
“Le donne della mia famiglia cercavano modi
per allentare, anche solo un poco, la morsa morale
e sociale che definiva le loro vite. […] La lenta evoluzione
dei diritti e delle libertà delle donne è resa possibile
dall’accumulo di molte esperienze individuali.”
Marie-Elsa Sgualdo
Questa riflessione sul percorso di figure femminili vicine, che l’hanno preceduta, è il germoglio iniziale da cui la giovane regista svizzera Marie-Elsa Sgualdo ha iniziato a immaginare la storia originale per il suo lungometraggio d’esordio À bras-le-corps, ditribuito in Italia con il titolo Lo sguardo di Emma.
1943, in una comunità protestante, isolata in un villaggio tra le foreste sulle montagne in una Svizzera neutrale alla guerra che dilania tutta l’Europa, la giovane Emma vive avendo cura del padre Jean e delle due sorelle più piccole, da quando la madre ha abbandonato la famiglia, separandosi dal marito e andando a lavorare in città. A quindici anni la ragazza coltiva la speranza di vincere il premio della virtù, che il lascito Droz finanzia ogni anno attraverso il comitato di mutuo soccorso locale, con il progetto di usare la somma in palio per pagarsi gli studi e diventare infermiera. Come ulteriore contributo al sostegno della famiglia Emma realizza pregiati ricami da vendere, a corredo dell’attività di sarto del padre, mentre lavora anche come domestica nella casa del pastore Robert, padre della sua amica Colette con cui condivide l’aspirazione a continuare gli studi. Giovane e innocente, benvoluta da tutti, proprio nella dimora del prelato la ragazza farà l’incontro destinato a mandare in pezzi la sua candida ingenuità, con il giovane giornalista Louis, gradasso e pieno di sé, di passaggio tra quelle montagne per documentare in un servizio fotografico l’attività locale delle torbiere.

Narrato interamente dal punto di vista della protagonista, il film deve molto alla prova estremamente intensa della ventenne Lila Gueneau, capace di rendere pienamente tutta la fragilità di una bambina che attraverso il dolore apre gli occhi sull’ingiustizia di una condizione femminile mortificante, innescando un risveglio di consapevolezza impossibile da arginare. Un personaggio che nelle avversità trova la forza, dopo un inutile tentativo di uniformarsi alle convenzioni, per mettere in moto la sua emancipazione.

Lo sguardo di Emma è un’opera dalla messa in scena essenziale, efficace nella sua sobrietà che restituisce il clima di un’epoca travagliata, mettendo in connessione il senso di colpa personale dei personaggi – Emma con la vergogna per qualcosa di cui non è responsabile, il pastore per la negazione della solidarietà nell’assistere impotente al respingimento degli esuli – e quello collettivo della Svizzera che attraverso le guardie di frontiera braccava e respingeva indietro ebrei e povera gente in fuga dalla Germania nazista.

La regista e la sceneggiatrice Nadine Lamari hanno il merito di aver costruito un racconto esemplare per mostrare la condizione della donna, con intelligenza e senza la minima sbavatura, scevra da quei fastidiosi eccessi militanti che oggi vanno tanto di moda, senza perseguire la colpevolizzazione del maschio, il film mostra bene come anche gli uomini più comprensivi – Paul innamorato di Emma, ad esempio – non possano sfuggire il condizionamento di una mentalità patriarcale che considera naturalmente la donna inferiore e incapace di gestire il denaro.

Un principio di dominio del maschio impartito direttamente nell’educazione che stabiliva rigidi ruoli ben definiti, e nella rispettabilità delle apparenze rende Emma esposta all’abuso reiterato. La dolcezza del tocco della giovane regista Marie-Elsa Sgualdo riesce a rappresentare con una buona dose di poesia anche i momenti più scabrosi, senza perdere l’efficace incisività della denuncia, una delicatezza espressiva – forse tipicamente femminile – presente anche in tante sfumature qua e là nel corso della storia.

Lo sguardo di Emma di Marie-Elsa Sgualdo è un omaggio sommesso a tutte quelle donne invisibili alla Storia che hanno lottato con piccoli gesti quotidiani per la loro libertà, dopo l’esordio fuori concorso all’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica La Biennale di Venezia, sarà finalmente disponibile al pubblico italiano dal prossimo 2 aprile distribuito da Trent Film.