Dopo la monografica alla GNAMC a Roma, conclusasi lo scorso gennaio, alla Tornabuoni Arte di Firenze prosegue, fino a venerdì 29 maggio, “Mario Ceroli. Mito e materia” la prima antologica dedicata al maestro allestita in Italia dalla galleria, che ne ripercorre le tappe principali dell’intera carriera. Un rapporto, quello tra Tornabuoni Arte e Ceroli con radici consolidate nel tempo: la galleria a Parigi gli ha dedicato due personali (2010 e 2022) ed Enrico Crispolti, che aveva curato la retrospettiva del 2010, scriveva: «Ceroli ha presentato un nuovo possibile modo di intendere la scultura, senza rinunciare agli elementi della sua identità storica e sottoponendola al contempo a una trasformazione innovativa sostanziale, e dunque profondamente personale. Ceroli ha sviluppato gradualmente le modalità di un linguaggio plastico che rifiuta sia la continuità strutturale e rappresentativa della scultura tradizionale, sia il conseguente peso e l’unicità avvolgente dell’evento collocato nello spazio.»

Con tale premessa, la mostra in corso riunisce quaranta opere – tra sculture e installazioni, insieme alle classiche silhouettes in legno, materiale prediletto dall’artista – a testimoniare una ricerca creativa caratterizzata dalla massima libertà. Così Squilibrio, del 1988, in una versione più piccola in bronzo – ispirata all’Uomo vitruviano di Leonardo – una tra le invenzioni più emblematiche di Ceroli (quasi un suo “logo”), è un’esplicita dichiarazione di tridimensionalità.

Con protagonisti gli eroi del mito greco e i guerrieri, in particolare i cicli ispirati ai celebri Bronzi di Riace a conferma del costante riferimento all’antichità e alla grande tradizione classica, si possono ammirare una serie di opere in tavolato ligneo (pino di Russia) come Interno tempio (I Bronzi di Riace) 1981, e, sempre dello stesso anno, Ritratto di guerriero, tecnica mista e foglia d’oro su legno.
Due sculture in legno più recenti, Le talebane (2002), una bianca e l’altra azzurra, di circa due metri ciascuna, sono simulacri raffinati e misteriosi, originati da suggestioni di cronaca politica rielaborata con forza evocativa, un omaggio alle ricercate tradizioni d’Oriente.
Del 1972 è il monumentale retablo in legno e bronzo Gloria eterna ai caduti per la pittura, che contiene, con intento ironicamente commemorativo, i nomi di critici d’arte, collezionisti e mercanti. Sono gli anni, tra il 1972 e il 1975, in cui la ‘scrittura’ diventa elemento ricorrente nel lavoro di Ceroli.

Nel percorso figura anche Eleusi (1979) che evoca i Grandi Misteri Eleusini, riti agrari esoterici: raffigurazione di un campo di frumento maturo testimonianza dell’interesse per la natura vegetale, utilizzando rami, paglie e spighe, inseriti all’interno dei fondi delle consuete tavole.
L’interesse per la natura trova le sue radici nell’Arte Povera, movimento con il quale Ceroli ha condiviso, soprattutto all’inizio, alcuni ideali poetici, mantenendo tuttavia una posizione distante dalle declinazioni di area torinese, rappresentate da artisti quali Merz o Penone, sviluppando un suo personalissimo linguaggio.
La mostra, a ingresso gratuito, è accompagna da un catalogo bilingue (italiano/inglese) edito da Tornabuoni Arte Firenze.