Lo spettacolo “Andavamo in San Firenze” – che sarà presentato dopodomani, martedì 19 maggio, alle ore 20.45 nella Sala ex Leopoldine – si articola in un’intervista che l’avvocato Gaetano Pacchi fa al collega Alberto Chiarini sulla vita degli Avvocati e dei Magistrati a Firenze, che, tra la fine degli anni Settanta e la fine degli anni Novanta, si svolgeva nel cuore del centro storico, tra Piazza San Firenze e Piazza San Martino.
«Da due anni, ogni tanto, pensavo di far raccontare ad Alberto Chiarini un’avvocatura fiorentina che non esiste più» – mi confida Gaetano Pacchi, direttore artistico di Attori & Convenuti, che prosegue «l’idea nasce dal ricordo di incontri conviviali – che avvenivano spesso a margine di congressi forensi o di assemblee del Sindacato Avvocati – nei quali, a un certo punto, Alberto, con la sua verve, il suo spirito, ne diventava l’animatore, narrando in modo gustoso e divertente aneddoti e facezie che avevano per protagonisti, avvocati, giudici, cancellieri, clienti di quel ventennale di vita forense fiorentina. Ho così creduto che nessuno meglio di Alberto avrebbe potuto descrivere quella fase storica».

Era la stagione dei processi per le stragi dell’Italicus e di via dei Gergofili. Gli autobus passavano per il centro storico e l’ultima generazione di “Amici miei” girava ancora in bicicletta senza bisogno di scansare folle di turisti. In quel periodo, gli avvocati andavano in San Firenze e in San Martino, respiravano una certa aria di “fiorentinità”, che, malgrado tutto, aleggiava ancora tra via dei Tavolini e via dei Cimatori. Piazza San Firenze e piazza San Martino erano luoghi di lavoro e di “scontri” giuridici, ma anche di incontro dove arguzia, leggerezza e satira caratterizzavano l’avvocatura di quel tempo.

Le domande offrono così lo spunto all’avvocato Alberto Chiarini per raccontare non solo gustosi e divertenti episodi, che ogni giorno accadevano nelle aule di udienza, nei corridoi del Tribunale e della Pretura, sul sagrato della Chiesa di San Firenze o nella piazza San Martino, per ricordare figure di avvocati e giudici – che erano i protagonisti, talora involontari, di queste “scenette” – ma anche per illustrare quanto l’azione dell’avvocatura fiorentina si intrecciasse con quella della politica dell’epoca, le battaglie coraggiosamente condotte da un gruppo di valorosi (in particolare, di quelli del Sindacato degli Avvocati) che “sconvolse il mondo” sonnecchiante e un po’ indolente dell’avvocatura (non soltanto fiorentina).

«Non era facile comporre in modo organico questo mosaico» – tiene a precisare Gaetano Pacchi – «per Alberto era come aprire un cassetto pieno di fotografie che, negli anni, sono state accumulate alla rinfusa. Per me, invece, il problema era mettere in ordine queste storie per evitare che, raccontate in maniera disordinata e alluvionale, rappresentassero soltanto l’infiltrazione della tipica arguzia fiorentina nel mondo forense e non costituissero, invece, anche le “giornate” di un più ampio affresco che descrive la vita che, in quel periodo, si svolgeva nel “gomitolo di strade” tra Piazza San Firenze e Piazza San Martino. Insomma, dovevo trovare un criterio per costruire l’album di queste “tranches de vie”, di questi spaccati di vita. Mi è venuta, allora, l’idea di incastonare questi bozzetti in un contesto più ampio – quella di una stagione del Foro fiorentino – da raccontare con un’intervista a chi di queste storie è stato spettatore o ha conservato la narrazione fattagli da altri colleghi».

In questo evento si parla anche del “Notiziario Forense” – la rivista del Sindacato degli Avvocati di Firenze e Toscana – sul quale erano denunciati disfunzioni, disservizi, “storture”, che pregiudicavano lo svolgimento dell’attività professionale, impedivano o limitavano l’accesso del cittadino alla Giustizia.
Quegli avvocati sapevano, però, anche divertirsi e non era raro che, quando s’incontravano, dopo aver parlato e discusso di questioni che riguardavano la vita professionale e giudiziaria, qualcuno di loro imbracciasse la chitarra e insieme cantassero le canzoni che appartenevano al repertorio della tradizione canora fiorentina.
Per questo la narrazione di Alberto Chiarini è intervallata da alcune canzoni di Nando Vitali, autore caro a quegli avvocati, interpretate da Laura Caponeri e Monia Rossi, accompagnate con la fisarmonica da Franco Bonsignori e con la chitarra da Fabrizio Niccoli.

«Quale occasione migliore di questa poteva esserci per celebrare la festa di Sant’Ivo (o Ivone), Santo protettore degli avvocati?» – osserva Gaetano Pacchi – «Anche questo era un mio pallino da qualche tempo: creare un momento di aggregazione per festeggiare il Patrono di noi avvocati, che raramente viene ricordato, soprattutto nell’ambito della classe forense».

In effetti, al 19 maggio è fissata la ricorrenza di Sant’Ivone di Chartres, chiamato l’avvocato dei poveri, e non è, quindi, un caso che la Compagnia Teatrale Attori & Convenuti e il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Firenze – che ha patrocinato e condiviso l’evento – abbiano scelto questo giorno per presentarlo.
L’immagine guida dell’evento è stata realizzata da Massimo Ruffilli, noto architetto fiorentino e professore ordinario di disegno industriale alla Facoltà di Firenze.

Dettagli

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locandina con all’interno l’immagine guida dell’evento
© 2026 Massimo Ruffilli (courtesy l’artista)

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Sala ex Leopoldine - Piazza Torquato Tasso, 7 - Firenze - ore 20.45
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Data: 19 Maggio, 2026