Nel panorama del cinema giapponese dominato ormai da decenni – in patria – dal netto predominio dei lungometraggi di animazione su quelli ad azione vivente, Kokuho – il maestro di kabuki di Lee Sang-il è in assoluto il film che ha battuto ogni precedente primato nella classifica di tutti i tempi; adesso, con l’anteprima italiana al 28° Far East Film Festival di Udine, questo film intriso dello spirito culturale nipponico, arriva nelle sale italiane dal prossimo 30 aprile distribuito da Tucker Film.
Nel XVII secolo, l’allora capitale Kyoto vide nascere il teatro kabuki che ottene subito grande successo, lo shogunato però, per preservare l’integrità dei costumi, proibì alle donne di prendervi parte facendo così sorgere l’esigenza di preparare uomini a interpretare i personaggi femminili, un uso consolidatosi nella tradizione degli onnagata.
Nagasaki, 1964. Durante un ricevimento nella casa del signor Tachibana, potente capo della yakuza locale, l’attore kabuki di fama nazionale Hanjiro Hanai rimane colpito dal talento naturale che intravede nell’acerbo tredicenne Kikuo, figlio del padrone di casa, impegnato nel ruolo della protagonista femminile dell’opera messa in scena per la serata. Improvvisamente il padre di Kikuo viene ucciso in un attacco sferrato da un clan rivale e la madre del ragazzo, desiderando per lui una vita lontana dalla violenza delle faide mafiose, lo manda a Osaka nella casa del grande attore. Qui è accolto e avviato a una rigida istruzione come onnagata, affiancato al coetaneo Shunsuke, figlio di Hanjiro Hanai ed erede designato per la successione della casata di artisti kabuki; nascerà tra i due un’amicizia profonda e sincera, fatta di complicità e competizione, in un fluire del tempo che attraversa cinquant’anni di carriera tra fasti, cadute e rinascite.

Da almeno quindici anni il regista Lee Sang-il coltivava l’idea di realizzare un film sugli onnagata e a questo scopo ha iniziato a indagare il mondo chiuso e arcaico del teatro kabuki, senza riuscire però a concretizzare questa sua ispirazione in una sceneggiatura originale. In seguito ne ha parlato con lo scrittore Yoshida Shūichi, di cui aveva adattato un libro per lo schermo, che nel 2018 ha pubblicato il suo romanzo Kokuhō e, dopo qualche iniziale perplessità, il cineasta ha deciso di adottarlo per fare il film.

Un viaggio straordinario che è una profonda incursione nella cultura giapponese, che ci conduce per mano a scoprire il mondo antico di una tradizione particolare, mettendo in rilievo anche aspetti del ‘sentire’ di un popolo, come la diffusa superstizione che pervade tanti riti. Altro pregio del film è quello di addentrarsi nelle opere kabuki più famose, con frammenti introdotti da una sinossi sintetica sullo schermo utile a comunicare a noi, occidentali profani, valori e messaggi veicolati dalle varie narrazioni.

Questo ha necessariamente determinato la durata fluviale di Kokuho – il maestro di kabuki che arriva a sfiorare le tre ore, ma che scorrono via leggere. Determinante l’intensa prova attoriale di Yoshizawa Ryō che, nel ruolo del protagonista adulto, porta addosso il peso dell’intero film, con la capacità di interpretare il conflitto interiore del personaggio, tra l’origine yakuza rappresentate dal tatuaggio di un gufo reale sulla sua schiena e il rigore con cui persegue la grazia necessaria a incarnare l’arte immateriale della sensualità.

Degna di nota anche la prova di Yokohama Ryusei, nel ruolo di Shunsuke adulto, considerando che per una scelta deliberata del regista, entrambi non hanno avuto attori kabuki come controfigure, facendo un gran lavoro di preparazione per risultare veri e credibili. Tra gli altri va segnalata anche la presenza del veterano Ken Watanabe, che da oltre vent’anni calca la scena mondiale, noto per ruoli in titoli come L’ultimo samurai, con cui ha avviato la sua carriera internazionale, e Inception di Christopher Nolan.

Con i personaggi di Kikuo e Shunsuke che in qualche modo rappresentano idealmente yin e yang, diventando emblema della filosofia orientale Kokuho – il maestro di kabuki di Lee Sang-il è un’opera monumentale, imprescindibile per tentare una comprensione dell’essenza di un’arte intangibile portata avanti da generazioni, come il tradizionale teatro kabuki.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Il tredicenne Kikuo dagli spettacoli in casa del padre allo stupore per la magia del kabuki
  3. L’antica arte degli onnagata
  4. Frammenti di opere kabuki accompagnati da piccole sinossi
  5. Yoshizawa Ryō incarna il protagonista in conflitto tra le origini yakuza e la spinta all’immateriale
  6. Yokohama Ryusei è l’amico/fratello/rivale Shunsuke / Ken Watanabe è il grande attore Hanjiro Hanai
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    © 2025 Aniplex Inc. / Myriagon Studio

IN COPERTINA

Yoshizawa Ryō è l’onnagata Kikuo
© 2025 Aniplex Inc. / Myriagon Studio

courtesy Ufficio stampa Tucker Film

SCHEDA FILM

  • Titolo: Kokuhô
  • Regia: Lee Sang-il
  • Con: Yoshizawa Ryō, Yokohama Ryusei, Kurokawa Soya, Koshiyama Keitatsu, Takahata Mitsuki, Mori Nana, Terajima Shinobu, Tanaka Min, Watanabe Ken, Takahiro Miura, Mikami Ai, Nagase Masatoshi, Shimada Kyûsaku, Miyazawa Emma, Takiuchi Kumi
  • Soggetto: Yoshida Shūichi dal suo romanzo
  • Sceneggiatura: Okudera Satoko
  • Fotografia: El Fani Sofian
  • Musica: Hara Marihiko
  • Montaggio: Imai Tsuyoshi
  • Scenografia: Taneda Yohei
  • Costumi: Ogawa Kumiko
  • Coreografie: Taniguchi Hirokazu, Azuma Tokuyo
  • Supervisione kabuki: Nakamura Ganjiro
  • Produzione: Murata Chieko e Matsuhashi Shinzo per Aniplex Inc. in associazione con Myriagon Studio e con Amuse Inc., Toho Co Ltd, Lawson Inc. e Credeus
  • Genere: Drammatico
  • Origine: Giappone, 2025
  • Durata: 175′ minuti