel fuoco solo sul piano materiale.

La scoperta della solidarietà, sconosciuta a un uomo indotto dalle convenzioni a vivere isolato nella coltivazione di un’idea tossica del modello ritenuto vincente, autonomo e che basta a sé stesso senza bisogno di aiuto da nessuno, è il punto cardine di un film che invita ad aprirsi ai rapporti con gli altri, perché il valore profondo di ogni esistenza è il Bene che possiamo produrre in relazione con le persone che il nostro destino ci ha posto a fianco in questo transito esistenziale terreste, ovunque viviamo.

Una storia portatrice di messaggi universali, ma anche quanto mai radicata in un contesto geografico ben preciso, interpretata nei ruoli principali – ironia della sorte – da attori provenienti da luoghi molto lontani dalla realtà del Colorado: il britannico Josh O’Connor, che ormai non ha più bisogno di alcuna presentazione, è il protagonista Dusty e l’australiana Lily LaTorre, soli nove anni all’epoca delle riprese, scelta dopo lunghe ricerche per dare corpo a dolcezza ed entusiasmi della piccola Callie-Rose.

Adesso, dopo l’esordio al Sundance Film Festival e l’anteprima italiana alla Festa del Cinema di Roma, Rebuilding – ogni bene, Callie-Rose di Max Walker-Silverman sarà sugli schermi italiani dal 4 giugno grazie a Filmclub Distribuzione.