Un’opera contemporanea per lo spettacolo inaugurale della 88ª edizione del Festival del Maggio Musicale, il debutto sulle scene fiorentine di Luca Guadagnino e di Lawrence Renes con una storia che, a distanza di oltre quarant’anni, ancora lascia il segno per i risvolti umani, storici e politici evocati, The Death of Klinghoffer di John Adams, strutturata in un prologo e due atti, che si basa sul libretto scritto dalla poetessa Alice Goodman. Andata in scena per la prima volta a Bruxelles al Teatro de la Monnaie nel 1991, in Italia abbiamo avuto modo di apprezzarla durante l’unica rappresentazione del 2002 (a Ferrara e a Modena). Statutariamente, ci limitiamo al commento dell’opera, tralasciando la cronaca delle manifestazioni che hanno preceduto la messa in scena e quelle fuori dal teatro alla prima rilevando che, all’interno, a​ chiusura sipario, ​sono seguiti dieci minuti di applausi, dieci minuti di applausi per tutti, in particolare per il Coro, con un emozionatissimo Guadagnino durante l’abbraccio a Goodman. Indubbiamente un titolo di forte impatto politico e civile, mai andato in scena al Teatro del Maggio così come sono inedite a Firenze le composizioni di Adams. Tre sole recite in programma nella Sala Grande: 19, 22 e 26 aprile (l’articolo è riferito a quest’ultima, la pomeridiana della domenica, e fa veramente piacere constatare la grande affluenza di pubblico, nonostante il primo caldo ponte primaverile).

L’opera si declina sul sequestro dell’Achille Lauro, la nave da crociera italiana dirottata nel primo pomeriggio del 7 ottobre 1985 da un commando di quattro terroristi del Fronte per la Liberazione della Palestina, una fazione dissidente della ben più nota OLP. Nel corso delle frenetiche ore che seguirono il sequestro (che portò alla morte di Leon Klinghoffer, un cittadino americano di religione ebraica, costretto in sedia a rotelle che si trovava in crociera per festeggiare il suo anniversario di matrimonio) gli equilibri internazionali vissero momenti estremamente tesi che portarono, la relazione diplomatica fra l’Italia e gli Stati Uniti, a una situazione complessa che ebbe il suo culmine nella cosiddetta ‘Crisi di Sigonella’.

Il direttore Lawrence Renes, alla conferenza di presentazione, aveva dichiarato: “Affrontare The Death of Klinghoffer significa confrontarsi con una delle partiture più complesse e profonde del nostro tempo. La musica di John Adams che è un compositore che ammiro e del quale posso dirmi amico, possiede una bellezza straordinaria, ma richiede anche uno sforzo enorme da parte di tutti: orchestra, coro, cantanti e direttore. È, per certi versi, un Everest musicale, una sfida che mette alla prova ogni livello dell’esecuzione. Non ho già avuto occasione di dirigerla, questo per me è un debutto, e perciò sono particolarmente felice di essere coinvolto in questa produzione fiorentina anche perché ho l’occasione di lavorare con Luca Guadagnino del quale conosco l’amore verso la musica di Adams, che ha portato sempre con sé nel proprio cinema. In quest’opera, parola e musica sono indissolubilmente legate. Ogni scelta ritmica, ogni inflessione melodica nasce direttamente dal testo di Alice Goodman: non esistono forme tradizionali come aria o recitativo, ma un flusso continuo in cui la musica si modella sulla lingua, sul ritmo e sul significato delle parole. È una scrittura che chiede precisione assoluta, ma che allo stesso tempo riesce a raggiungere momenti di intensa emozione e persino di trascendenza. Anche dal punto di vista sonoro, Klinghoffer è un’opera profondamente contemporanea: l’uso dell’elettronica, dei sintetizzatori e dell’amplificazione non ha lo scopo di aumentare il volume, ma di dialogare con il nostro modo attuale di ascoltare, creando un’esperienza immersiva e diretta. Ma al di là degli aspetti tecnici, ciò che rende quest’opera davvero necessaria è la sua dimensione umana. Klinghoffer ci invita a entrare nella complessità delle vite e delle esperienze dei personaggi, senza semplificazioni, senza giudizi immediati. Ci chiede di ascoltare, di comprendere, di accogliere punti di vista diversi, anche quando risultano difficili o scomodi. È un’opera che parla al nostro presente con una forza sorprendente e che, proprio per questo, richiede da parte di chi ascolta un’apertura profonda, libera da pregiudizi.”

Luca Guadagnino aveva commentato: “Ho desiderato portare in scena The Death of Klinghoffer perché è un’opera che conosco e amo da molto tempo, ma che raramente si ha l’occasione di vedere rappresentata. Per questo sono riconoscente a Carlo Fuortes per aver accettato la mia proposta che mi porta qui al Maggio per la prima volta, con Lawrence Renes sul podio, direttore che avevo avuto modo di apprezzare anni fa a Londra sempre in un’opera di Adams, Doctor Atomic. Klinghoffer è un’opera che considero, insieme a Nixon in China, uno dei grandi capolavori del nostro tempo: un’opera che nasce da una collaborazione artistica radicale tra John Adams, Peter Sellars e Alice Goodman e che possiede una forza capace di agire in profondità nello spettatore di andargli sottopelle. Il cosiddetto scandalo che ha accompagnato Klinghoffer non è, a mio avviso, di natura politica, ma umana. Questa opera ci mette di fronte alla complessità dell’anima e ci chiede di confrontarci con essa senza rifugiarci in letture semplicistiche. Non esiste un bianco e un nero, non esistono categorie nette di bene e di male: pensare in questi termini significa tradire la natura stessa dell’opera. Il cuore del lavoro sta nella sua capacità di chiederci un atto profondo di immedesimazione.

Tutti i personaggi, e noi con loro, siamo chiamati a entrare nell’esperienza dell’altro, anche quando è distante, anche quando è difficile da accettare. Non si tratta di giustificare, ma di comprendere: di riconoscere che l’umanità è fatta di relazioni, di tensioni, di fragilità condivise. In questo senso, Klinghoffer è un teatro profondamente psicologico, quasi una confessione collettiva. Il mio lavoro è stato quello di cercare di restituirne la verità, liberandola dalle incrostazioni ideologiche che nel tempo ne hanno condizionato la ricezione, e riportandola alla sua dimensione più pura: quella di un’indagine sull’interiorità umana. La musica di John Adams è intimamente legata a questa visione e sotto questo punto di vista desidero sottolineare la perfetta sintonia con Lawrence Renes: è una musica che non accompagna semplicemente la scena, ma che è carne viva del racconto, profondamente connessa alla storia e alla Storia. In alcuni momenti raggiunge una dimensione quasi trascendente esattamente come dice Renes, come se fosse un oratorio e su questo sono d’accordo con Fuortes, dando forma alla vita interiore dei personaggi, anche nei suoi aspetti più contraddittori. Nel mio approccio registico ho cercato di rispettare la specificità del linguaggio operistico, senza sovrapporre a esso logiche cinematografiche. Il teatro musicale richiede un processo creativo autonomo, e proprio in questo confronto ho trovato la possibilità di rimettermi in discussione e di cercare nuove forme espressive. Credo che oggi, più che mai, quest’opera abbia qualcosa di urgente da dire: ci invita a sospendere il giudizio e a esercitare uno sguardo più profondo, più complesso, più umano sul mondo e sull’Altro.”

Un ulteriore aspetto primario è rappresentato dalla coreografia pensata da Ella Rothschild, che ne ha sottolineato l’importanza poiché essa riesce a dare ancora più risalto alla musica e al rilievo che quest’ultima ha proprio sul piano narrativo dello spettacolo: “Nell’opera, ciò che mi commuove è già presente nella straordinaria musica di John Adams e nel potente libretto di Alice Goodman. La coreografia appartiene a questa ricchezza e le permette di svilupparsi ulteriormente. Per me, crea un modo di soffermarsi un po’ più a lungo su ciò che l’opera già contiene: compassione, tristezza, perdita, giustizia, violenza, tutte queste correnti che attraversano l’opera con tanta forza. Può aprire leggermente lo spazio, rallentare il tempo per un momento e lasciare che queste emozioni attraversino il corpo, oltre che la voce e la parola. Questo cambia la consistenza dell’esperienza: la musica viene ascoltata in modo diverso, il testo arriva in modo diverso, e la vita interiore dell’opera emerge sotto un’altra luce. Credo che la danza abbia creato una sorta di dannazione in cui nulla è spiegato eccessivamente, e tuttavia qualcosa diventa profondamente chiaro.”
I costumi sono di Marta Solari, le luci di Peter van Praet, Mark Grey è il sound designer.

Quando in sala grande si spengono le luci, inizia il prologo con prima il Coro (sapientemente  diretto dal maestro Lorenzo  Fratini) degli esuli palestinesi e dopo quello degli esuli ebrei. Doveroso parlare del Coro in primis perché è il filo conduttore della narrazione, sempre in crescendo, semplicemente straordinario nel “coro della notte” come nel prologo del secondo atto “Agar e l’angelo“e in seguito nel “coro del deserto“e nel “coro del giorno“.
La direzione, affidata al maestro maltese-olandese Lawrence Renes che ben conosce le partiture di John Adams, fin dall’inizio ha dimostrato di controllare tutto alla perfezione e l’Orchestra del Maggio lo ha seguito con attacchi precisi e un bellissimo suono. Il risultato è stata una perfetta armonia tra orchestra, coro e cantanti solisti.

Ben scelto il cast partendo da Leon Klinghoffer del baritono francese Laurent Naouri e il soprano drammatico britannico Susan Bullock nella parte della moglie Marylin Klinghoffer (con un finale mozzafiato). Molto bravi il baritono canadese Daniel Okulitch (il Capitano), il basso baritono Andreas Mattersberger (il primo ufficiale). Levent Bakirci, baritono, (Mamoud) nell’aria della notte è stato bravissimo; Marvic Monreal, mezzosoprano (Yazmir) nell’aria da solista è stata una piacevolissima sorpresa. Bene anche tutti gli altri senza tralasciare i complimenti per gli artisti danzatori, gli acrobati e i figuranti speciali che per quasi tutta l’opera sono stati in scena e, alla fine, sono stati omaggiati  dal pubblico con calorosi  applausi.

Per ultima abbiamo volutamente lasciato la segnalazione della parte visiva affidata a Luca Guadagnino che, con la sua squadra, ha creato uno spettacolo che ricorderemo anche per scene minimal, ma di forte impatto con luci usate magistralmente. Vincente scegliere la semplicità, ma arrivando alla pura magia visiva con lo scheletro di una nave e piani semoventi, le cabine, costumi senza tempo. Impossibile descrivere le emozioni di uno spettacolo che va visto, per come il regista abbia catturato l’attenzione  del pubblico che, in un silenzio quasi irreale, si è ritrovato partecipe e, dopo tre ore di musica e un finale struggente, alla chiusura del sipario ha inondato il palcoscenico di applausi  veramente sentiti.
Concludiamo sottolineando come l’apertura dell’edizione 2026 del Maggio Musicale Fiorentino sicuramente sarebbe stata apprezzatissima dal maestro Vittorio Gui (fondatore del Festival nel 1933) e sperando che questa produzione venga riproposta nei teatri Italiani ed europei.

Dettagli

John Adams
The Death of Klinghoffer

Maestro concertatore e direttore
Lawrence Renes

Regia e scene
Luca Guadagnino

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro del Coro Lorenzo Fratini
Personaggi e interpreti
  • The Captain Daniel Okulitch
  • The first Officer Andreas Mattersberger
  • Swiss Grandmother/Austrian Woman
    Marina Comparato
  • Molqi Roy Cornelius Smith
  • Mamoud Levent Bakirci
  • Leon Klinghoffer Laurent Naouri
  • Rambo Joshua Bloom
  • British dancing girl Janetka Hoșco
  • Omar Marvic Monreal
  • Marylin Klinghoffer Susan Bullock
  • Artisti danzatori: Micah Best, Zachary Buri, Jenna Davis, Matilde Di Ciolo, Flavio Ferruzzi, Ria Girard, Shaked Heller, Emilia Martinez, Skye Notary, Riley O’Flynn, Reika Shirasa
  • Figuranti speciali e Acrobati: Elena Barini, Roberta Benvenuti, Sabina Casaroni, Luciano Colzani, Maria Caterina Frani, Federica Garavaglia, Leila Ghiabbi (acrobata), Alma Sophie Golinski, Edoardo Groppler, Giada Inserra (acrobata), Sandro Mabellini, Stefano Mascalchi, Guido Mazzoni, Francesco Pacelli, Leonardo Paoli (acrobata), Irene Petris, Laura Pistolesi (acrobata), Carlo Pucci, Federico Raffaelli, Roberta Raimondi, Hortencia Teran, Simone Ticci (acrobata)
  • Bambini: Paolo Pieri, Bernardo Turi

Coreografia Ella Rothschild
Luci Peter van Praet
Sound designer Mark Grey
Costumi Marta Solari
Scultura Berlinde De Bruyckere

Didascalie immagini

(courtesy Ufficio stampa Teatro del Maggio Musicale Fioentino)

  • manifesto “The Death of Klinghoffer” © Gianluigi Toccafondo
  • sette scatti durante l’esecuzione dell’opera © Michele Monasta
  • trailer “The Death of Klinghoffer“