Alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, prosegue fino a domenica 23 agosto, Max Peiffer Watenphul. Pittore del Bauhaus curata da Gregor H. Lersch, Direttore del Museo Casa di Goethe, una retrospettiva dedicata all’artista che nel 2023 è già stata esposta, appunto, al Museo Casa di Goethe; un’evento che approfondisce in modo più ampio e dettagliato l’originale e indipendente figura dell’artista tedesco che si mosse nei circoli d’avanguardia degli anni Venti del Novecento, dipingendo città e paesaggi, fotografando soggetti con identità queer e viaggiando incessantemente, soprattutto dopo che uno dei suoi quadri fu esposto alla mostra Arte Degenerata nel 1937.

La direttrice della GNAMC, Renata Cristina Mazzantini, spiega come l’evento espositivo offra: “la preziosa occasione di riscoprire le opere di Watenphul, insieme con i capolavori di alcuni dei suoi maestri, tra cui quelli di Kandinsky, Klee, Albers e Itten, esposti nella Sala Mondrian e appartenenti alle collezioni della Gnamc. Sottolinea quindi anche la rilevanza storica della leggendaria Scuola del Bauhaus, che dal 1919 innescò un irreversibile processo di rinnovamento della creatività”.

Pur avendo sperimentato diversi media – dall’arazzo alla fotografia – Max Peiffer Watenphul rimase, innanzitutto, un pittore e la pittura costituisce il nucleo costante della sua ricerca artistica, il punto di riferimento a partire dal quale si comprendono anche le opere tessili e fotografiche, espressione dell’approccio interdisciplinare appreso durante il biennio formativo presso il Bauhaus di Weimar (1919-1922), periodo determinante che plasmò il suo linguaggio visivo e la sua fitta rete di relazioni con i grandi maestri della modernità, tra cui Paul Klee, dal quale fu fortemente influenzato e con cui instaurò uno stretto legame affettivo e professionale.

L’esposizione (accompagnata da un catalogo bilingue – italiano e inglese – edito da Electa) attraverso ottanta opere, ricostruisce l’intero percorso dell’artista: dalle prime opere giovanili agli anni della formazione, dai paesaggi e dalle nature morte italiani fino al periodo veneziano del secondo dopoguerra, in cui maturò un linguaggio pittorico autonomo e tra i più intensi della sua produzione.

Fulcro centrale è stato mettere in luce il suo essere un pittore del Bauhaus la cui opera, radicata nell’esperienza interdisciplinare della scuola, si sviluppa in una direzione autonoma e profondamente originale e, come sottolinea il Curatore: “Al Bauhaus, in un’epoca di riforme radicali e sperimentazioni collettive, Max Peiffer Watenphul sostenne con coerenza la pittura come mezzo artistico autonomo. La sua opera dimostra quanto la pittura fosse parte integrante della ricerca artistica della scuola e riflette un principio fondamentale formulato dal fondatore Walter Gropius: non la creazione di uno stile unitario, ma lo sviluppo di un nuovo atteggiamento verso una modernità visiva”.

Numerose le opere presentate per la prima volta e, di particolare rilievo, il primo olio noto Grace con gatto del 1917, che ritrae la sorella dell’artista; a questo si affiancano acquerelli realizzati prima e durante il periodo del Bauhaus, tra cui Natura morta con limoni del 1921, in cui uno spremilimoni è raffigurato come oggetto di design e d’uso quotidiano attraverso un linguaggio pittorico volutamente sobrio.

Particolarmente interessante è anche Vista su Il Pero (1970) un paesaggio toscano del periodo tardo dell’artista, in cui la topografia e la cromia sono rese in forma fortemente ridotta. La mostra è inoltre arricchita da lettere e documenti provenienti dal lascito dell’artista, anch’essi finora inediti.