
In libreria dallo scorso 27 marzo, il libro di Luigi Gigio Rancilio nato dallo sviluppo di una rubrica curata sulle pagine di «Avvenire» raccogliendo i nuclei più significativi di queste riflessioni, organizzandoli per temi (il rapporto genitori-figli, i social e le guerre contemporanee, le solitudini online) e affiancandoli a testi inediti per provare a misurare la rapidissima evoluzione della scena digitale negli ultimi anni, raccontando «il mondo del digitale […] senza mai dimenticare la centralità dell’uomo» e ancora: «dati alla mano passiamo due mesi all’anno a guardare il cellulare: ma quanto siamo consapevoli di questo e dell’influenza del digitale sulle nostre vite?»
Partendo da spunti di attualità – sfogliando l’indice: i preti influencer, le fidanzate virtuali, l’intelligenza Artificiale e l’esposizione dei bambini a internet e alle fake news; ma anche la piaga della pedopornografia – Rancilio indaga rischi, opportunità e trasformazioni culturali che la tecnologia ha introdotto e introduce ogni giorno nella società contemporanea. Ne emerge una guida, che al di là dei consigli, focalizza sul rischio di perdere la nostra unicità appiattita dall’algoritmo, offrendo riflessioni e strumenti per genitori, insegnanti ed educatori in una mappa lucida e accessibile di ciò che stiamo diventando mentre viviamo sempre più immersi nel digitale.
Un invito a usare il digitale senza smettere di sviluppare il senso critico e di coltivare la curiosità: «non accontentiamoci del primo risultato o del primo argomento che ci propone l’algoritmo. Cerchiamo più voci, non tanto per cercare quella che più si avvicina alla nostra idea ma per provare a trovare quella che può stimolarci di più.» Perché, come scrive ancora l’autore, «se nel digitale avessimo più pazienza, ci guadagneremmo tutti. Invece abbiamo tutti così fretta di reagire, di rispondere e magari di mettere a tacere chi ci critica, che finiamo per non riuscire ad ascoltare davvero gli altri. E così spesso finiamo col non comprendere ciò che volevano dirci».